Al calcio reality preferisco le partite alla radio

di Alessio Merighi

Spesso ritenuto l’erede moderno della pratica gladiatoria, il calcio, nell’epoca delle pay tv, si è trasformato nel parente più stretto dei reality show.

Il primo esperimento di contaminazione tra calcio e reality è datato 2004, si tratta del programma Mediaset Campioni, il sogno, che ruota attorno alla squadra del Cervia, militante in Eccellenza e allenata per l’occasione dal campione del mondo Francesco Graziani. Dopo un avvio promettente, il programma perde progressivamente spettatori e chiude dopo sole due stagioni con un sostanziale fallimento. Continua a leggere

In tempo reale

di Claudio Marra

Domenica scorsa, grazie a My Sky, la tragedia sembrava evitata. Costretto, per obblighi familiari, a partecipare a un megapranzo di prima comunione rischiavo di perdere la diretta di Bologna-Genoa (ore 15 stadio Dallara) ultima di campionato. È vero che si trattava di partita ormai inutile per la classifica (il Bologna felicemente salvo da qualche domenica e il Genoa da quella precedente), ma si sa, il tifo non è fatto di razionalità bensì di amore e l’amore, come si dice, è cieco (almeno nel calcio!). Quella partita bisognava assolutamente vederla, se non altro perché poi di campionato se ne riparlerà a fine Agosto e dunque l’astinenza sarà dura, molto dura.

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Open. Lo sport e la cultura – Seconda Parte

di Giacomo Manzoli

Prima parte qui

Contrariamente a quanto si crede, lo sport è un fenomeno praticato nell’antichità – solo da certe popolazioni e a determinate condizioni – che nella forma istituzionale in cui lo concepiamo oggi riappare solo nel corso dell’Ottocento, come fenomeno collaterale alle modificazioni degli stili di vita introdotti dalla rivoluzione industriale. Da allora, lo sport diventa fenomeno diffuso e profondamente ambivalente. Continua a leggere

Era il 1968.

di Claudio Marra

Lo ammetto. Da quando la mia carriera di promettente stella del calcio (ero un accanito, e dunque quasi patetico, dribblatore…) fu stroncato da una poderosa impuntata, con conseguente frattura del piede, procurata nel consueto tre contro tre pomeridiano a “porta romana” (si diceva così, ma ancora adesso non saprei spiegare perché,…però la cosa mi sembrava dare lustro culturale a quella mia folle passione per il dribbling…mi faceva pensare alla storia che dovevo studiare una volta tornato a casa…), il solito tre contro tre nell’infame campetto sotto casa, il mio rapporto con lo sport si è progressivamente virtualizzato. Continua a leggere

Open. Lo sport e la cultura.

di Giacomo Manzoli

Fra i best sellers più acclamati dalla critica nelle ultime stagioni letterarie c’è un libro dal titolo perfetto. Open. E’ la finta autobiografia di Andre Agassi, famoso tennista americano che ha avuto una lunghissima carriera tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del nuovo millennio. “Finta” non in quanto biografia, bensì in quanto “auto”. Infatti è scritta da Moheringer, uno dei più brillanti scrittori americani dell’ultima generazione, al quale si deve un capolavoro intitolato Il bar delle grandi speranze e che ha saputo cogliere perfettamente tutte le implicazioni umane, sociali, letterarie della storia – vera – che Agassi gli andava raccontando. Continua a leggere