The Young Pope, l’oscuro Papa di Sorrentino

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di Simone Labricciosa

Accolto da un enorme successo di pubblico (pur con un fisiologico calo di ascolti, tuttavia ormai stabili, negli ultimi episodi), “il papa giovane” di Sorrentino è diventato immediatamente il prodotto di punta di Sky Italia, scavalcando Gomorra e candidandosi a diventare la serie televisiva italiana più vista anche all’estero. Che cos’è The Young Pope e come si pone nel contesto autoriale e produttivo che l’ha partorita?

La prima serie tv dell’autore napoletano è ambientata ancora nella Roma de La Grande Bellezza, ma inizia con una sequenza onirica in un’inquietante Venezia notturna molto vicina all’incipit del precedente Youth.

Tornati al Vaticano, il nuovo papa Lenny Belardo (Jude Law) si lancia nella sua prima, scandalosa omelia; ma è un sogno anche questo, e al suo risveglio il giovane pontefice si rivelerà opposto a quello eretico e libertario che ci è stato appena presentato. O forse no?

“I am a contradiction

L’elezione di Lenny è il capolavoro diplomatico del Cardinale Voiello (Silvio Orlando), segretario di stato del Vaticano che, per evitare il papato dell’apertamente conservatore Micheal Spencer (James Crowell), dirotta i voti sul suo protetto, un quarantasettenne schivo e apparentemente privo di posizioni ideologiche e politiche precise, ritenuto perciò molto più manovrabile. Già la scelta del nome di Belardo, Pio XIII, lascia tuttavia foschi presagi, e ben presto il nuovo pontefice si rivela per quello che è: un reazionario estremista intenzionato a usare tutto il suo potere di sovrano assoluto per realizzare un disegno oscuro come la sua immagine.

Dopo un’attesa durata due episodi, il nuovo Papa si presenta infatti ai fedeli a luci spente, non permettendo di farsi vedere in faccia e con l’intenzione di rimanere sempre nell’ombra. L’omelia è il riflesso contrario di quella iniziale, e sbigottendo nuovamente i devoti, chiude quello che si può considerare un pilot lungo due episodi; una scelta evidentemente basata sui tempi del prime time italiano, e perciò singolare, vista la vocazione internazionale del progetto.

L’indipendenza di questo lungo pilota dal resto della serie è ancora più evidenziata dal fatto che vediamo una vera e propria sigla solo dal terzo episodio. Una sequenza dall’estetica puramente sorrentiniana (qui un incongruo assemblaggio di classici dell’arte sacra, musica rock e titoli al neon) che rappresenta efficacemente quello che sarà il percorso del papa giovane: al termine della camminata, una statua di Wojtila viene abbattuta dalla “cometa” Belardo, che peraltro strizza l’occhio in camera quasi fosse Frank Underwood.

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The Young Pope rappresenta infatti da una parte una lotta per il potere che lo rende una specie di House of Cards in ambito clericale, ma dall’altra è anche la storia di un personaggio dal passato oscuro e dalla fede non così dogmatica come sembra.

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Questa componente prende il sopravvento nei successivi episodi, facendo risaltare personaggi come quello di Suor Mary (Diane Keaton), figura vagamente materna per un Papa orfano il cui trauma sembra essere all’origine del suo atteggiamento vendicativo, la miracolata Esther (Ludivine Sagnier), il monsignore Gutierrez (Javier Cámara) e il migliore amico di Lenny, il cardinale Dussolier (Scott Shepherd), unici personaggi con cui sembra intrattenere conversazioni personali, e perciò in alcuni casi presi di mira dalle fazioni ostili della Chiesa per accedere a informazioni destabilizzanti per un pontefice dal passato enigmatico; un mistero che rappresenta l’altro principale motivo di interesse per una serie che ha già rallentato il ritmo nelle ultime puntate; resta da vedere se è il caso di una stasi necessaria per approfondire temi e personaggi o se è semplicemente finalizzata a “riempire” i dieci episodi. Il finale del sesto capitolo lascia comunque intendere un cambio di rotta dal personale al politico, ambito fino ad ora non preponderante.

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Di certo The Young Pope è una serie astuta nel suo essere un prodotto italiano appetibile a livello internazionale: l’inserimento di star hollywoodiane (elemento di per sé attrattivo) che interpretano personaggi anglofoni è un modo decisamente efficace di aggirare la questione linguistica, e il Vaticano, data la moltitudine di origini dei cardinali, è un contesto in cui questa operazione è credibile, oltre a essere un setting “esotico” per gli spettatori esteri. il “marchio” Sorrentino, qui ideatore, sceneggiatore e regista, è un’ulteriore motivo di interesse: si tratta infatti dell’autore italiano forse attualmente più in vista oltre i confini nazionali, con una storia che, per il suo setting e l’immaginario che evoca, si ricollega chiaramente al film che gli ha dato l’Oscar, quindi una maggiore notorietà. Da notare inoltre come la presentazione dei primi due episodi a Venezia costituisca un ulteriore passo verso una equiparazione di status tra cinema e televisione ormai sempre più accettata.

The Young Pope resta tuttavia una serie televisiva; staremo a vedere se Sorrentino ne avrà saputo sfruttare la specificità o se alla fine ci troveremo solamente di fronte a un film troppo lungo.

 

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