La distopia “young adult” come strumento commerciale e pedagogico

di Francesco Belliti

La letteratura e il cinema che hanno voluto trattare il tema della distopia si sono sempre voluti indirizzare verso un pubblico di lettori e di spettatori maturo, intellettualmente formato e consapevole delle dinamiche che caratterizzano la società. Dinamiche che poi possono essere reinterpretate e ricondotte a quelle che scrittori e registi descrivono negli scenari futuristici in cui si muovono i loro personaggi.

Il gioco della distopia, d’altronde, funziona così: analizzare la società contemporanea attraverso una sua ipotetica e futura trasformazione. Ovviamente sottolineando la negatività che questa trasformazione ha comportato. Negli ultimi anni la produzione di film distopici è diventata talmente frequente da creare quasi un vero e proprio filone di genere. All’interno di questo filone, si è sviluppato inoltre una particolare sotto-branca di film caratterizzati da elementi comuni come la provenienza letteraria ed il pubblico di riferimento: la distopia cosiddetta young adult.

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Per chi si intende di marketing e di mercato dei media, il termine young adult si riferisce a un target di consumatori preciso, ossia a quello che vai dai 14 ai 21 anni. Un’impostazione che i film di cui stiamo per trattare hanno ripreso dalle loro rispettive versioni letterarie originali, scritte tutte (un’altra novità) da mani femminili. La nascita di una letteratura talmente sterminata, così come il crescendo delle trasposizioni cinematografiche negli ultimi anni, è da ricercare prima di tutto nella sfruttabilità commerciale di tale prodotto. Così come la figura del vampiro ha subito già dai primi anni 2000 una rilettura più accattivante per un pubblico di giovani lettori e spettatori, anche la distopia è stata rielaborata in termini di accessibilità ad un audience meno intellettualmente formata.

Quali sono stati gli strumenti che hanno permesso ciò? L’ambientazione rimane ovviamente un futuro ipotetico, il più delle volte post-atomico, ma la narrazione ha come protagonisti dei teen-ager, ossia coetanei del pubblico di riferimento. Il merito di questa operazione sta nello sforzo di aver riflettuto su quali implicazioni avrebbe un ambiente talmente problematico su degli adolescenti. Passiamo dunque a prendere esempi concreti da una filmografia recente ma già ampia ed ancora aperta, visto che ci troviamo davanti a varie serialità letterarie che al cinema mancano tuttora di una completa trasposizione.

La prima serie che si è imposta al cinema è stata sicuramente Hunger Games: il mondo di Katniss Everdeen, Panem, è un insieme di distretti assoggettati alla dittatura di Capitol City e del suo tirannico presidente. Un tempo luogo di conflitti tra periferia e centro, a Panem la pace è stata ristabilita attraverso un patto: ogni distretto dovrà ogni anno offrire due ragazzi alla capitale affinché combattano negli Hunger Games, un gioco mortale in cui questi giovani dovranno eliminarsi l’un l’altro fino a che non rimarrà un unico sopravvissuto e vincitore. Hunger Games è sicuramente una serie interessante visto il suo non essere mai banale nella trattazione delle dinamiche sociopolitiche che fanno da contorno alla storia e per la sua analisi spietata della spettacolarizzazione della violenza da parte dei media. Una caratteristica che la porterà ad essere paragonata al giapponese Battle Royale (2000), film sicuramente più cruento ed ironico. Se da una parte abbiamo una Katniss che combatte per la propria vita e per ostacolare la dittatura, ergendosi a simbolo della rivoluzione dei distretti, dall’ altra vediamo la protagonista alle prese con i dilemmi sentimentali tipici della letteratura per ragazzi contemporanea, i quali sfociano immediatamente ed irrimediabilmente nel classico triangolo amoroso di “twilightiana” memoria, dove si dovrà decidere tra quale bonazzo sia il più adatto ad essere il padre dei suoi figli. Anche gli altri film che prendiamo in considerazione in quest’articolo non si esimono dall’immergersi nei dolori amorosi dei loro protagonisti.

In Divergent la superdotata e diversa Tris si innamora del suo istruttore, in The Host l’aliena Viandante, insediatasi nel corpo di Melanie, scopre l’amore per gli umani, specialmente quelli belli, alti e coi capelli perfetti, ed infine in The Giver il protagonista Jonas rivela alla sua amica i propri sentimenti in un mondo in cui questi ultimi sono stati annullati per garantire la pace. Solo in The Maze Runner il romanticismo viene accantonato per analizzare il mondo adolescenziale nelle sue dinamiche di gruppo, data la pressoché totalità di ragazzi di sesso maschile. Resta comunque il fatto che le disavventure sentimentali dei protagonisti della maggior parte di questi film rappresentano l’elemento di richiamo per il pubblico femminile e che, allo stesso modo, la loro componente action serva da calamita per quello maschile. A proposito di quest’ultimo aspetto, va sottolineato che alcuni di questi film si distinguono anche per una buona regia delle scene di azione. Hunger Games, specialmente da quando nel secondo capitolo è subentrato alla regia Francis Lawrence (Constantine e Io sono leggenda), contiene al suo interno scene di combattimento davvero coinvolgenti. Così come Divergent e The Maze Runner sono ineccepibili da quel punto di vista.

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Presa comunque per sicura la natura commerciale di queste trasposizioni cinematografiche, va però osservata una cosa. I film che prendo qui in esame sono, per qualità effettiva, oscillanti tra il buono ed il mediocre e difficilmente sono affiancabili alla filmografia distopica adult contemporanea, tanto meno a quella del passato. Se però si vuole dare un merito a questa sotto-categoria di genere, si può dire che essi hanno dalla loro un’impostazione pedagogica da non sottovalutare. I giovani personaggi che vivono in questi mondi immaginari e futuristici, infatti, condividono un percorso narrativo molto specifico: il loro è un vero e proprio viaggio di formazione. È palese come in molti di questi film si dia un’importanza davvero forte al raggiungimento di una certa età (Hunger Games, Divergent, The Giver) come inizio di un percorso di maturazione e soprattutto di auto-affermazione che contrasta sempre con quelli che sono i progetti che il mondo adulto ha nei confronti dei giovani. Katniss giunge alla consapevolezza di poter essere il simbolo del cambiamento, Tris allo stesso modo accetta la sua condizione di essere speciale e infine Jonas sopporta il peso di essere l’unico a sapere, in senso metaforico, che il mondo è tondo invece che piatto. Tutti questi personaggi, inoltre, si ribellano ad un sistema paternalistico ed oppressore che impedisce loro di vivere una vita normale e libera.

Questa rivoluzione avviene sempre nel riconoscimento della loro diversità, la quale è vista come un pericolo dalle istituzioni che invece tentano di creare in loro un’omogeneità di obbiettivi da cui nessuno possa emergere. Il messaggio è quindi quello di sfuggire da ogni sorta di conformismo, di trovare la propria strada e di eccellere. Attraverso questo percorso di crescita, il quale sarà inevitabilmente pieno di sofferenze e perdite, i giovani protagonisti saranno costretti a diventare adulti anzitempo ed a farsi carico di responsabilità enormi per la loro età, consapevoli che ciò comporterà anche tremendi sacrifici.

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È stato dunque necessario osservare il fenomeno da tutti punti di vista per evidenziarne i meriti e sottolinearne i limiti. Ciò che quindi emerge da questa filmografia distopica young adult è un prodotto commerciale estremamente efficace e redditizio che però ha dalla sua il farsi portatore di valori davvero importanti da trasmettere al suo pubblico. Questa sotto-categoria di genere dunque deve essere guardata non tanto come una versione banale della letteratura e del cinema a cui fa riferimento, ma più come uno strumento efficace da sfruttare per raccogliere sempre più giovane audience. Non abbandoniamoci quindi a commenti critici, dipingendo questi film come “la morte del cinema di fantascienza”, ma guardiamo ad essi come ad una rielaborazione del tema che può fare breccia anche nel pubblico meno colto e che può invogliare quest’ultimo ad approfondire le proprie conoscenze sulla distopia.

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