Pensare globale, ma guardare locale: quando il cinema resta a casa

di Valeria De Bacco

In una società come quella attuale, in cui la dimensione spazio-temporale dell’individuo è dominata dai ritmi dell’accelerazione tecnologica, anche l’arte si ripropone al pubblico indossando vesti insolite, per continuare ad affascinare e incuriosire grazie all’utilizzo di forme sempre nuove. In questi ultimi tempi, il focolare domestico si sta trasformando in luogo d’incontro, un crocevia in cui passione, amicizie e lavoro si mischiano, facendo emergere il volto inaspettato dell’intimità casalinga. Dall’home gallery all’home restaurant, anche il cinema in Italia reclama una propria nicchia all’interno di questa rivoluzione casereccia, che rilegge gli spazi e ricodifica la fruizione del tempo libero.

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Inside Out: la rivoluzione triste ai tempi della dittatura di Gioia

di Giovanni Timpano

Sembra evidente, fin dalla prima visione, che Inside Out, nuovo lungometraggio d’animazione firmato Pixar Animation Studios, non sia semplicemente l’ironico frutto di una mente fantasiosa. La Pixar, che per la sua realizzazione si è avvalsa del supporto di un team di psicologi, ricerca un solido supporto scientifico al proprio controverso tentativo di affrontare il tema delle emozioni umane. Quello che ne risulta è un film estremamente complesso, che non si sottrae, ovviamente, ad aspre critiche.

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STRAIGHT OUTTA COMPTON. QUANDO UN FILM SULLA MUSICA DIVENTA ESPRESSIONE DI DIRITTI UMANI

di Alessio Migliazzo

In una giornata in cui non si trova niente da fare si può decidere di andare al cinema a vedere uno degli ultimi film usciti, magari con la propria fidanzata o con la famiglia. Quando però il film parla di pistole e gangster magari ci si pensa due volte, ma non è questo il caso. Straight Outta Compton è un film in cui all’interno troverete rappresentato il disagio di un’America impreparata a quello che stava per accadere, l’esplosione di una cultura che si impose proprio in quegli anni, proprio con quei protagonisti, proprio a Compton: il gangsta rap.

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Whiplash, il sangue per la musica

di Valerio Greco

Non esistono, in nessuna lingua al mondo, due parole più pericolose di ‘bel lavoro!’” – Terence Fletcher

Whiplash, ovvero “le conseguenze dell’amore per la musica” nella brillante opera prima di Damien Chazelle, che si è aggiudicato sia il Gran Premio della Giuria che quello del Pubblico al Sundance Film Festival. Un film che parla di rabbia, di voglia di emergere, di sacrifici, ma anche di perfezione musicale come raramente si è visto in film così vicini alla narrazione classica. Insomma, una pellicola che merita una approfondita e attenta analisi.

Il Jazz e il cinema sono due arti intimamente connesse che, sin dalla nascita del sonoro nel 1927 con il film Il Cantante di Jazz, sono andate a braccetto. Chazelle sembra riprendere lo stesso contenuto in versione aggiornata: in entrambi i film si parla del difficile addestramento nel diventare un maestro di questa cosiddetta e ripetuta “arte per pochi”. Il tutto poi utilizzando gli strumenti (per rimanere in ambito musicale) comuni al più classico dei romanzi di formazione, per spingersi oltre, dimostrando che il successo – se lo si raggiunge – non è solo bravura e luci dei riflettori, ma sangue, sudore, violenza psicologica.

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Profondo Rosso: il capolavoro di Argento compie 40 anni

di Francesco Belliti

Era il 1975, quando, per la prima volta in una sala cinematografica, risuonò una musica disturbante seguita da un’inquietante nenia infantile. La musica era quella dei Goblin, un gruppo rock progressive italiano che, grazie a questa partecipazione, conquistò presto la fama. A seguire, scene di morte di una violenza inaudita per quei tempi e, a fare da contorno, una tensione degna del miglior Hitchcock. Quarant’anni dopo non perdiamo l’occasione per omaggiare uno dei migliori thriller della storia del cinema e uno dei veri maestri del brivido, Profondo Rosso e Dario Argento. Continua a leggere

Crowdfunding, ovvero, l’arte di arrangiarsi. Il caso di Adiosu

di Marina Porcheddu

Capita, quando stai su Facebook, di cliccare su link a caso, così. A volte, però, tali link si rivelano piacevolissime sorprese, e scopri siti che ti rapiscono e non vorresti mai smettere di controllare.

Quando per la prima volta ho scoperto l’esistenza di Sardegna abbandonata, ne sono rimasta totalmente ammaliata. Il sito, nato da un’idea del giovane Martino Pinna, può essere definito come un diario dei sopralluoghi negli angoli più nascosti dell’Isola, e contiene al suo interno reportage fotografici, in continuo aggiornamento, di quella Sardegna lontana da stereotipi e luoghi comuni.

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David Lynch al MAST: the days after

di Erica Benedettelli e Marina Porcheddu

 

Ebbene sì, David Lynch è stato a Bologna. Una grande attesa, 150 persone solo per lui, giornalisti con telecamere e taccuini e una buona dose di personale autorizzato del MAST che ha diviso le barricate. Tutti erano pronti ad aspettarlo e lui è arrivato, ha introdotto il suo film del 1980, The Elephant Man, ed è uscito dalla sala. Una presentazione da calendario, come scritto nella locandina del MAST , ma che, a caldo, ha lasciato buona parte del pubblico a bocca aperta.

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