REALE E VIRTUALE, DLC #2 Westworld: la realtà virtuale dove tutto è concesso

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Di Giada Antonelli

Al giorno d’oggi, in un momento in cui la commistione fra realtà e virtualità è più che mai resa possibile anche attraverso dispositivi come il Playstation VR, ultimo arrivato in casa Sony, non stupisce come la realtà virtuale sia uno dei temi maggiormente rappresentati all’interno dei media. Partendo dal grande schermo, dove, già negli anni ’90, sono apparsi i primi mondi virtuali, abbiamo assistito al trasferimento di questa rappresentazione nelle serie tv. Soprattutto negli ultimi 2/3 anni questo argomento ha preso ampiamente piede, grazie a prodotti seriali come Black Mirror e Westworld.    Continua a leggere

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Violent delights have violent ends; Westworld season finale

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di Pasquale Severino

There’s a path for everyone. Your path leads you back to me

 È su di un dedalo di binari che si è svolta la prima stagione di Westworld, su un intricato circuito di rotaie e sentieri polverosi che visto dall’alto è un iride, o the Maze, il labirinto, il cui centro abbiamo erroneamente cercato agli antipodi dello spazio quando sito fra gli eoni del tempo, agli albori della coscienza, dell’identità, nel conflitto di una mente dicotomica, fra le ceneri di un cuore riarso che risorge nero come la pece, infine alle origini di un sogno condiviso, quello di dar vita alle proprie storie, ai propri ricordi, ad un mondo sinteticamente vivido e ai suoi inconsueti abitanti.

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The Young Pope, l’oscuro Papa di Sorrentino

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di Simone Labricciosa

Accolto da un enorme successo di pubblico (pur con un fisiologico calo di ascolti, tuttavia ormai stabili, negli ultimi episodi), “il papa giovane” di Sorrentino è diventato immediatamente il prodotto di punta di Sky Italia, scavalcando Gomorra e candidandosi a diventare la serie televisiva italiana più vista anche all’estero. Che cos’è The Young Pope e come si pone nel contesto autoriale e produttivo che l’ha partorita? Continua a leggere

Wild Wild Westworld; un giro dove tutto è concesso

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di Pasquale Severino

 È finalmente fra noi il nuovo serial HBO, dove la fantascienza strizza l’occhio al western, dov’è la morale la vera dea bendata; e in un pilota sicuro della sua potenza espressiva, della sua magnificenza visuale, getta le basi di quest’epopea postmoderna,  la quale vanta fra le sue fila attoriali veri e propri mostri sacri, a partire da Anthony Hopkins fino ad Ed Harris, e con il Trono agli sgoccioli, si prepara a sobbarcarsi l’ingrato compito di divenire nuovo titolo di punta dell’emittente.

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‘Becoming Larry Kramer’. The Normal Heart, più di un film importante

 

di Stefano Monti

The Normal Heart’, tratto da un soggetto teatrale del 1985 di Larry Kramer e trasformato da Ryan Murphy in un lungometraggio per la televisione – andato in onda per la prima volta negli Stati Uniti sul canale via cavo HBO il 25 maggio 2014 e trasmesso in Italia il 22 settembre dello stesso anno sul canale satellitare Sky Cinema – vincitore di numerosi premi (incluso, oltre a vari riconoscimenti ottenuti da entrambi gli attori protagonisti, un Emmy come Miglior film per la TV), non è semplicemente uno spettacolo alternativo per trascorrere una serata, non è un aneddoto da sdoganare davanti al caffè con gli amici: ‘The Normal Heart’ è qualcosa di più importante, che assomiglia a un obiettivo raggiunto.

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Lena Dunham e la rivincita dell'”uno di noi”

di Stefano Monti

“Non sono quel tipo di ragazza”.

Si presenta così Lena Dunham: con la simpatia di una compagna di bevute, ma contraddistinta dall’ironia raffinata di una persona intelligente, priva di pregiudizi e ricca di stimoli. Personaggio centrale del jet-set internazionale, autrice riconosciuta e premiata dalle più rispettabili istituzioni artistiche, Lena Dunham è indiscutibilmente uno dei più grandi fenomeni mediatici del momento, ricercata da tutti e ammirata da un’intera schiera generazionale, dai tanti che in lei ritrovano un vero e proprio role-model a cui fare cieco e innamorato riferimento.

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HBO Girls a caccia nell’industria discografica

di Bruna Di Giacomo

Le serie TV, più o meno consapevolmente, hanno da sempre definito alcune tendenze musicali. Dalle sigle più famose, quelle che ti entrano in testa e non se ne vanno facilmente come I’ll Be There For You dei Rembrandts, sigla di Friends o How Soon Is Now? degli Smiths, sigla di Charmed (Streghe). Oppure con le soundtrack pop smielate di intere stagioni, vedi Jen Lindley (min 36.52) episodio 23 stagione 3 di Dawson’s Creek.

Adesso il confine tra musica e serie TV pare essersi assottigliato ulteriormente e i ruoli di queste sono stati addirittura ridefiniti, dando luogo ad esperimenti davvero interessanti. Le serie fungono da vetrina per artisti emergenti o diventano la perfetta strategia promozionale per il lancio di album di artisti affermati e ben noti sulla scena musicale e discografica.

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