Speciale Cinevasioni: la favola nera di Sicilian Ghost Story

 

di Emanuela Italia
della redazione di studenti CITEM per Cinevasioni Film Festival 2017

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La prima giornata della seconda edizione del Cinevasioni Film Festival si conclude con un nodo alla gola: Sicilian Ghost Story. La favola (nera) di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza lascia sgomenti quanto affascinati.

Nella Sicilia dei primi anni Novanta si consuma la sfortunata storia d’amore di Luna e Giuseppe, due adolescenti. Lei testarda e innamoratissima, come solo una ragazzina di 13 anni può essere; lui spavaldo, con la passione per il calcio, i videogiochi e i cavalli, come tanti suoi coetanei. Giuseppe, però, non è un ragazzino come tutti gli altri. Lo sa la madre di Luna … lo sa anche lei … lo sanno tutti. Suo padre Santino è diventato un collaboratore di giustizia, un pentito, “un infame”, dicono in paese.

Le scelte degli adulti irrompono violentemente nella relazione dei due ragazzini. Giuseppe scompare. Luna lo cerca, non pensa ad altro, e non si arrende quando i compagni di classe e i suoi genitori le intimano di lasciar perdere. Luna lo sa. Tutti lo sanno. Giuseppe è scomparso perché suo padre ha parlato.

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Sicilian Ghost Story racconta la vicenda di Giuseppe Di Matteo, figlio di Santino, uno dei primi mafiosi ad abbandonare il clan di Totò Riina. Rapito nel novembre del 1993, strangolato e disciolto nell’acido nel gennaio del 1996, Giuseppe è una delle più giovani vittime della mafia.

Questa vicenda di cronaca, simile a tante altre che hanno ferito l’Italia, viene però trasformata da Grassadonia e Piazza in una storia d’amore, una “favola nera”. Il registro realistico o documentaristico, solitamente utilizzato nel cinema italiano per raccontare le mafie, viene abbandonato dai due registi siciliani, che scelgono la fantasia, le inquadrature oniriche e la fotografia che rimanda a tempi e spazi lontani. Usano lo sguardo di una tredicenne innamorata e arrabbiata che non può sfamare il suo amore e non può opporsi ai più grandi, nonostante ci provi costantemente. C’è Luna che lotta per dar voce alla sua rabbia, Luna che vuole ritrovare il suo Giuseppe. C’è la madre della ragazza che si preoccupa per la figlia, che non le regala gentilezze, perché la vuole forte “in” e “per” quella terra. C’è il padre, che la vuole proteggere, ma non sa come. E c’è la mafia. Non parla tanto, ma c’è. Una presenza costante e negativa. C’è nel bosco nel quale i due ragazzi si rincorrono e si scambiano i baci; c’è per strada e negli sguardi della gente; c’è tra i banchi di scuola.

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Sconfinati boschi, profondi laghi, visioni oniriche e dialoghi delicati e rudi allo stesso tempo.
 Sicilian Ghost Story è in grado di far sognare e riflettere. I due registi non sono interessati a raccontare l’orrore con l’orrore, ma usano la favola e il sogno, perché è lì che Giuseppe e Luna possono incontrarsi, è lì che noi possiamo vedere la loro sofferenza e la loro determinazione, ed è nel sogno che Giuseppe può ritrovare la sua dignità di prigioniero e vivere ciò che nella realtà gli viene negato: la giovinezza.
Sicilian Ghost Story è un film che parla d’amore, di prigionia, di orgoglio, di omertà e di forza. Parla di una terra che ancora oggi ha i suoi fantasmi e i suoi dolori.
“Quando ci chiedono, perché abbiamo deciso di raccontare questa storia, e di raccontarla in questo modo – dicono i due registi – rispondiamo che è da parecchio che volevamo parlare di Giuseppe. Per troppo tempo è stato dimenticato; alla fine, l’unica cosa che possiamo rispondere è che il nostro è stato un atto d’amore”.

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