Pensare globale, ma guardare locale: quando il cinema resta a casa

di Valeria De Bacco

In una società come quella attuale, in cui la dimensione spazio-temporale dell’individuo è dominata dai ritmi dell’accelerazione tecnologica, anche l’arte si ripropone al pubblico indossando vesti insolite, per continuare ad affascinare e incuriosire grazie all’utilizzo di forme sempre nuove. In questi ultimi tempi, il focolare domestico si sta trasformando in luogo d’incontro, un crocevia in cui passione, amicizie e lavoro si mischiano, facendo emergere il volto inaspettato dell’intimità casalinga. Dall’home gallery all’home restaurant, anche il cinema in Italia reclama una propria nicchia all’interno di questa rivoluzione casereccia, che rilegge gli spazi e ricodifica la fruizione del tempo libero.

The Simpsons sul divano - foto 1

Alzi la mano chi, tornando a casa la sera dopo una giornata di intenso lavoro, ma volendo assolutamente vedere l’ultimo film del regista che adora (che poi, ammettiamolo, gli amici ormai lo hanno visto e spoilerato abbastanza!), non ha pensato tra sé quanto sarebbe stato bello potersi accoccolare comodamente sul divano, magari con al seguito copertina e gatto sornione a fare le fusa, e vedere il film comparire magicamente sulla parete del salotto. Ebbene, signori e signore, quel giorno è arrivato e il sogno è diventato realtà. O quasi.

Da qualche mese, Mymovies e Repubblica.it hanno rivoluzionato il modo di andare al cinema: occorre solo riservare il proprio posto nella sala cinematografica virtuale, accendere il pc, spegnere le luci e, come per magia, les jeux sont faits. Mymovieslive offre gratuitamente la possibilità di vedere alcune delle pellicole presentate nei diversi festival internazionali, ma non solo, poiché l’utente registrato può selezionare il prodotto più adatto a soddisfare i propri desideri all’interno di un database composto da più di seicento tra film e serie tv. Ovviamente, per chi volesse godere di alcuni benefit (perché si sa che, nell’era del più agguerrito consumismo, nessuno fa niente per niente), è possibile acquistare ad un prezzo decisamente contenuto, che parte da 1,99 euro a settimana, la versione Unlimited, che garantisce l’accesso in qualsiasi momento a tutti i film on demand, oltre alla certezza di trovare posto in “sala”, anche in caso di sold out.

Mymovieslive - foto 2

In collaborazione con Nuovo Cinema Repubblica, un nome un programma, da maggio 2015 è possibile vedere un film d’autore diverso ogni settimana, sempre alle 21:30 nella cosiddetta sala virtuale, un luogo che diventa anche occasione di critica e commento al film, per mezzo di una videopresentazione proposta dalle firme della stessa Repubblica (http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2015/05/07/news/nuovo_cinema_repubblica-113791846/). Anche in questo caso, l’unico requisito è quello di effettuare la registrazione e confermare la propria prenotazione in prossimità dell’inizio del film. E non devono disperare tutti i romantici, nostalgici affezionati delle chiacchierate vis-à-vis con gli altri spettatori, perché è stato pensato anche a loro, attraverso la possibilità di scambiare opinioni sulla piattaforma web, prima e dopo la visione del film.

Insomma, una versione più social di così non si poteva proprio immaginarla, a discapito di tutti coloro che mettono in guardia dall’uso alienante della tecnologia (http://www.rollingstone.it/rr-style/foto-rrstyle/spacciatori-di-punti-di-domanda-la-tecnologia-unisce-la-tecnologia-divide/2014-05-09/), che invece di unire sotto la stessa bandiera, o meglio banda larga, porterebbe a una percezione sempre più allucinatoria della realtà.

Nuovo Cinema Paradiso - foto 3

In quest’ottica di cambiamento che interessa la fruizione del medium audiovisivo e non risparmia nessun canale distributivo, sono molti i programmi che mettono a disposizione, più o meno legalmente, un numero immenso di prodotti, che spaziano dai film d’epoca alle serie tv più recenti, e spingono ad interrogarsi su quale sia oggi la strada, o forse la deriva, intrapresa dal modo di vivere, comunicare e condividere l’esperienza artistica. Che sia necessario proteggere il procedimento creativo e l’autorialità dell’ideatore di un’opera è cosa scontata, ma che sia anche arrivato il momento di fare i conti con un diverso modo di fruirne è altrettanto palese. Piattaforme come Flipps (http://www.lastampa.it/2015/02/05/tecnologia/flipps-lapp-multimedia-punta-allitalia-presto-canali-n0a5kYwdAHYDBNUqSzdJ5I/pagina.html), Megatube (http://www.aranzulla.it/film-senza-limiti-gratis-63986.html) o Rai Cinema (http://www.raicinema.rai.it/dl/RaiCinema/site/News/ContentItem-c0f1e927-def6-4831-b999-ca056fc3c6af.html) sono la dimostrazione che anche l’arte sa stare al passo coi tempi e con un universo cibernetico sempre più dinamico, ma soprattutto che il popolo del web non è affetto da gelosia e, per la serie chi più ne ha più ne metta, ama condividere con il prossimo le più svariate performances artistiche.

È un modo nuovo di fare cultura, che sicuramente non declassa il metodo più tradizionale ma anzi ne potenzia gli effetti, solo che, come tutte le rivoluzioni, irrompe sulla scena senza chiedere il permesso.

Cinema - Foto 4

Al di là del bene e del male, in questi giorni di francese fermento festivaliero e celebrazione della settima arte, la questione della sala a domicilio pone un ultimo, interessante spunto di riflessione, che questa volta bussa alle porte della committenza, perché, c’è da chiedersi, se è chiaro che ai pigri e squattrinati spettatori tutto questo possa far gola, cosa spinge critici e riviste nel fomentare queste innovazioni. Sebbene all’apparenza la domanda possa assomigliare a uno degli ancora irrisolti misteri di X-Files, il dilemma è presto svelato: un progetto di questa portata è, per il web, un’occasione pubblicitaria senza precedenti, capace non solo, si spera, di aumentare i lettori e le loro condivisioni degli articoli, ma anche di denotare in maniera più chiara l’identità di una rivista o di un quotidiano, i quali, come in un’eterna lotta tra leone e gazzella, hanno ogni giorno di più la necessità di distinguersi nella massa sempre più numerosa di concorrenti.

 

 

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