Gomorra – La serie: la seconda stagione si tinge di rosa

di Valeria De Bacco

La prima stagione di Gomorra – La serie ha visto la fine della reggenza del clan Savastano e l’insorgere di un nuovo sistema democratico guidato dalla leadership di uno dei personaggi più influenti di tutto l’ambiente, ma, soprattutto, ha pianto la morte di Donna Imma, eroina indiscussa delle ultime puntate, donna di grande talento e caparbietà. Per una regina caduta, tante sono le ancelle pronte a prenderne il posto. Questa seconda stagione si tinge di rosa e mostra chi porta davvero i pantaloni in casa Scampia.

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La seconda stagione di Gomorra – La serie si è conclusa all’insegna di numerosi colpi di scena, sui quali troneggia, primo per crudeltà ed astuzia, il tradimento di Genny ai danni di entrambe le figure paterne presenti nella sua vita. Gennaro, nel susseguirsi delle puntate, è apparso quasi alla stregua di un personaggio secondario, per lo più assente, interpellato solo in occasione delle macchinazioni dei due grandi avversari, i due maschi alfa che lungo tutta la stagione si sono fronteggiati per la chiusura di vecchi conti e l’affermazione assoluta del potere. Pietro Savastano, monarca indiscusso di un clan decadente, e Ciro Di Marzio, anche detto – e non a caso – “l’immortale”, si sono affrontati seguendo uno schema di cui, soli, erano in grado di prevedere le mosse per giocare d’anticipo. L’ex luogotenente di Don Pietro si è dimostrato anche in questa stagione l’unico uomo davvero dotato di quell’insieme di caratteristiche che si richiedono ad un uomo di camorra per diventare boss: astuto, lungimirante e determinato, Ciro si è rivelato ancora una volta come il grande oratore che è, capace di affascinare tutti i vertici di Scampia non solo con l’odore dei soldi promessi, ma per quelle parole capaci di interpretare ogni volta i loro più profondi desideri. Eppure, anche Ciro si è spinto un po’ oltre il confine dei propri limiti, inseguendo un sogno di gloria che, una volta accesa la luce, ha rivelato la terribile solitudine di questo eroe instancabile. Tutto ha un prezzo sembra dire la parabola del personaggio, che in questa seconda stagione compie un’evoluzione profonda, che lo porta dall’essere al centro del mondo ad attraversare i corridoi più bui della sua anima.

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Antitetico, non tanto a livello strategico, quanto piuttosto sentimentale, Don Pietro si rivela in tutte le sue debolezze di uomo. Vittima del suo stesso orgoglio, che già lo aveva condotto dietro le sbarre, non accetta, si potrebbe dire, di andare in pensione e lasciare spazio al proprio legittimo erede. Accecato dai sentimenti di odio e vendetta nei confronti del rivale, arriva a violare anche le leggi non scritte della malvivenza, colpendo Ciro nell’unica sua debolezza. La morte della figlia Maria Rita, ultimo stendardo d’amore di quest’ultimo, scatena infatti quel vortice di elementi che portano all’estrema risoluzione del loro eterno conflitto, cominciato nella prima stagione e qui finalmente concluso. L’incapacità di perdonare condanna Pietro Savastano, sia sul piano famigliare che professionale, ad una morte, ma prima ancora ad una vita, priva della gloria dei miti.

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È solo tirando le fila di tutta questa seconda epopea che emerge chiaro e potente il ruolo di Genny, che da vittima delle circostanze diviene ora artefice del proprio destino. Erede più di Ciro che di Don Pietro, il figliol prodigo si mostra all’altezza di tutte le aspettative della sua defunta madre, macchinando senza scalpore per ottenere ciò che ritiene spettargli di diritto. Stringendo le dovute alleanze e aspettando il momento propizio per entrare in scena, Gennaro Savastano riscatta gli errori di gioventù divenendo il nuovo protagonista indiscusso nei giochi di potere che regolano gli ambienti della camorra, non solo napoletana. Infatti, a differenza del padre, Gennaro ha una mentalità giovane e fresca, capace di guardare al futuro con uno spirito da imprenditore che lo porta a varcare i confini dell’amata terra natia. Eppure, dietro alle cicatrici e ai capelli da duro, lo sguardo di questo giovane personaggio si riempie di una velata malinconia, forse ricordo di quei giorni in cui tutto si riduceva ai pomeriggi di un’ingenua e spensierata gioventù.

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Se lo sviluppo di questa rete di alleanze e inimicizie era in qualche modo intuibile già dagli elementi consegnateci dalla passata stagione, quello che veramente stupisce in questa nuova e spettacolare epica malavitosa, è la centralità rivestita dai ruoli femminili. I topoi della femminilità vengono infatti scandagliati in tutte le loro più diverse, intime e profonde sfumature, restituendo al pubblico delle figure a tutto tondo, capaci di destreggiarsi agilmente tra le fitte trame del potere, al pari dei boss e dei loro affiliati, se non addirittura meglio.

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La morte di Donna Imma si presenta come il triste preludio ad un’altra ingiusta fine, che ha coinvolto la moglie di Ciro, dipinta sì come una donna innamorata e fedele, ma altrettanto accorta e posata, consapevole dei limiti umani del proprio marito. Con coraggio e fierezza, cerca in ogni modo di portarlo a ragionare, di dissuaderlo da una scalata al potere che ha tutti i tratti di una rocambolesca caduta nel precipizio. Invano. Così come appare, la sua figura è destinata all’oblio. Rimane tuttavia funzionale alla trama e al suo sviluppo, segnando per sempre il punto di non ritorno nelle vicende della sua stessa famiglia e di tutto il clan.

Centrali appaiono invece i ruoli rivestiti dall’ormai celebre Scianel e da Patrizia, una alter ego dell’altra. All’autarchia della prima si contrappone invece il sentimentalismo dell’altra. Laddove Scianel predilige l’azione alla riflessione, Patrizia si mostra capace di una caparbietà e una presenza insperate per la sua giovane età, così potenti da conquistare anche il cuore ormai arido di Pietro Savastano. Unica in grado di piegarlo al sentimento, la ragazza lo affronta con rispettosa, ma determinata schiettezza, conquistandone così la fiducia e la stima. Scianel è portatrice di tutt’altra filosofia, splendidamente espressa nel dialogo con la nuora Marinella, a cui rivela il proprio segreto: la libertà porta il prezzo amaro della solitudine. Mai un cedimento, mai un attimo di paura si legge nel suo sguardo fiero, capace di affrontare a viso aperto sia Ciro che Savastano. Solo, rimane un po’ di triste rassegnazione di fronte alla consapevolezza d’esser stata incastrata. Quando si dice “il tempismo è tutto”!

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Vi sono poi altre figure di donne più marginali, ma non per questo meno importanti, come appunto Marinella, che in uno sfogo ben calibrato ha saputo dare tutto di sé: la rabbia, la passione, il coraggio – poco – e il desiderio d’essere nuovamente, davvero, libera. Parole urlate in faccia all’iroso Lelluccio, ma in realtà pronunciate finalmente a se stessa. Vi è poi Azmera, la bella fidanzata di Gabriele detto O’ Principe. Donna lucida e cosciente, come il suo amante, sembra collocarsi in un’altra dimensione, distaccata dall’universo camorristico. Con intelligenza e lealtà, consiglia al compagno la strada migliore per la salvezza, ma non rinnega la propria indipendenza preferendo aver salva la vita che i propri affetti. E poi c’è Azzurra, che invece per amore tradisce ogni cosa. Il suo personaggio si presta alle più diverse letture e gli indizi fanno pensare che, come il marito, occuperà un ruolo centrale nel prossimo futuro. Che sia lei la vera erede di Donna Imma, fedele e forte, capace di consigliare senza per questo dire l’ultima parola?

Gomorra – La serie si riconferma un prodotto di alto valore, non solo per le maestranze impiegate nella sua realizzazione, per la cura di ogni dettaglio e per la credibilità della trama, che non cede mai il passo a possibili scelte scontate o spettacolari. Questa serie si dimostra in grado di sondare tutte le strade offerte dal linguaggio seriale, compiendo scelte coraggiose, come la mattanza della maggior parte dei protagonisti, anche quelli più amati – si vocifera su di un possibile spin-off incentrato sulla figura di Conte – ed innovative, che fanno restare il suo pubblico sempre col fiato sospeso. Ormai si può dire con certezza, le riprese per una terza stagione sono in programma per il prossimo autunno, per cui “state senza pensier”, ché ne vedremo ancora delle belle… fanciulle forse?

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