La La Land (o L’irresistibile virtù dell’imperfezione)

uudx0em

di Pasquale Severino

Fruscio di frequenze radio, stralci di melodie e ritmi differenti, una lunga carrellata serpeggia fra un ingorgo di veicoli in coda, fino ad un abitacolo, in cui una ragazza comincia a cantare, mentre il Cinemascope ci srotola dinnanzi la California Highway Patrol, proprio lì, all’imbocco della Città degli Angeli, alcova della fabbrica dei sogni per eccellenza;  via via le fanno eco sempre più voci, un coro di storie dalla radice comune, una comune aspirazione, le luci della ribalta, i neon, la celebrità. Continua a leggere

Annunci

Uno yuppie per un sassofonista: perché riscoprire una perlina dimenticata

di Federica Marcucci

Con l’uscita di The Wolf of Wall Street stiamo assistendo a quello strano fenomeno per cui una pellicola firmata da un nome come Scorsese viene acclamata anche se la storia si affossa, il film viene fagocitato da se stesso e questo fa sì che, purtroppo, non tutto funzioni alla perfezione.

Ma mentre sono tutti intenti a guardare in sala le speculazioni finanziarie e gli eccessi degli yuppies, io farei un balzo indietro di quasi quarant’anni per andare a riscoprire una perlina, troppo spesso dimenticata, nella filmografia di Martin Scorsese: New York, New York.

Continua a leggere

One Month – La web series. Intervista a Piergiorgio Seidita e Flavio Gismondi

di Alessia Giannoni

Vi abbiamo da poco parlato del Roma Web Fest. Tra i titoli in concorso quest’anno, c’era anche questo.
La seguente intervista parte dal lavoro di Davide Benefico, Alessia Giannoni, Roberta Martinelli e Mara Petrosino all’interno di un progetto sulle web series sviluppato nell’ambito del corso 2012/2013 di Forme della serialità nel cinema e negli audiovisivi. La web series presa in esame è One Month, ambientata alla Brenn’s Academy, accademia di Musical, stravolta da una morte inaspettata a un mese dall’esame.

Continua a leggere

One Month. Il musical che si tinge di giallo

di Letizia Lara

Parlando di serie TV, il Web non è solo un potente “canale di distribuzione”. È anche un mezzo di espansione del prodotto televisivo – sto pensando ai webisodes – e uno di produzione vera e propria.
Ammettiamolo: la tv in Italia non se la passa poi così bene, parafrasando gli autori di Boris, “negli USA c’è Lost, da noi Don Matteo”. È normale quindi che il web stia pian piano sostituendo la televisione come piattaforma per produrre e distribuire opere prime di giovani talentuosi e non. Continua a leggere