Lo zenit dell’arte in tutte le sue forme: una domenica al LAC di Lugano – 2 puntata

di Emiliano Rossi

Ultimamente scrivevamo di quanto ambizioso sia il progetto del LAC, il nuovo gioiello della cultura inaugurato a Lugano nel settembre dello scorso anno, con l’obiettivo di riunire in un unico luogo forme diverse di espressione artistica, ponendole al servizio della collettività. LAC come crocevia tra nord e sud, LAC come punto di convergenza di esperienze diverse, LAC come incentivo a scoprire, raccontare, capire, proprio lì, davanti al lago della cittadina svizzera che così tanti significati ha rivestito nella progettazione dell’edificio e della sua filosofia identitaria.

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Nella mia visita domenicale sono rimasto affascinato dalla varietà di un programma culturale a 360 gradi capace di accontentare i palati più esigenti: vi ho già anticipato qualche chicca sulla parte delle arti visive, nell’attenta ricerca di una strada comune tra figurativismo e astrattismo, tradizione e sperimentazione, radici svizzere e influssi stranieri, arte assertiva e arte interazionale. Ma anche la stagione musicale e quella teatrale hanno tanto da offrire: ecco qualche punto di riferimento.

La musica: penso che un sogno così…

La sala concertistica e teatrale da mille posti è interamente rivestita in legno di pero e dotata di una speciale conchiglia acustica modulare e rimovibile, oltre ad una fossa orchestrale a scomparsa. Accidenti, questi svizzeri non si sono lasciati mancare proprio niente!

Stando ai pannelli esplicativi disseminati nella struttura, la sala costituisce un esempio della perfetta combinazione tra estetica architettonica e qualità acustica: si pensi ad esempio che le pareti laterali sono leggermente curve in modo da meglio riflettere il suono verso gli spettatori, mentre la superficie del controsoffitto, per lo stesso motivo, è ondulata. Insomma, la sala del LAC è stata concepita per ospitare ogni tipo di rappresentazione, dai concerti sinfonici a quelli jazz, dall’opera all’operetta, dalla danza al teatro di prosa.

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Si tratta della sede principale della stagione di LuganoMusica, (http://www.luganomusica.ch/) in strettissima collaborazione con l’Orchestra della Svizzera Italiana dell’RSI (http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=0CB8QFjAAahUKEwjngq-nwJPJAhUIbBoKHVRCCh8&url=http%3A%2F%2Fwww.orchestradellasvizzeraitaliana.ch%2F&usg=AFQjCNFQfm9vUDI6fUkCRvH1ZaiY1j45AA). E poi c’è il celebre Conservatorio di Lugano (http://www.conservatorio.ch/), con il quale si è provveduto ad instaurare un rapporto di proficuo scambio: si sa, senza connessioni con il territorio e con le realtà che esso offre, molto difficilmente un centro culturale può decollare.

La vita musicale di Lugano era già piuttosto vivace ma con spazi inadeguati: quando già nel 2001 si iniziò a contare sull’idea di costruire un nuovo teatro, l’ideazione delle future stagioni iniziò a coinvolgere diversi attori. Ci sono voluti quattordici anni (niente si fa in fretta!), ma ne è valsa la pena: il bouquet musicale di un insediamento urbano che conta poco più di 55.000 abitanti si è arricchito considerevolmente, e questo è un dato di fatto.

La stagione di LuganoMusica (qui http://www.luganomusica.ch/searchevents/?modeview=all&dateFrom=11/17/2015 il calendario completo) è stata inaugurata da Valery Gergiev e dall’Orchestra del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo con un programma che ha spaziato da Verdi fino a Musorgskij: dopo il ciclo su Schumann nel mese di novembre, poco prima della pausa natalizia la sala si è animata con le note vivaldiane dei Barocchisti (http://www.luganomusica.ch/it/434/i-barocchisti) diretti da Diego Fasolis, con un concerto che ha avuto tutti gli ingredienti (potenza melodica in primis) per allietare l’atmosfera lacustre in versione festiva. A marzo irrinunciabile è stata poi la prima parte del ciclo su Stravinskij, con la presentazione di Petruška (http://www.luganomusica.ch/it/440/royal-philharmonic-orchestra) eseguita dalla Royal Philarmonic Orchestra di Philadelphia, musica per balletto raramente rappresentata per il suo tentativo di solcare nuove frontiere nel campo della politonalità e delle sonorità “a grappolo”. Etienne Reymond, direttore artistico di LuganoMusica, ha anticipato che gli appuntamenti stravinskijani si svilupperanno nell’arco di tre anni.

I recital in cartellone hanno puntato tanto sull’ambito cameristico e solistico di alcuni tra i più grandi musicisti viventi: spiccano Sir András Schiff (http://www.luganomusica.ch/it/443/sir-andras-schiff ) e Daniil Trifonov (http://www.luganomusica.ch/it/444/daniil-trifonov) al pianoforte, così come l’Ensemble Claudiana (http://www.luganomusica.ch/it/446/ensemble-claudiana) e il liuto di Luca Pianca, con un programma che spazia dal Corelli più classico a delle rivisitazioni dal repertorio di Led Zeppelin (con A Celtic Fancy reinterpretata per arciliuto e arpa tripla). A marzo sono arrivati i fratelli Moreau con Pierre-Yves Holique (http://www.luganomusica.ch/it/454/pierreyves-holique-raphac3lle-moreau-e-edgar-moreau) ad affrontare le insidie della produzione neoclassica, tra Ravel e Debussy, mentre qualche giorno prima ci ha pensato il pianoforte di Andrea Lucchesini (http://www.luganomusica.ch/it/453/andrea-lucchesini-pianoforte) a sviluppare il tema dell’ “infanzia in musica”, tra Schumann, Chick Corea e Rachmaninov.

E poi c’è il Teatrostudio, in cui il pubblico può sedersi molto vicino all’artista, percependo nell’intimo l’interpretazione musicale, nel quale si presenteranno concerti di musica da camera (Quartetti d’archi Beethoven più…, altra iniziativa di durata triennale), un ciclo dedicato alla nuova generazione d’interpreti (che bello il tentativo di dar voce ai giovani talentuosi!) e diverse musiche contemporanee. Nella Sala 4, invece, vi è lo spazio per video e film attorno alle tematiche musicali. Il programma Late Night Modern (http://www.luganomusica.ch/it/463/late-night-modern) consta di una serie di retrospettive in un ciclo di sette concerti che, in coda ad alcuni degli appuntamenti sinfonici della sala principale, ritornano sul materiale classico dei rispettivi programmi per rifletterlo ed elaborarlo in chiave moderna. Infine, per gli approfondimenti di LacEdu,(http://www.lugano.ch/cultura-tempo-libero/lugano-arte-e-cultura-lac/lac-edu.html) è vasto il calendario di appuntamenti dedicati ai neofiti allo scopo di instaurare una conversazione sulla vita quotidiana dei grandi musicisti e il ciclo Ascoltare due volte, con una seconda esecuzione deputata alla chiarificazione e allo scioglimento di ogni dubbio nell’ascoltatore.

Il teatro: a ciascuno il suo

Il LAC, si è detto, vuole essere portavoce di tutto ciò che concerne le arti sceniche. È LuganoInScena (http://www.luganoinscena.ch/) a portare in città la grande prosa teatrale insieme a spettacoli di diverso genere, con l’idea di puntare di più anche sulla danza. L’intento è quello di passare da un teatro di programmazione a un teatro propulsore e produttore, accessibile a tutti e rivolto al mondo della cultura internazionale.

Innanzitutto, le produzioni, perché “Lugano” – secondo le intenzioni di Carmelo Rifici, direttore artistico della parte teatrale (qui http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=9&ved=0CD4QFjAIahUKEwiz5qbxwpPJAhWHPxoKHTosAVY&url=http%3A%2F%2Fwww.famigliacristiana.it%2Farticolo%2Fcarmelo-rifici-gabbiano-il-compromesso.aspx&usg=AFQjCNGYDe0UZMrvdfx1tIE5gmXKqUe-EQ una sua intervista) – “non si occuperà solo di portare in scena i migliori spettacoli dell’anno, ma anche di produrre idee, lanciando segnali e previsioni”. Concentrati negli scorsi mesi d’autunno, si è trattato di pièce che hanno avuto tutte a che fare con il lago, “specchio e mistero cittadino”. Il lago di Lugano è così diventato il grande sipario della città, con tutte le sue contraddizioni: una città fatta di contrari puntualmente mostrati dalla superficie riflettente del bacino d’acqua che, come il teatro, finisce con essere lo specchio dei suoi cittadini.

Ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Rifici, convinto che lago e teatro riflettano entrambi qualcos’altro: “luogo del gioco e dello svago, il teatro rimane lo specchio della nostra società”. Ecco perché sia Non ogni notte la luna (regia di Antonio Ballerio), Attraverso lo specchio di Marcello Chiarenza e Gabbiano curato dallo stesso Rifici ruotano attorno al tema del lago.

 Lugano: veduta notturna

Del testo di Cechov, Rifici ha dato vita a una coproduzione in chiave moderna con il Piccolo Teatro di Milano, dove la messinscena sbarcherà nel gennaio del 2016. Si tratta di un’interpretazione a mio parere non del tutto convincente, primariamente a causa di un impiego eccessivo di inserti surreali e grotteschi che complicano ulteriormente la già di per sé intricatissima vicenda. Rifici ha concepito il suo Gabbiano come la storia di una famiglia di artisti che cambia, vivendo un’afasia dei rapporti, un’anaffettività nell’ossessione del modo in cui vogliono apparire, nascondendo ciò che in realtà sono.

Embed video “Intervista a Carmelo Rifici” da qui http://www.luganolac.ch/it/video-gallery

I personaggi, che danno vita a delle sorte di tableaux vivant, recitano su un palcoscenico che si specchia in un lago (ma che c’azzeccano le atmosfere della Russia di fine Ottocento con quelle della ridente Lugano contemporanea?), che attraendoli verso il basso mostra a sua volta la loro misera umanità e l’incapacità di volare in alto. In questo universo di mistero, la scenografia curata da Margherita Palli fa la sua parte: oggetti semplici e quasi lussuosi al tempo stesso, disposti sul palcoscenico a regola d’arte, tendaggi rossi che riempiono la scena di vita e colore, accanto a gabbiani di carta che si librano sugli attoniti personaggi, resi in maniera completamente antinaturalistica (ma non colpisce la performance di nessuno). “Il lago: il latino Lacus significa cavità, spaccatura, incavo riempito d’acqua, che lega anche con lakkos, cavità, pozzo. Se la parola fosse presa nel suo significato simbolico, potremmo dire che chi vive vicino ad un lago vive su una spaccatura, su un baratro. Il lago, quindi, condiziona le vite di chi lo abita. L’incavo è però riempito d’acqua dolce, piatta, che fa da specchio. Per questo, spesso, il Lago diventa anche sinonimo di occhio: l’occhio (profondo) dentro il quale ci si specchia. Il teatro è il grande specchio del mondo. Non potrebbe essere che il lago e il teatro in Cechov siano la stessa cosa? Non potrebbe essere che è la rappresentazione a spingere l’uomo verso il baratro e a impedirgli di spiccare il volo verso l’alto?”. Questo il grande interrogativo di Rifici a cui lo spettatore è sottoposto. L’appuntamento al Piccolo di Milano (https://www.piccoloteatro.org/events/2015-2016/gabbiano) si è svolto a inizio 2016. 

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A proposito di lago, non poteva mancare in apertura di stagione la riproposizione de Il lago dei cigni (http://www.luganoinscena.ch/it/529/les-ballets-de-montecarlo) di Ciajkovskij, con le Ballets de Montecarlo così come, sempre parlando di danza, una serata che, in linea con l’obiettivo di unioni delle arti che il LAC richiede, propone il meglio di Stravinskij e Debussy (http://www.luganoinscena.ch/it/549/compagnia-virgilio-sieni) interpretato a passo di danza. Tornando al teatro e al suo rapporto col cinema, ecco il progetto CinemainScena: l’appuntamento con la Compagnia Mauri-Sturno (http://www.luganoinscena.ch/it/592/una-pura-formalita) e il suo lavoro sul cinema di Tornatore si è svolto nel mese di febbraio, mentre ad aprile Giulio Scarpati è stato Marcello Mastroianni in Una giornata particolare (http://www.luganoinscena.ch/it/607/una-giornata-particolare) di Ettore Scola con Valeria Solarino nei panni della Loren, Antonio Latella ha invece offerto a gennaio la sua personale visione delle eroine dei film di Fassbinder (http://www.luganoinscena.ch/it/590/ti-regalo-la-mia-morte-veronika) accanto al nuovo spettacolo di Alessandro Gassmann con Ottavia Piccolo (http://www.luganoinscena.ch/it/596/7-minuti) sulla condizione dei nuovi operai, destinato a diventare presto un film.

Tra spot filosofici, focus sul mito e la guerra, un ciclo su Dante e uno sul rapporto sacro-profano, a dicembre è stata la volta del teatro di Peter Brook con The valley of astonishment (http://www.luganoinscena.ch/it/556/the-valley-of-astonishment) che ha passato poi il testimone a Massimo Popolizio e al suo Il prezzo (http://www.luganoinscena.ch/it/559/il-prezzo) di Miller.

Qualche titolo più commerciale in vista delle feste, ed ecco che il nuovo anno si è aperto con l’Iliade (http://www.luganoinscena.ch/it/589/iliade) omerica reinterpretata da Maria Grazia Cipriani, fino allo spettacolo dedicato al ricordo della Prima Guerra Mondiale, In trincea (http://www.luganoinscena.ch/it/591/in-trincea).

Tra gli altri titoli, Il vizio dell’arte (http://www.luganoinscena.ch/it/578/il-vizio-dellarte) di Alan Bennett, fortunatissimo spettacolo da decine di repliche all’Elfo milanese con Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, Ivan Illic (http://www.luganoinscena.ch/it/595/ivan-illic) di Tolstoj con Marco Avocadro, finalista al Premio “Le Maschere del Teatro italiano”, La morte di Danton (http://www.luganoinscena.ch/it/597/la-morte-di-danton) di Büchner con la regia di Mario Martone e la parte principale affidata a Giuseppe Battiston, un omaggio a Pasolini in PPP ultimo inventario prima di liquidazione (http://www.luganoinscena.ch/it/599/ppp-ultimo-inventario-prima-di-liquidazione), fino al sovvertimento comico di Le cirque invisible (http://www.luganoinscena.ch/it/608/le-cirque-invisible) e all’intramontabile Ferruccio Soleri nel suo Arlecchino (http://www.luganoinscena.ch/it/611/arlecchino-servitore-di-due-padroni).

Ed è solo un assaggio: una delle specificità della programmazione del LAC è lo scarsissimo numero di repliche di ogni singola produzione o ospitalità, vero e proprio unicum nell’attuale assetto delle locandine teatrali che permette un vasto assortimento di spettacoli diversi per contenuti, target, genere (e prezzi).

Addio museo come luogo del passato polveroso, imbalsamato e frusto: il LAC luganese si presenta come un polo culturale geneticamente modificato, che ha saputo rinnovare profondamente l’ethos dell’idea stessa di fare cultura. Sì alla ricerca di un’identità, sì al tentativo di dar vita ad un museo che funga da memoria storica, sì alla promessa di non aumentare il costo dei biglietti già non proprio democratico (perché, come ha ripetuto il sindaco di Lugano, “tutto è già stato pagato coi soldi dei cittadini”, vedi qui http://archiviostorico.corriere.it/2015/agosto/25/Scantonando_verso_Lac_co_0_20150825_d29f595a-4ae9-11e5-90de-c7c2b06f604f.shtml). Il LAC ha saputo aggirare il rischio luna park, sempre in agguato, senza cedere alle sirene di un’iper-commercializzazione (non saranno di certo un café o un bookshop a puzzare di eccessiva monetizzazione) né a quelle della più bieca pacchianeria. Sobrietà, polemiche messe da parte (costi dell’operazione non interamente pervenuti, ma su questo per una volta si può sorvolare), nomine arrivate con largo anticipo così da poter lavorare da subito sulla programmazione: anche questo significa intendere la cultura come motore di crescita, turismo, trasformazione sociale ed economica, ribadendo l’importanza di una città nel panorama culturale internazionale. L’architetto Gianola aveva scommesso tutto sull’idea di attraversamento quotidiano: la volontà era quella che in un museo si potesse entrare anche solo di passaggio, per andare al lavoro o portare i figli a scuola. Il LAC come croce, filtro, cuore pulsante, muscolo della città che dà vita racchiudendo in sé stesso diversi contenuti urbanistici, nella combinazione tra antico e nuovo, con il criterio dell’artisticità territoriale sempre rispettato. Il LAC come centro vitale e propositivo che rappresenta il cuore pulsante di una rete che si estende ben oltre i confini cittadini, coinvolgendo pubblico, para-pubblico e privati già attivi nel territorio nell’ambito della cultura, fino all’associazionismo culturale, le biblioteche, le istituzioni educative, i collezionisti. Il LAC è un grande progetto di “condivisione”, parola tanto abusata quanto solo eccezionalmente trasformata in realtà. Per questo vale una visita. Chapeau!

 

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