«Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». Fiore esprime la bellezza, laddove sembra non esserci più nemmeno la speranza

di Valeria De Bacco

Così cantava De André e queste sue parole sembrano accordarsi perfettamente alla trama di una storia che, carica della stessa raffinata poesia, irrompe sullo schermo con l’energia graffiante e spavalda della gioventù e così, senza chiedere il permesso, come si addice a chi ha tutto davanti e nulla da perdere, riesce a descrivere il profumo ancora acerbo di un giovane amore. Fiore è un film delicato e potente, che esplode nel cuore di chi lo guarda costringendolo ad avere di nuovo vent’anni e un vulcano nel petto.

La storia di Daphne e Joshua è la storia di ogni uomo e ogni donna, è il ricordo di quell’amore che tutti teniamo nel cassetto della nostra memoria di ragazzi, un sentimento talmente inesauribile da superare qualsiasi barriera e vincere tutti i conflitti. È la potenza del primo amore, che sconfigge la gravità e rende immortali. Sono due destini, quelli dei protagonisti, che sembrano già tracciati dalle colpe dei padri, dalla difficoltà di una vita più difficile a farsi che a dirsi. Nella realtà del riformatorio, la solitudine di queste due anime sole si scopre capace di illuminare tutto di una luce calda e inattesa, comprese le giornate di quella che appare come la fine di un lungo inverno e che metaforicamente sembra alludere ad un passato privato dell’affetto materno, che cura ogni ferita colmandola di affettuosa speranza.

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Le giornate di Daphne, che come ogni adolescente sembra trovare nella musica la sola valvola di sfogo ad un mondo troppo grande da tenere dentro, dietro le sbarre del riformatorio scorrono sempre uguali, tutte scandite dal ritmo dello stesso incalzante ritornello: uscire da quel luogo di costrizione. Nulla sembra essere in grado di offrirle la possibilità di redimersi, certamente non le attività di “trucco e parrucco” organizzate nell’ambito di un programma di recupero che vede la speranza indossare le vesti di una bellezza artificiosa, né tantomeno la presenza di un padre che si rivela nella sua assenza. Sono le amicizie, sancite a colpi di eyeliner e forgiate da atti di lealtà e coraggio, la vera ancora di salvezza per una ragazzina già adulta, costretta in un corpo ancora immaturo di giovane donna. Perché, forse, la prigione più grande e invalicabile per Daphne è proprio questo suo essere ancora bambina, inconsapevole della propria futura bellezza di donna, imprigionata in un’età che al bisogno di appartenenza risponde con la voglia di evadere dagli schemi di una società preconfezionata, cui si accede attraverso l’emulazione. Daphne e Joshua, emblemi moderni del più tradizionale degli amori letterari, affrontano con incosciente coraggio il loro fato avverso, omaggiando Il laureato con la loro rivolta generazionale. Eppure, anche in questo caso, il finale del film, proprio nel suo chiudersi sull’apice drammatico dell’azione, sembra accennare finalmente alla presa di consapevolezza da parte dei suoi giovani protagonisti della loro condizione di esuli.

Claudio Giovannesi, classe 1978, firma con Fiore una delle opere più delicate e al tempo stesso profondamente veritiere che siano state girate sull’adolescenza e i suoi drammi. La macchina da presa insiste infatti sulle emozioni celate dei protagonisti, le quali, così nascoste sotto pelle, potevano essere indagate solo per mezzo di continui primi piani, che si mostrano come delicate carezze. È il racconto di un amore che si costruisce attraverso timidi tocchi e scopre nel desiderio la necessità di eludere ogni distanza. La cifra stilistica di questo film è il rispetto con cui ogni angolo di cuore viene indagato, con lentezza e riguardo, facendo attenzione a non inciampare nel patetismo e nella banalità, che a volte traduce i giovani attuali in analfabeti funzionali senza alcuna speranza. Certo, l’essere stato così bravo a descrivere l’universo adolescenziale ai tempi di Amici potrebbe frapporre una qualche difficoltà d’immedesimazione tra le vite di quei due ragazzi sbandati, eppure così dolci, e il loro spettatore. Ma niente paura, anche a questo c’è rimedio, perché si sa che, per quanto il tempo passi, l’amore prima o poi arriva per tutti!

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