Il tatuaggio che mi racconta

di Maria Olga Tartaglia

Basta con farfalline nei posti più disparati e tatuaggi maori insignificanti. Se il tatuaggio viene  proclamato ai giorni nostri come la nuova forma d’arte accessibile a tutti, allora bisogna che quel disegno rappresenti qualcos’altro oltre il semplice disegnino e racconti qualcosa, magari qualcosa proprio di te .
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Tutta questione di pattern − tra Carnaby Street e un manuale di biologia: ecco dove la moda psichedelica prende vita

di Olga Torrico

I tessuti cellulari hanno un che di psichedelico. Colori da caleidoscopio, forme assurde, trame di una precisione stupefacente: sfogliate pure Inside the Body: Le fantastiche immagini del corpo umano e vi sembrerà di essere nell’atelier del costumista di un film della Swinging London.

Diciamocela tutta: fin dalle scuole elementari restavamo a bocca aperta sui libri di scienza a contemplare la bellezza delle figure. Globuli rossi che sembrano orecchiette pugliesi, colonie batteriche che evocano più che altro un’opera di François Morellet. La fiera delle associazioni bizzarre non finisce qui. La perfezione di questa realtà infinitamente piccola riecheggia una dimensione infinitamente grande: quella del cosmo. Ed ecco che le terminazioni nervose ricordano più che mai l’esplosione di una supernova.

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Clio MakeUp: Real o Irreal Time?

di Giulia Zen

Di Clio Make-Up se ne è (stra)parlato, dal fenomeno del Web alla stella di Real Time.
Per i pochi – forse di sesso maschile – che non ne conoscono la storia, Clio Zammatteo nasce a Belluno, studia video design a Milano e in seguito si trasferisce a New York per frequentare una scuola professionale di trucco. Nella metropoli decide di raccontare alle connazionali ciò che sta apprendendo attraverso la piattaforma YouTube, così il 7 luglio 2008 sforna il suo primo video. Inaspettatamente, raggiunge pian pian un numero altissimo di visualizzazioni, che attualmente è arrivato a nientemeno che 359146. È l’inizio della sua gloria. Continua a leggere

Il diavolo veste Ken Loach – Seconda Parte

di Giacomo Manzoli
(prima parte qui)

Dunque, se perfino persone che adorano il consumo in tutte le sue forme e apprezzano la varietà creativa e l’esplorazione identitaria che si realizza attraverso l’interpretazione e il gioco di maschere, apparentemente frivolo, di fenomeni come la moda, l’arredamento, il design, l’alta cucina e così via, se perfino soggetti così poco predisposti sono sempre più insofferenti verso queste apologie del consumo fine a se stesso (chiamiamolo “consumismo decadente”), allora il clima è ideale per il cinema di Ken Loach. Continua a leggere

Il diavolo veste Ken Loach

di Giacomo Manzoli

“Il buio del postmoderno”, recita il titolo dell’ennesimo libricino di Bauman che racchiude una sua conferenza di 10 minuti, viene venduto a 5 euro di fianco al bestseller della Littizzetto e vede il suo autore definito nella quarta di copertina come “un grande sociologo, anzi IL sociologo”.
Invece il postmoderno è pieno di luce. Almeno quanto il grande appartamento sulla Quinta Strada che devono comprare la protagonista del primo Sex & the City – the Movie e il suo eterno fidanzato che infatti, sulla soglia della pensione, si è rotto le scatole di essere chiamato fidanzato ma non muore neanche dalla voglia di sposare la bionda, se è vero che tira dritto invece di fermarsi al proprio matrimonio.
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Il laboratorio FABRICA: resoconto del Live Windows Project – Bologna Crazy Machine

di Marta Martina

Bologna Crazy Machine è il risultato di un laboratorio universitario.
Più precisamente, una collaborazione tra Fabrica – il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group – e il corso di laurea Dams. All’interno dell’iniziativa globale Live Windows Project – che Fabrica porta avanti partendo da un’evoluzione del tradizionale concetto di spazio di vendita, trasformando le vetrine dei flagship store in enormi videowall che comunicano con il pubblico sulla strada – nove studenti, nel maggio scorso, si sono cimentati con un nuovo canale di comunicazione, del tutto slegato dall’advertising del brand, e per più di un mese hanno approfondito un linguaggio inedito, che richiede design e narrativa dallo stile inusuale e ad effetto.

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Lolite, nuove hipster-girl e MTV Italia

di Claudio Bisoni

Eh no, la tv non è morta. I nuovi media stanno che è una meraviglia. Forse sono io a non sentirmi tanto bene. La carne è triste e io, che non ho letto tutti i libri e non ho visto tutti i film, incappo nell’ennesima serie HBO capace di procurarmi sensazioni familiari: ammirazione e fastidio. Ripeto: ammirazione e fastidio (la precisazione è per gli amici e i colleghi che si divertono a dileggiarmi affettuosamente in pubblico dicendo cose non corrispondenti al vero, e cioè che sarei un supporter oltranzista di HBO).
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