Suicide Squad: Caos Anarchico

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di Pier Francesco Cantelli

Suicide Squad, fresco vincitore dell’Oscar per il miglior Makeup, è il  terzo film  del “DC extended universe”  dopo Man of Steel e Batman v. Superman, due film che hanno diviso il pubblico. Una posizione non facile. Per uscirne sembrava volersi distaccare dai suoi predecessori,  ma è riuscito a farlo davvero?  

 Un film di supereroi incentrato sui “cattivi” è di sicuro un’idea affascinante e,  in un periodo affollato di cinecomic come questi ultimi anni, può certamente aiutare a fare risaltare il film e a farlo sembrare più originale. Sfortunatamente Suicide Squad non sfrutta a pieno questa opportunità e il risultato finale non si distacca troppo dal classico film di supereroi. Anzi sembra allinearsi alla preoccupante corrente di film come Batman v. Superman: Dawn of Justice e Avengers: Age of Ultron che sembrano più interessati a presentare varie sottotrame per i film successivi piuttosto che ad evitare che la storia principale diventi troppo confusa.

A differenza dei due film citati in precedenza, a Suicide Squad viene in aiuto il tema. I personaggi sono una banda di criminali che se ne frega delle regole e quindi il ritmo completamente anarchico con cui si dipana la storia funziona,  anche se alcune scelte lasciano comunque perplessi. Ad esempio perché tutti i membri della squadra vengono introdotti all’inizio con dei flashback, in stile videoclip,  tranne due?

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Ma aldilà del fatto che non a tutti venga dato lo stesso approfondimento, è palese che il cuore del film è la squadra da cui prende il nome. La Squadra Suicida è formata da quelli che sembrano essere un gruppo di simpatici mascalzoni. Infatti Deadshot è il solito cattivo dal cuore d’oro e, teoricamente parlando, dovrebbe essere la bussola morale della squadra, peccato che il resto della squadra sia un gruppo di mentecatti. L’unico che ci viene mostrato veramente cattivo (però solo nei flashback e di sfuggita) è Diablo ma ora è redento, Katana è buona, Boomerang risulta molto simpatico nonostante si tratti di un bastardo traditore, per Harley Quinn il massimo della cattiveria è spaccare una vetrina e Killer Croc viene maltrattato da Batman solo perché è diverso,  ma in realtà è un pezzo di pane, forse cannibale, ma sempre pezzo di pane. È il tipico problema dello show don’t tell, in questo film la presunta cattiveria dei protagonisti ci viene solo raccontata. Quando uccidono o minacciano qualcuno si tratta sempre di criminali (o poliziotti corrotti) e mai di innocenti,  tranne che non siano stati prima trasformati in mostri dal cattivo di turno.

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In ogni caso la squadra riesce a rendere bene l’idea di un gruppo di criminali di serie b che si ritrova in mezzo a eventi più grandi di loro. In particolare è molto apprezzabile il personaggio di Diablo che, anche se non è centrale nella narrazione del film, risulta essere quello con l’arco narrativo più completo. Anche la vera cattiva,  Amanda Waller, è ben resa mentre i pochi secondi in cui si vede Batman fanno ben sperare per il suo film in solitaria. Non entusiasma invece Joker, Jared Leto fa un buon lavoro e porta sullo schermo un Joker chiaramente ispirato alla graphic novel di Azzarello e Bermejo e caratterizzato, come tutto il resto del film, da un design studiato e interessante. Peccato che il suo ruolo sia completamente accessorio e che il suo rapporto malato e violento con Harley Quinn sia stato modificato per renderli più simili alle coppie di prodotti come Twilight e Cinquanta Sfumature di Grigio, dove la ragazza fragile perde la testa per il ragazzo oscuro ma follemente innamorato di lei.

In conclusione, Suicide Squad ha certamente dei problemi ma grazie alla simpatia del cast principale riesce a farli dimenticare e far godere un film discreto che se non altro cerca di fare qualosa di diverso dagli altri film di supereroi e d’azione e, anche se probabilmente non riesce mai ad essere pazzo e anarchico quanto vorrebbe, risulta comunque essere un’esperienza interessante.

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