70esima edizione dei Nastri d’Argento: La pazza gioia di Virzì si prepara a fare incetta di premi…

di Luisa Djabali

Una pioggia di candidature ai Nastri d’Argento e più di tre milioni di euro di incassi dalla sua presentazione al Festival di Cannes, avvenuta il maggio scorso, confermano La Pazza Gioia (trailer qui: https://youtu.be/ikcsQBz8q4g ) di Paolo Virzì uno dei casi cinematografici della stagione.

Miglior regia, miglior attrice protagonista (per entrambe le co-protagoniste, Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti), miglior attrice non protagonista (Valentina Carnellutti), miglior sceneggiatura (scritta a quattro mani da Virzì e Francesca Archibugi),  miglior scenografia (Tonino Zera), miglior costumi (Catia Dottori), miglior montaggio (Cecilia Zanuso), miglior sonoro in presa diretta (Alessandro Bianchi), migliore colonna sonora (il fratello del regista Carlo Virzì), miglior produttore (Marco Belardi). Seguono nella classifica dei più nominati: il pluripremiato Lo chiamavano Jeeg Robot (Leggi anche: https://goo.gl/4xoCzK ) di Gabriele Mainetti con nove nomination, Suburra di Stefano Sollima con sette, Per amor vostro di Giuseppe Gaudino con sei e infine a pari merito cinque nomination sia per Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese che per Alaska di Claudio Cupellini.

Le premiazioni avranno luogo nella magnifica location del Teatro Antico di Taormina il prossimo due luglio. I premi saranno assegnati dagli iscritti al Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, organizzatori della manifestazione in collaborazione con il sostegno istituzionale del MiBACT, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Inoltre, durante la serata, uno speciale riconoscimento andrà all’attrice Stefania Sandrelli, alla quale verrà assegnato il prestigioso Nastro d’Oro in omaggio ai suoi primi cinquantacinque anni di carriera, mentre a Claudio Caligari spetterà il Nastro speciale come miglior film dell’anno per Non essere cattivo.

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Ma perché La pazza gioia ha affascinato così tanto il pubblico? Per chi ancora non l’avesse visto, ammesso che esista ancora qualcuno visto il grande successo al botteghino, il film racconta la storia di Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi) e Donatella (Micaela Ramazzotti), due donne soggette a custodia cautelare che sono tenute a svolgere una terapia di recupero, presso l’istituto terapeutico di Villa Biondi. La mitomane e logorroica Beatrice, ricca moglie di un avvocato che ha fatto fortuna intrattenendo relazioni con la classe dirigente berlusconiana nella sua età aurea, ha avuto una tumultuosa relazione con un criminale che le ha fatto passare dei guai con la legge. Donatella, ingenua e incompresa figlia di una madre (Anna Galiena) che è stata incapace di amarla e di un padre (un efficace Marco Messeri) inetto e un po’cialtrone, che sostanzialmente non si è mai preso cura della sua famiglia, vive nella perenne pena per un figlio di cui ha perso la custodia. La prima, irrequieta e desiderosa di vita, coinvolgerà la giovane madre in un’improvvisata fuga dall’istituto, che dopo anni di reclusione le permetterà di godere di qualche giorno di libertà, dandosi alla pazza gioia

Due donne diversissime per estrazione sociale e storia di vita, ma molto simili nelle loro fragilità, che, dopo un iniziale titubanza reciproca, intrecciano un rapporto d’amicizia che le porterà a conoscersi nel profondo, al di là delle etichette che le sono state affibbiate da parte della società dei “normali”. Abbandonate le ambientazioni brianzole de Il capitale umano, Virzì recupera il rapporto con l’amata Toscana, che ci fa ripercorrere quasi nella sua interezza, in un tour che ci conduce dalle campagne pistoiesi di Villa Biondi, alla Versilia dei locali notturni. Una territorialità che da sempre ha contraddistinto il cinema del regista livornese, drammatico e al contempo carico di (auto)ironia. Con l’ago della bussola sempre caparbiamente puntato alla stagione della grande commedia all’italiana, il regista non ha mai smesso di raccontarci storie agrodolci e tragicomiche, con una sferzata finale d’ottimismo, che in più occasioni (forse anche questa?) ha rischiato di sfociare in un buonismo un po’ facilotto, ma mai privo di etica. Anche con Donatella e Beatrice si ride di gusto, per poi farci trascinare in una valle di lacrime (un film a prova di Kleenex) e di nuovo sorridere speranzosi.

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A guidarci in questo turbine di emozioni è la voce soave di Gino Paoli che si poggia delicatamente sulle note di Senza fine. Le musiche, curate da Carlo Virzì (che da anni collabora con il fratello regista), fanno trovare al film, nel famoso pezzo del cantautore, il suo struggente leitmotiv sonoro. Con tangibile e rarissima sensibilità, così difficile da trovare nel cinema italiano diretto da uomini, Virzì descrive magistralmente il mondo femminile, riportando alla mente le donne imperfette, e dunque così reali, raccontate molti anni fa da Antonio Pietrageli. Sullo sfondo di queste storie sul gentil sesso, i riferimenti all’anti-psichiatria di Marco Basaglia rimangono latenti ma costanti per tutto il film, ed il grande cavallo azzurro, che dalle prime inquadrature possiamo scorgere fuori da Villa Biondi, ce ne fornisce subito un inconfondibile avvisaglia…

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