Cambio di stagione; Bloodline 1 di 2

rayburn1_zpsexfftg37

di Pasquale Severino

Non è un uomo a scegliersi la propria famiglia, è semmai la famiglia a definire in larga parte ciò che l’uomo diverrà, in quegli anni dove il carattere e la persona sono un continuo farsi e disfarsi, dove nascono e si profilano nelle tenebre dell’animo, mostri che nostro malgrado ci accompagneranno fino alla fine dei nostri giorni, scheletri pronti a socchiudere le ante dell’armadio e sussurrarci terribili verità alle quali è impossibile non prestare orecchio. Bloodline, uno degli ultimi successi di pubblico e critica di casa Netflix, parla di questo, di questo e molto altro.

Il magnifico arcipelago delle Keys fa da teatro all’epopea della famiglia Rayburn, fiore all’occhiello della comunità isolana, questi moderni Malavoglia tuttavia non vanno a pesca di lupini, gestiscono un fiorente resort,  ma con i protagonisti della novella di Verga condividono la completa abnegazione alla centralità del focolare, la forte patriarcalità e coesione imprescindibile del nucleo di congiunti, e tragicamente, il peccato di tracotanza.  La loro Hybris è quella di dipingersi, lasciarsi dipingere più che altro, come impeccabili, un idilliaco quadretto a cui aspirare, i fortunati e meritevoli custodi di una fetta di paradiso che tuttavia in un passato chiamato in causa sin dal primo episodio, via via sempre meno fuori campo, hanno deciso di stipare troppa polvere sotto ai tappeti, seppellire e provare a dimenticare tutto ciò che fa troppo male. Ma il contrappasso è dietro l’angolo, ha solo preso anni di rincorsa prima di reclamare quanto gli spetta.

rayburn3_zpsc9qtmdi9

L’incarnazione del passato, del rimosso nei trascorsi della famiglia Rayburn, soggiace nella figura della sua pecora nera, Danny, il primogenito, appena tornato in città dopo anni di assenza. Danny (valso il premio Emmy a Ben Mendelsohn per la sua magistrale resa di un così dannato, caotico e preponderante affresco umano) come capiremo fin da subito, non è affatto bravo a tornare né tantomeno a restare, appare piuttosto abituato a fuggire e nelle battute iniziali del serial, la sua presenza provoca allerta generale nei ranghi del clan, causa i suoi trascorsi, il difficile rapporto con il padre Robert, e lo sguardo tormentato di chi serba più di un segreto inconfessabile.

 Ma come Bloodline ci tiene sin dall’inizio a sottolineare, attraverso la sua intricata timeline, in cui il sapiente uso di brevi teaser posti a cadenzare gli episodi soprattutto nell’incipit e in dirittura d’arrivo,  palesa sin da subito la peculiare atmosfera dello sceneggiato, tutti hanno qualcosa da nascondere, tutti sono in grado di mentire per proteggere le preziose, inestimabili apparenze, da sfoggiare attorno al tavolo di famiglia assieme ai sentimenti positivi obbligatori del caso.

rayburn6_zpsh1cyyul4

Tutti tranne (così pare) John, unico appiglio, remota speranza di Danny assieme all’inequivocabile amore materno, di essere riaccolto nel rassicurante tepore del focolare; John (Kyle Chandler), il fratello integerrimo e genuinamente buono, il tutore della legge per antonomasia così votato ad aiutare il prossimo da decidere di farlo per l’intera comunità. Ma i fantasmi rimangono lì in paziente attesa di dirci la loro, e fin dal cliffhanger posto alla fine del pilota capiamo che c’è qualcosa che non va, in esso avvertiamo l’insolito succitato ritmo dello sceneggiato, oltre alla pregnante fotografia, in grado di mostrarci l’idilliaca wilderness  delle Keys farsi non a caso ostile, asfissiante, mangrovie che abbracciano per poi stritolare, torbida acqua alla gola e pioggia battente.

Non intuiamo molto altro da queste brevi e ingannevoli sequenze se non che  l’intero disegno non ci è stato ancora disvelato, che questa Casa del Nespolo è costruita su fondamenta instabili e marce, fatte di colpe sopite. Che il paradisiaco suono dell’ hukulele di papà Rayburn serve a coprire i rantoli di qualcosa che si dimena all’ombra del suo malandato cuore, nel cuore di tutti i suoi cari.

papagrave20rayburn2_zpsg5dhs8ky

Il fantasma più tangibile ricorrente ed emblematico, è sicuramente quello di Sara, la piccola Rayburn; nonostante sia morta in tenera età, in seguito ad una ragazzata finita in tragedia, Danny può ancora vederla, parlarle come si parla ad una coscienza, o ad un’amica immaginaria.

 Attorno al fatidico giorno della sua scomparsa, alle responsabilità delle parti chiamate in causa, che soppesiamo attraverso i graduali dettagli fattici pervenire dalle oniriche alternanze fra passato e presente, si costruisce tutto il sistema di quelli che saranno gli inneschi psicologici, le motivazioni dell’agire di Danny, del suo profondo e atavico conflitto interiore.

Tutto ciò sostenuto da un uso di flashback iridescenti, dai toni bianco-azzurri, richiamanti quegli anni e quei momenti, sedimentati fotogramma dopo fotogramma nel corso della stagione, fino a divenire emblematici, parte di un qualcosa di focale e capovolgente, in un certo senso risolutivo, praticamente una dinamica costruttiva speculare a quella utilizzata da Vince Gilligan nella seconda stagione di Breaking Bad (volo Wayfarer 515, if you know what i mean).

fmily_zpsmo12jovg

La linea di sangue attraversa gli anni e Sara e quegli attimi drammatici sono un tabù davanti al quale corrugare la fronte, ma solo l’inizio dei traumi del giovane Danny, quando il suo violento padre ritenendolo responsabile della morte della piccola si accanisce su di lui, colpendolo brutalmente, fratturandolo fuori quanto dentro.

Il primogenito Rayburn prova a modo suo, a reintegrarsi nel nucleo, prima e dopo la diparita del genitore; ma qualcosa di premonitore, una summa di atmosfere evocate, le parole di John nell’abbrivio del pilota,  ci fanno presagire che così non sarà, mai, che le cose brutte alle volte, semplicemente accadono. John dice :

A volte sai che sta per succedere qualcosa, lo senti nell’aria, nello stomaco. Non riesci a dormire. Una voce nella tua testa ti dice che qualcosa andrà terribilmente storto, e non c’è niente che tu possa fare per impedirlo. È quello che ho provato quando mio fratello è tornato a casa.

Ma volente o nolente, Danny è qui, e l’isola per lui ha in serbo parecchio, la torbida acqua delle keys in primis, e una verità da spiattellargli in volto, il crollo di un mondo, la scissione completa. Zio Dan è messo faccia a faccia con la menzogna con cui i suoi fratelli, John compreso, hanno coperto il padre il giorno del pestaggio, l’audiocassetta del tutto  diviene il suo orrorifico inno, un monito in loop.

rayburn20meg_zpshsgqvkbj

 Solo nel momento in cui Danny realizzerà cosa realmente la sua famiglia sia stata in grado di fargli, si voterà al male puro, divenendo perturbazione negli equilibri fra i caratteri ed i loro sottoinsiemi, cancro (quasi) perfettamente celato, via via più efferato, a tal punto da arrivare ad  instaurare una piazza di spaccio proprio nella sacralità del capanno di suo padre, nel cuore pulsante di ciò che della sua famiglia rimane.

Lo fa perché come palesa più volte, Danny odia il controllo, su di lui ma soprattutto che i suoi fratelli hanno delle loro vite, almeno in apparenza, ciò che desidera fortemente è vederli sbandare, farli soffrire come lui soffre, portarne a galla i più oscuri segreti.

 L’epilogo di questa prima stagione non verrà enucleato nella sua trama in questa sede, vi basti sapere che parla di colpa, reputazione, famiglia ma soprattutto menzogna, esattamente come il resto dello sceneggiato, mi sembra più coerente piuttosto chiudere il pezzo come si chiude un cerchio, laddove inizia, dando spazio a parole che pronunciate da un personaggio così aderente al reale, finiscono per sembrare tali.

La stessa, succitata frase iniziale, ha un suo continuum nel corso della stagione, in cui John parla, apparentemente allo spettatore. I tasselli più cruciali di questo lungo e fortemente sperimentale mosaico narrativo, ricostruiti danno la seguente risultante:

Ho sempre pensato che la cosa migliore che mi sia mai successa è essere un Rayburn, ora non ne sono così sicuro, quindi voglio raccontarvi tutto, non è molto piacevole,ma è la verità.

Non siamo persone terribili, ma abbiamo fatto qualcosa di terribile.

La domanda è, cosa? Le risposte saranno molteplici e tutte dolorose da dare quanto da ricevere, ma vere, come un rivolo di sangue che attraversa il volto, le generazioni.

ending_zpsjs15ycii

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...