Mars: cosa succederà nel 2033?

di Matteo Filippelli

i4kdcpaOgnuno di noi si è chiesto, almeno una volta nella vita, se l’essere umano apparisse come unico individuo presente nell’universo. E se non lo fosse, la popolazione mondiale come reagirebbe? Non solo, se avessimo la possibilità di avere a disposizione un altro pianeta nel quale vivere, come potrebbe essere Marte, questa circostanza cosa comporterebbe? Mars, con il nuovo pilot, mostra chiaramente come lo sviluppo delle tecnologie scientifiche nel corso di un decennio porterebbe l’uomo a sbarcare su Marte.

Un ritorno al passato per Ron Howard – aiutato da Brian Grazer – che dopo aver girato nel 1995 Apollo 13,  si immerge nuovamente nello spazio nero dell’universo dando vita a una serie, trasmessa su National Geographic Channel, che descrive come la ricerca e lo studio di altri pianeti porterà l’uomo nel 2033 ad arrivare su Marte. È una missione globale vista da tutto il mondo come possibilità concreta che cambierà definitivamente la vita dell’umanità all’interno dell’universo. Così verranno scelti sei candidati meritevoli – tre uomini e tre donne – con differenti background sociali per sbarcare su un suolo sconosciuto: riusciranno a portare a termine il compito assegnato loro?

L’inizio della serie è destabilizzante: una voce fuoricampo si riferisce all’anno 2033, una sequenza rapida di dettagli e primi piani, di eventi storici e di discorsi dei Presidenti degli Stati Uniti d’America. Tutto questo per lanciare in orbita un nuovo modo di raccontare: da una parte abbiamo la realtà, ciò che ogni persona vive quotidianamente, dall’altra la fiction, il soggetto seriale che prende forma partendo dall’anno 2016 e collegandosi a diciassette anni dopo.

Una delle cose che colpisce immediatamente di questa serie è come riescano a dialogare il presente del pubblico, il 2016, e il presente narrativo, cioè il 2033. Ron Howard crea una ragnatela fine e precisa che inaugura un sistema registico – l’utilizzo costante di interviste e primi piani – che non sembra più essere parte né di un film né di un documentario. Tutto quello che vediamo e percepiamo è come una enorme sfera che ci porta fuori e dentro la realtà, un po’ siamo nel mondo seriale inventato dal regista e dallo sceneggiatore, e un po’ ci ritroviamo nella nostra quotidianità, piena di contraddizioni, di fatti e di interrogativi che rispecchiano a pieno le nostre speranze, ma anche le nostre insicurezze.

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Il ritmo delle sequenze mantiene una certa costanza. Non vi sono accorgimenti narrativi e/o finzionali che rendono più veloce l’atmosfera, gli eventi o i dialoghi. Tutto è scelto con estrema minuziosità: un volto, un dettaglio, un primo piano. Queste valutazioni trasmettono una sensazione precisa: l’inquadratura stessa pare una prigione, un quadro che delimita eccessivamente tutto. Ci sentiamo, come gli astronauti, quasi soffocare dalla pesantezza della missione, dal cambio di località e, oserei dire, pure dallo stesso casco che gli avventurieri dello spazio indossano. Ogni momento, pur mostrando qualcosa di grandioso, di enorme come può essere l’universo, come può essere un altro pianeta, sembra mostrare un vuoto: la scelta registica punta maggiormente a una accurata visione del dettaglio, dei gesti, delle espressioni, dei tesi stati d’animo riflessi negli occhi dei protagonisti.

Un altro modo audace di narrare una situazione così complessa è quello di non utilizzare diffusamente la colonna sonora anzi, pur dimostrando di avere, come mini-serie, una struttura molto spezzettata e piena di cambi di tempo – e spazio – riesce ad avere un certo fascino sullo spettatore proprio perché si focalizza maggiormente sulla potenza delle immagini. Non c’è un vero interesse a mostrare i luoghi maestosi di Marte o l’immensità dell’universo, considerando che si potrebbero sfoderare una quantità infinita di effetti speciali, ma ciò a cui sembra puntare la mini-serie è concentrata prettamente sui personaggi.

Cosa pensano? Cosa sperano di poter diventare? Per quale motivo hanno scelto di intraprendere una così complessa missione a costo della loro vita?

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Dimostrandosi un ottimo prodotto e non seguendo il canone narrativo-registico delle più famose serie  TV, Mars punta a concedersi uno spazio di notevole intrattenimento con il suo modo di raccontare qualcosa che, pur non avendo canoni di originalità elevati, dimostra di possedere una rilevante qualità nelle scelte registiche e di direzione fotografica.

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