Parola d’ordine: Steve Jobs. L’iGenio, materia a prova di Oscar

di Angelo Tallarico

Dall’alba dei tempi, da quando l’uomo ha preso coscienza di se stesso e dell’esistenza degli altri esseri viventi, il corso della storia universale è stato scandito dall’autorevolezza di personalità importanti e vincenti, troppo influenti per poter essere condannate all’oblio. Ai giorni nostri, la “necessità” di narrare le gesta degli eroi che popolano la scena internazionale si incontra con le tecniche e le scoperte dell’uomo moderno: le storie, i miti e le leggende dei “grandi” prendono così forma all’interno dell’universo cinematografico, dando vita, a volte, a prodotti dal risultato inaspettato, lavori magistrali degni di rimanere impressi nella memoria popolare alla stregua dei personaggi da essi ritratti.

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Per la serie, meglio tardi che mai: “il caso Di Caprio”

di Angelo Tallarico

Leonardo Di Caprio è uno degli uomini più desiderati degli ultimi anni. Re del gossip internazionale, con ogni sua performance si riconferma uno dei più grandi interpreti del cinema contemporaneo. Eppure, nonostante il suo talento, erano ancora in molti a chiedersi «ce la farà questa volta?» o, più sarcasticamente, «gliela diamo questa statuetta?». Fino a quando, la notte degli Oscar, l’atteso e ormai insperato momento è finalmente arrivato.

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Rams: l’essenzialità stilistica a confronto con l’isolamento sociale

di Giovanni Timpano

Realizzato in un contesto come quello islandese, in cui la produzione cinematografica è tra le meno prolifiche dell’intera Europa, il secondo lungometraggio di finzione del regista Grímur Hákonarson conduce lo spettatore nel territorio più rurale dell’isola, dove la desolazione ambientale fa da sfondo ad un profondo e radicato isolamento sociale e culturale. Vincitore del premio Un Certain Regard alla 68a edizione del Festival di Cannes e scelto per rappresentare l’Islanda agli 88esimi Accademy Awards, Hrútar (2015; Rams – Una storia di due fratelli e otto pecore) è un film raffinato, in cui, attraverso una difficile storia di amore fraterno, il regista veicola l’attenzione su di una realtà ancora legata alla pastorizia e alla terra, che sembra essere sfuggita miracolosamente a qualsiasi forma di contaminazione da parte della società di massa.

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Ida: due generazioni di donne alla ricerca di sé stesse

di Azzurra Pignotti

Ricerca di un passato sconosciuto per poter decidere del proprio futuro: da queste mosse prende avvio Ida di Pawel Pawlikowski. Il film, dopo aver fatto incetta di premi al European Film Award ha raddoppiato negli Stati Uniti conquistando il Golden Globe e l’Oscar come Miglior Film Straniero.
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Premi Oscar 2015. Sondaggio Fuori Corso: And the winner is…

di Ennio Formusa

Anche per quest’anno, la cerimonia degli Oscar si è conclusa riscuotendo un buon successo internazionale.
Possiamo affermare che, in gran parte, i pronostici generali si siano rivelati esatti: il successo di Birdman e Grand Budapest Hotel, così come la vittoria per miglior attrice protagonista tanto agognata dalla Moore e per miglior attore non protagonista del veterano Jonathan K. Simmons (che vogliamo ricordare così).

Ma come sono andati i sondaggi indetti da noi della redazione la scorsa settimana? I premi combaciano, o i nostri lettori si aspettavano altri nomi tra quelli dei vincitori? Ecco a voi i risultati ufficiali comparati a quelli del nostro blog, che commenteremo alla fine dell’articolo.

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Premi Oscar 2015. E tu chi voteresti?

di Ennio Formusa

Dopo gli interessanti risultati dei sondaggi che abbiamo indetto per i Golden Globe 2015, noi della redazione ci siamo chiesti cosa ne pensino i nostri lettori delle nomination per gli Academy Awards di quest’anno. Il celebre evento hollywoodiano quest’anno si terrà il 22 febbraio, ed è ricco di ottimi titoli.

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Dal tip-tap alla Casa Bianca. Breve excursus sul cinema afroamericano da ieri ad oggi

di Denise Penna

Uncle Bill ballava il tip-tap con Shirley Temple in The Littlest Rebel (1935). Sam suonava “As Time Goes By” per Humprey Bogart e Ingrid Bergman in Casablanca (1942). Niente di meglio che musicalità, senso del ritmo e fascino esotico per presentare quello che certamente era un luogo comune per uno staff tecnico e un pubblico di bianchi. Lo stereotipo del nero, insomma, per i ruoli da “spalla”. Nemmeno l’Oscar a Hattie McDaniel, l’indimenticabile Mamy di Via con Vento, sembrava scardinare quell’aura naif, primitiva e bonaria, che aleggiava attorno ai personaggi di colore. Ovviamente, al ritmo di jazz.

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