Oscars 2017: Ups ‘n Downs

dbqdsgm

di Pasquale Severino

Domenica, al Dolby Theatre di Los Angeles, si è svolta l’ottantanovesima cerimonia di consegna degli Academy Awards. Passiamo dunque in rassegna il meglio e il peggio della Notte per eccellenza, i momenti più alti e le cadute di stile, tanto per gli aficionados più insonni quanto per te che dormivi già ai premi tecnici, o che semplicemente continui a non capire quanto noi cosa sia successo durante l’annuncio dell’Oscar per il Miglior Film.

▲ UP: La conduzione di Kimmel

«Che anno straordinario per il cinema. I neri che salvano la NASA e i bianchi che salvano il jazz». È piaciuto il re del Late Night di casa ABC al timone della cerimonia, chiamato, dopo la conduzione degli ultimi Emmy, a gestire con proverbiale irriverenza degli Oscar difficili e quantomai politicamente schierati. Fra l’immancabile monologo iniziale, i tweet a Donald Trump e quelli cattivi fatti leggere alle star, Kimmel ha fatto piovere caramelle sulla platea e applausi su Meryl Streep, ha fatto camminare i comuni mortali fra le celebrità e imbastito una sfilza di gag sulla sua storica faida con Matt Damon, non deludendo le aspettative.

▲UP Il Meryl-centrismo

«This is her 20th Oscar nomination. Even more amazing considering she wasn’t even in a movie this year, we just wrote her name in out of habit.». Così ha scherzato Kimmel in riferimento a sua maestà Meryl Streep, definendola nel monologo iniziale, “overrated”,unispiring”, facendo il verso alle critiche Trumpiane seguite al polemico acceptance speech tenuto della Streep durante gli ultimi Golden Globes. Ma Meryl non si tocca, e Hollywood si prende questa notte per omaggiare uno dei suoi tesori più preziosi, con una standing ovation prima e con le meravigliose parole di Javier Bardem poi («She’s a Goddess!»).

qnedlzb

▲UP I passaggi di testimone

La bellissima stretta di mano fra Mahershala Ali e Jeff Bridges, Charlize Theron e Shirley MacLaine assieme sul palco, Seth Rogen e Michael J. Fox sulla DeLorean più famosa della storia del cinema. Fra gli attimi più intensi degli Oscars 2017 ci sono i passaggi di testimone, quei momenti in cui il presente/futuro della settima arte si specchia nel suo illustre passato, più o meno prossimo, volenteroso di celebrarlo, di omaggiarlo come Emma Stone non dimentica di fare con le altre attrici in gara, o Chazelle con gli altri registi candidati, ricordandogli che sono lì anche grazie a loro, perché è da loro che hanno imparato.

DOWN I numeri canori

Si è parecchio fatta sentire l’assenza di numeri musicali di punta, specie a cerimonia inoltrata. Non è bastata la bella esibizione d’apertura di Justin Timberlake sulle note di Can’t Stop the Feeling (Trolls) a suturare l’altrimenti totale assenza di performance degne di nota, e la più grande e dolente delusione rimane lo scialbo medley in salsa La La Land propostoci al pianoforte da un ingessatissimo John Legend.

DOWN La lettera di Asghar Farhadi

Il pollice verso qui ovviamente non è per il regista, vincitore dell’Oscar per il Miglior Film Straniero con The Salesman, ma per il travel ban messo in atto dal presidente Trump. La nuova politica sull’immigrazione ha portato l’autore iraniano, per rispetto dei connazionali, a declinare l’invito alla cerimonia, dove ha invece fatto leggere alla sua portavoce una lettera in cui spiega il perché di questa decisione, assieme al suo punto di vista sul ruolo del regista e più in generale del cinema nella società odierna: «Filmmakers can turn their cameras to capture shared human qualities and break stereotypes of various nationalities and religions , they create empathy between us and others, an empathy we need today more than ever.».

UP L’Oscar a Bertolazzi e Gregorini

Gonfia il cuore di gioia, proprio nell’anno della scomparsa del compianto Manlio Rocchetti (Driving Miss Daisy), vedere l’Oscar per il miglior trucco tornare al Bel paese grazie ad Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini, premiati per l’ottimo lavoro nell’altrimenti discutibile Suicide Squad. L’urgenza di multietnia e diversità culturale perpetrata dalla cerimonia, trova riscontro nelle parole di ringraziamento di Bertolazzi, il quale ha dedicato il premio ad ogni singolo migrante che lotta per affermarsi.

UP Miss Viola Davis

Dopo le bellissime parole spese ai Golden Globes e ai Critics’ Choice durante i suoi acceptance speechs, Viola Davis, vincitrice dell’Oscar come miglior attrice non protagonista per Fences, ci regala un altro meraviglioso discorso sull’arte, sull’arte dell’ispirare e sulla loro importanza in un mondo così diviso, una dedica emozionata ed emozionante all’attorialità, candidata scherzosamente agli Emmy da Jimmy Kimmel. Il «Captain! Oh my Captain!» rivolto sul finale a Denzel Washington è davvero oro puro.

▲UP Mahershala, Chazelle e una notte da Record

Si respira aria di record al Dolby Theatre; Mahershala Ali vince l’Oscar come miglior attore non protagonista per Moonlight, diventando il primo performer musulmano mai premiato nello storico della cerimonia, e Damien Chazelle con il suo Oscar alla regia diventa l’autore più giovane a vincere l’onoreficenza, a soli trentadue anni. Chapeaux!

▼DOWN Il Broncio di Denzel Washington

Arrivare a 62 anni con due Oscar sul groppone e riuscire ancora a stizzirsi in malo modo per una statuetta perduta. Come fare? Chiedetelo a Denzel Washington, che dopo il mancato trionfo per il suo “One Man Show” Fences ha assunto la più terrea, raggelata delle espressioni, con tanto di lucciconi, persino mentre il vincitore Casey Affleck lo descriveva nel suo acceptance speech come modello attoriale d’infanzia, idolo indiscusso. Se da un lato la vicenda si incasella perfettamente fra gli strascichi della cosiddetta polemica Oscars So White, una reazione tale da parte di un attore navigato, specie in una cerimonia così democratica dal punto di vista della connotazione razziale dei vincitori, pare invece esagerata, una lieve sbavatura.

▲UP Matt&Ben

L’uno da quando ha indossato la maschera del crociato di Ghotam non ne sta facendo una giusta (e The Accountant ne è la riprova), l’altro è protagonista indiscusso dell’ultimo evitabile Wuxia di Zhang Ymou, ma vederli assieme sul palco del Dolby Theatre strapperà sempre un sorriso, specie quando vi salgono per consegnare lo stesso premio che su quel palco vent’anni prima li rese dapprima folli di gioia, infine delle celebrità. Se ciò non bastasse a rendere l’epicità del momento, ci si aggiunga lo zenith del trolling Kimmeliano a Damon, raggiunto nella sequenza di presentazione delle candidature.

▲UP Miss Emma Stone

La più attesa fra le dive, carica fin dal red carpet di una tensione che nemmeno le smorfie di Justin Timberlake sono riuscite a dissipare. Emma aveva tutti gli occhi puntati addosso, e il suo trionfo è meritato, il suo discorso grondante delle emozioni sincere di una giovane performer innamorata della sua arte, sul tetto del mondo ma con umiltà, impressa nello stesso firmamento di L.A.  che in La La Land era alcova del meraviglioso valzer di Mia e Seb. E come se non bastasse c’è DiCaprio a darle il premio, lo stesso DiCaprio che l’anno scorso disse: «Let us not take this planet for granted.I do not take tonight for granted.». Un consiglio da uno dei migliori.

▼DOWN Best Picture Mix-up

Rimanendo su Leo, credete sia stato lui l’autore del twist finale per il Miglior Film? Una sorta di piccola vendetta contro l’Academy? Ha drogato lo champagne di Warren Beatty e approfittato della senilità della meravigliosa Faye Dunaway per aggiungere il biglietto incriminato alla busta col verdetto? Scherzi a parte, sul palco del Dolby Theatre alla fine a trionfare è stata anzitutto la confusione, fra facce attonite e acceptance speechs interrotti brutalmente. Un complotto? Un mero errore? Anzitutto un brutto spettacolo, che tuttavia non mitiga l’importanza del trionfo di un film come Moonlight, specie nell’America di Trump e del Muslim Ban.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...