L’anima nera di Donald Trump – The Nazi Hustle

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di Giada Antonelli

A pochi giorni dalle elezioni presidenziali USA, che hanno visto fronteggiarsi Hillary Clinton e Donald Trump, venne presentato il documentario di Riccardo Valsecchi L’anima nera di Donald Trump – The Nazi Hustle, che indaga i legami fra il candidato repubblicano e l’estrema destra.

 Tutto il documentario è incentrato sulla figura di David Duke, un politico di estrema destra, antisemita ed ex leader del Ku Klux Klan, che ha dato pubblicamente il suo appoggio a Donald Trump e ha invitato tutti i suoi seguaci a votare il candidato. Dal canto suo, Trump si dissocia e si dice estraneo a qualsiasi legame con Duke. Il registra italiano, Riccardo Valsecchi, si reca a casa di Duke per indagare le ragioni che lo spingono a intervenire politicamente al fianco di Trump.

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David Duke afferma che il suo desiderio è difendere l’eredità culturale europea e che i principali pericoli dal suo punto di vista sono: gli ebrei, che a parer suo controllano i media manipolando anche l’ideologia che lui cerca di diffondere; il fisco e i comunisti. Il Southern Poverty Law Center è stato fondato nel 1971 con lo scopo di completare il movimento per i diritti civili e il dipartimento Intelligence Project, che si trova al suo interno, ha il compito di monitorare il KKK e contrastare le attività estremiste delle organizzazioni razziste negli Stati Uniti d’America. L’Intelligence Project controlla costantemente David Duke, poiché è considerato la figura antisemita più importante presente negli USA.

 Intanto David Duke, dal suo “covo” di Mandeville in Louisiana, mette in atto un’attenta politica di propaganda tramite l’invio dei suoi libri, la trasmissione del suo programma radiofonico e il continuo aggiornamento del suo sito web. Duke è un esponente razzista nostalgico dei tempi passati, ma è riuscito a stare al passo con i tempi e a creare un’ampia ed attiva comunità online di sostenitori, che non sono più chiamati a scendere in piazza con cappucci bianchi ma che esprimono le loro idee antisemite e razziste protetti dallo schermo di un computer. Duke ha anche un canale Youtube con circa 70.000 iscritti e con video che arrivano addirittura a 350.000 visualizzazioni.

 Il documentario ripercorre brevemente la vita di David Duke, che nel 1977 (all’età di 17 anni) decide di entrare nel Ku Klux Klan e sei anni dopo ne fonda l’Ordine dei Cavalieri. Tom Metzger è il suo braccio destro all’epoca e ci vengono raccontate proprio da lui le incredibili capacità da leader di Duke. Alle elezioni del 1991, Duke per pochi voti non diventa Governatore della Louisiana, è il momento in cui è particolarmente ammirato e appoggiato da tutta la destra. Subito dopo, però perde ogni consenso per aver tradito dei compagni del klan. Trascorre alcuni anni in carcere per frode e poi inizia a viaggiare per tutta Europa, fermandosi per un periodo anche in Italia, da dove viene poi espulso per un provvedimento a suo carico di inammissibilità a Schengen.

Proprio a seguito della sua espulsione e del suo ritorno in America, Duke, trovandosi senza alcun appoggio, inizia a dedicarsi alla creazione della trasmissione radiofonica, del sito web e dei profili sui social. Trova un modo facile e veloce per diffondere il suo messaggio di odio.

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Ma il suo non è l’unico sito di odio e violenza presente online, Stormfront è un forum aperto, creato per parlare del controllo sionista dei media. È il più longevo e il più diffuso sito di odio sul web. Venne fondato nel 1995 da Donald Black, ex leader, come Duke del KKK. Oggi il sito conta 300.000 utenti nel mondo.

 Il documentario poi ripercorre i recenti eventi riguardanti la campagna di Trump e le polemiche che si sono succedute per diversi fatti, come la citazione della frase di Mussolini. Duke appoggia Trump perché secondo lui portano avanti lo stesso messaggio, solo che quello di Trump è implicito, mentre il suo è esplicito. Duke non incita direttamente alla violenza, non invita i suoi sostenitori a impugnare le armi contro gli avversari ma influenza le persone che agiscono al suo posto, lo stesso sembra fare Trump in modo decisamente più velato.

 Riccardo Valsecchi conclude il documentario con una domanda fondamentale per tutti noi: “David Duke è solo un retaggio del passato a cui Donald Trump ha dato nuova vita? O è invece un nefasto presagio del futuro che ci aspetta?”. Solo il tempo saprà dare una risposta.

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