Distopia nel cinema contemporaneo: La Notte del Giudizio, Elysium, Snowpiercer

di Francesca Tolve

Da sempre l’uomo si domanda: “Come sarà il futuro dell’umanità?”, e i pensatori ottimisti o pessimisti, hanno descritto le società future in termini di utopia o, al contrario, di distopia. Inutile dire che il cinema è il polo attrattivo della spettacolarizzazione della violenza, della morte, delle catastrofi e delle repressioni, quindi non stupisce che in ogni decennio i cineasti si siano interessati a rappresentare possibili scenari indesiderabili o spaventosi per il destino dell’umanità.

In questo articolo vengono analizzati tre esempi di cinema distopico contemporaneo, che ben rappresentano le riflessioni chiave di questo genere, legate ai temi di politiche e tecnologie avvertite nel presente come minacce alla sopravvivenza della specie, e portate sul grande schermo a esiti totalmente negativi.

Caratteristiche del cinema distopico

La  distopia nel cinema segue due diversi filoni legati ai generi narrativi della letteratura del Novecento e del secolo successivo: le catastrofi globali e il rafforzamento del potere dell’autorità. Qui si prende in esame questo secondo filone, in cui vengono descritte società future dove il potere politico, ma anche quello tecnologico, prendono il soppravvento fino a controllare ogni aspetto della vita umana. Questo filone dei “totalitarismi” presenta delle caratteristiche di genere sempre riscontrabili nella struttura narrativa di questi film. Il primo elemento che sottolinea il contesto mostrato è quello della rappresentazione di una società gerarchica divisa in classi sociali rigide e invalicabili; altrettanto rigida è l’ideologia che costringe quella società ad ubbidire alle autorità statali, ed è in questo scenario che si ritrova sempre la figura del ribelle, colui che combatte contro quel sistema che non è riuscito a domarlo, al contrario, il resto della società è totalmente conformata al pensiero dominante, che si può parlare di depersonalizzazione dell’individuo. Così stando le cose, non stupisce che il mondo esterno allo Stato è visto con paura e disprezzo e, chi tenta di opporsi al potere, viene torturato fisicamente o psicologicamente da squadre di poliziotti o robot che sorvegliano costantemente l’uniformità alla legge da parte del  popolo.
Vediamo ora come i tre film oggetto d’analisi mettano in mostra tali caratteristiche.

La Notte del Giudizio (2013) di James DeMonaco

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The Purge (cui segue il sequel Anarchia-La notte del giudizio) è il titolo originario del film, un thriller ambientato negli Stati Uniti del 2022, in un paese rinnovato e governato dai Nuovi Padri Fondatori d’America. Per mantenere i tassi di criminalità al minimo, il governo ha istituito un giorno all’anno “Lo Sfogo”, in cui tutte le attività scriminali e anche l’omicidio, sono legalizzate. 12 ore di pura follia collettiva quindi, dove chi non vuole partecipare a tale scempio, è costretto a murarsi in casa. Ovviamente a rimetterci la pelle sono i poveri e i senza tetto che non hanno nessuna possibilità di nascondersi. Per il governo e per chi aderisce all’iniziativa, “Lo Sfogo” è visto come un rito per tutti quei cittadini che vogliono purificarsi, sacrificando uomini innocenti, liberandosi dalle frustrazioni della vita quotidiana ma, è per il governo un’azione di pulizia tesa ad eliminare i deboli dalla società, per mantenere così la disoccupazione a livelli minimi e controllati. L’appoggio dell’opinione pubblica è totale, come si evince dai numerosi e ininterrotti Tg nazionali e locali, che seguono le 12 ore di violenza e morte in presa diretta, attraverso ospiti che discutono l’evento in ogni salotto televisivo. Senza spoilerare il film, possiamo dire che la drammaticità della situazione viene mostrata dal punto di vista di una ricca famiglia che non sente la necessità di sfogare i propri malesseri e si rinchiude, attraverso un tecnologico sistema di sicurezza, in casa. Ma come tutti i thriller, proprio la sicura casa sarà il teatro di feroci scontri. Ciò che colpisce di questo film è la costruzione di quel contesto in cui una società massificata e oppressa dall’autorità, obbedisce senza morale propria agli ordini impartiti, e anche coloro che sembrano opporsi a tale indottrinamento, rischiano di esserne ugualmente corrotti. L’aspetto ancora più rilevante e per certi versi più spaventoso, è la attualissima denuncia mossa dal film contro le holding e il governo americano che permettono la compravendita delle armi, lucrando su  un business altamente redditizio quanto catastrofico, che ancora, nonostante tutte le folli stragi che in quello stato si commettono quotidianamente, non è riuscito ad arrestarsi a causa di un potere lobbistico troppo forte.

Il film, sostanzialmente, è una denuncia contro il sistema americano, che invece di estirpare il problema della violenza dalle radici (NON VENDERE ARMI), trova in questo film un rimedio folle e ingiustificato alla sete di sangue e di ribellione di un popolo ideologicamente represso. Anche se “Lo Sfogo” continua a mietere centinaia di vittime, una piccola consolazione è data da alcuni personaggi positivi, che in un mondo ipocrita e indottrinato, continuano a ragionare con la propria testa e a provare ancora un briciolo di umanità, amore e compassione per i propri simili.

 Elysium (2013) di Neil Blomkamp

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Elysium è un film diventato molto famoso grazie al cast stellare che vede Matt Demon nei panni dell’eroe, e una spietatissima Judie Foster, nella veste di Ministro della difesa di quel mondo paradisiaco aperto a pochi eletti quale è appunto Elysium. Il film appartiene al genere della fantascienza e descrive le vicende dell’umanità nell’anno 2154, quando ormai la Terra è sovrappopolata e il clima è diventato talmente malsano e inquinato, che ha permesso solo ai ricchi di fuggire nella stazione spaziale, mentre il resto della popolazione sopravvive in baraccopoli altamente degradate. Qui la denuncia è esplicita contro il forte inquinamento ambientale che già ora sta distruggendo il nostro pianeta, e quindi il governo di Elysium non vuole in nessun modo che il resto della popolazione possa inquinare e sovvertire il loro perfetto finto-mondo. Come sempre succede quando le barriere vengono alzate, l’immigrazione illegale è l’unica possibilità di salvezza, soprattutto per quelli individui ammalati che su Elysium potrebbero curarsi, visto che sono state create delle capsule che, attraverso una scansione, riescono a guarire gli uomini da ogni malattia. I film distopici hanno come principale caratteristica quella di essere ben ancorati alle tematiche sociali- politiche- economiche della società del presente, solo distorcendone gli effetti deleteri alle quali certe scelte potrebbero portare. E quali temi più attuali e difficilmente risolvibili al giorno d’oggi sono le questioni dell’immigrazione, della differenza di ricchezze e opportunità anche mediche che tutti dovrebbero avere, per non parlare degli effetti legati a una sovrapproduzione industriale e il conseguente smaltimento degli scarti radioattivi? Elysium certo non è il futuro che tutti speriamo di vivere, ma il film mette bene in scena queste tematiche e come sia difficile scardinare un sistema che regna attraverso la violenza dei robot, i quali controllano e puniscono chiunque tenti di disobbedire. Sicuramente Elysium è un buon esempio di cinema che racchiude in sé tutte le caratteristiche del genere distopico-politico, attraverso una spettacolare e ben riuscita estetica della violenza. Da non perdere!

 

Snowpiercer  (2013) di Bong Joon-ho

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Basato sulla serie a fumetti francese Le Transperceneige, Snowpiercer (lo spacca ghiaccio) è un film di fantascienza post apocalittica, al cui interno troviamo molti elementi legati al filone della distopia politica. Nel 2031 la Terra ha subito una devastante era glaciale che ha fatto estinguere tutti gli esseri viventi, causata dalla dispersione di un gas nell’ambiente per ridurre l’effetto serra e far abbassare la temperatura del globo, ormai arrivato a temperature troppo elevate. Che dire, quanta verità c’è in questo scenario, visto che la direzione che l’uomo sta attualmente prendendo va dritta verso questa strada, e la tecnologia è il braccio destro che segue ciecamente e aiuta l’uomo a perseverare nel suo inquinamento. Certo l’uso di tecnologie avanzate va anche verso strade contrarie, ma tutt’ora la norma è questa: fare soldi e non pensare al futuro dell’uomo e della natura. Tornando al film, un gruppo di sopravvissuti è riuscito a rimanere in vita stando all’interno di un treno, lo Snowpiercer appunto, che si sposta intorno alla Terra procurandosi l’energia sufficiente attraverso un moto perpetuo che soddisfa tutte le esigenze dell’uomo; ingegnoso e mostruoso congegno messo appunto dal creatore Mr. Wilford. Come ogni mondo distopico e non solo, che si rispetti, ogni vagone del treno è diviso in classi sociali: nella coda i poveri, poi i prigionieri, etc., fino ad arrivare alle prime classi popolate dai ricchi e, infine, alla testa della locomotiva in cui vive il capotreno, ovvero l’imperatore sacro che decide la vita degli altri passeggeri e fa diabolicamente in modo che il suo prezioso ecosistema sia sempre in equilibrio. Facile dire che l’unico modo per cambiare il sistema è fare una rivoluzione dal basso e arrivare alla testa del treno, ma le miriadi di poliziotti che opprimono i poveri della coda, non rendono il piano facilmente attuabile. Il film ha un ritmo narrativo  lento che a volte lo rende noioso, ma le sequenze finali ribaltano alcune certezze considerate assolute per il protagonista delle vicende, tanto da inseminare nello spettatore delle oscure riflessioni su come alla fine tutto ciò che vediamo e percepiamo spesso è una costruzione ad hoc. Snowpiercer assomiglia a una futuristica Arca di Noè, ed  è stato analizzato per ultimo proprio perché rende ancora possibile un lieve barlume di speranza per la sopravvivenza sul pianeta Terra.

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