Perfetti sconosciuti, indicazioni per l’uso: non rifatelo a casa!

di Valeria De Bacco

Avete presente la leggenda sulle cene tra colleghi, che fomenta grandi peripezie di pettegolezzi su tutti gli assenti? Ecco, le cene tra amici non sono poi così diverse, alle volte. Perfetti sconosciuti, l’ultimo film del regista Paolo Genovese, è una commedia brillante sulla lealtà e sui legami nell’era del multitasking. È il ritratto di un’Italia che evolve e che, ogni tanto, sembra aver perso la bussola.

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Tutto incomincia in una banale sera di fine estate, o forse è primavera, ma questo poco importa, quello che conta è che a cena, anche questa volta, ci siano gli amici di sempre, quelli con cui si è diventati grandi, quelli a cui si sono affidati i segreti, i sospiri ed i pianti. Quelli della prima sbronza, del basta uno sguardo per capirsi e del conta sempre su di me. Quelli delle vacanze insieme e dell’amicizia prima di tutto. O forse no.

Tre coppie di amici e mezzo con le avventure di una vita e lo scherzo che nasce spontaneo, così si presentano i protagonisti a casa di Eva e Rocco, per quella che dovrebbe essere una delle tante cene da passare insieme tra vino e allegria. Eppure, questa volta un nemico non proprio silenzioso serpeggia tra i ranghi di queste unioni all’apparenza così ben coordinate. Tra tweet, messaggi e chiamate indesiderate, ecco comparire il nemico numero uno di tutte le coppie sedute a quel tavolo: lo smartphone ovviamente!

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È proprio per gioco, con la stessa leggerezza con cui ogni giorno milioni di persone affidano pensieri e segreti alla potenza del 4G, che tutto ha inizio e quella che sembrava una normale cena del venerdì diventa un massacro a colpi di bip. Le persone, si chiede e ci chiede il film, si conoscono davvero così bene, al punto da mostrarsi apertamente l’un l’altra il PIN della propria vita? È da questa provocazione che tutto ha inizio ed ogni personaggio è costretto a svelarsi, accusando i colpi di una verità non troppo comoda: siamo tutti perfetti sconosciuti. Quello di Genovese è il racconto spietato di una generazione che ha perso la bussola e che cerca di ritrovare se stessa nella confusione sempre più onnicomprensiva del web, barattando l’intimità con l’illusione della scaltrezza.

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Nel raccontare questi uomini così normali, la sceneggiatura non scade mai nel banale, non annoia per quanto non stupisca. Anzi, rassicura, tratteggiando il ritratto di un’Italia che tra la crisi e le unioni civili ha perso la voglia di combattere e di sognare un mondo migliore. Così, anche se il regista sembra dialogare con il cinema della vicina Francia, i riferimenti sono chiari e il pubblico può facilmente familiarizzare con il retroterra dei differenti personaggi, o al limite prenderne le dovute distanze. Anche gli spazi conciliano un senso di confidenza e ambiente domestico che si dimostrano fondamentali in questo caso nel riprodurre all’esterno dei protagonisti il legame che li unisce, familiare come gli arredi di sempre eppure mai uguale a se stesso, a volte persino insidioso e soffocante. Sebbene l’intera commedia sia infatti giocata sempre in ambienti chiusi – l’unico spazio che permette di ampliare l’orizzonte e perciò di sognare è il balcone – dalla macchina ai vari alloggi, l’effetto non è claustrofobico, ma volutamente rassicurante. È il microcosmo di una Roma nel quale coesistono mondi diversi. I personaggi sono dei veri e propri tipi, delle maschere di vizio e virtù, archetipi umani dell’eterno ritorno, perfettamente interpretati da attori nel ruolo, mai sopra le righe.

Per il cinema italiano, che sembrava abbacchiato, ma che sta dimostrando di risorgere dalle proprie ceneri con coraggio e spirito innovativo, l’opera di Genovese si conferma una delle più viste dopo il successo di Checco Zalone e del suo Quo vado? La storia, proprio per la sua universalità, è già materia da remake, ambita da diversi paesi, per la gioia dei cineasti e della Medusa Film. Insomma, il lavoro di Genovese e colleghi è la dimostrazione che non solo il cinema italiano sta tornando più vivo e frizzante che mai, ma lo sta facendo anche con grande stile!

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One thought on “Perfetti sconosciuti, indicazioni per l’uso: non rifatelo a casa!

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