Speciale Cinevasioni: il carcere apre le porte alla settima arte. Vince la prima edizione Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Madrina d’eccezione, la Signora del cinema italiano, Claudia Cardinale.

di Luisa Djabali

E’ stata una madrina d’eccezione come Claudia Cardinale a chiudere la prima edizione di Cinevasioni Film Festival. Dopo la proiezione del film fuori concorso, Non essere cattivo, di Claudio Caligari, ha avuto inizio un’emozionante cerimonia di premiazione. Alla Signora del cinema italiano è andata la prima farfalla di ferro, Oscar di Cinevasioni, in tributo all’immensa carriera cinematografica, riassunta per il pubblico del Festival in una breve clip omaggio (qui il link del filmato https://www.youtube.com/watch?v=4Vt_vfruAE0&feature=youtu.be).

“Il cinema tra queste mura ha la C maiuscola, davvero sono io a ringraziare” ha commentato l’attrice, che dopo la premiazione si è prodigata, con generosità ed entusiasmo, in saluti e strette di mano.

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Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti è invece il film vincitore (qui l’intervista al regista in occasione della proiezione del film al festival https://fuoricorsoblog.wordpress.com/2016/05/13/speciale-cinevasioni-il-carcere-apre-le-porte-alla-settima-arte-jeeg-robot-vola-anche-al-dozza-quattro-chiacchiere-con-il-regista-gabriele-mainetti/). L’opera rivelazione del 2016, infatti, è stata scelta all’unanimità dalla giuria del festival, composta dagli studenti detenuti del corso-laboratorio cinema “CiackinCarcere” e presieduta dall’attore Ivano Marescotti. “Questo film rappresenta una novità assoluta nel panorama cinematografico italiano. E’ un indubbio capolavoro di recitazione, di esposizione della fantasia e, al contempo, esprime con sapiente irriverenza i drammi, i sogni e il coacervo di passioni delle periferie metropolitane” sono le motivazioni della scelta dei giurati.

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“Sono davvero onorato e felicissimo. Il nostro è un film contro i destini segnati” ha dichiarato Mainetti alla consegna del premio. A sorpresa, anche gli organizzatori del Festival, Filippo Vendemmiati e Angelita Fiore, hanno ricevuto due farfalle di ferro, perché “ci hanno insegnato a chiudere gli occhi, a riaprirli, a sentire il profumo della libertà” ha spiegato Mario, il giurato che ha consegnato loro il premio. Ed è proprio in queste parole che sembra racchiudersi tutto il senso di questa straordinaria iniziativa. Una lunga ed intensa settimana di Cine-Evasioni che, con ironia e semplicità, ci ha fatto emozionare e riflettere, perseguendo l’obbiettivo costante di abbattere le barriere più resistenti, quelle del pregiudizio. Visto lo straordinario successo, il momento dei saluti finali si carica della speranza per una seconda edizione. Adesso, non ci resta che aspettare…

Infine, non è mancata l’occasione per ricordare il regista Claudio Caligari, con la proiezione-evento del suo ultimo lavoro Non essere cattivo, proiettato in chiusura

 di Denise Penna

Non essere cattivo è l’ultima opera (postuma) del compianto Claudio Caligari, scomparso un anno fa. Il film avrebbe dovuto rappresentare l’Italia agli scorsi Academy Awards, anche se alla fine fu escluso dalla lista. Era poi stato candidato a numerosi David di Donatello, ma ne ha guadagnato solo uno (Miglior Sonoro), con sommo disappunto dell’attore Valerio Mastandrea, produttore del film. Il Cinevasioni Film Festival ha invece il merito di riconoscere il valore di questo lavoro e di promuoverlo come evento speciale fuori concorso per la giornata conclusiva della kermesse.

Intenso ed emozionante, il film conclude un ideale trittico cominciato nel 1983 con Amore Tossico e proseguito nel 1998 con L’odore della notte. Come spiega il critico cinematografico Roy Menarini, ospite del festival, il film perpetra la volontà del regista di restare nel tessuto degli esclusi, degli emarginati, di coloro che nascono con un destino apparentemente segnato: droga, alcool, sballo, criminalità, disoccupazione e miseria delineano le pareti di una prigione dalla quale fuggire diventa quasi un’utopia; un crudo realismo di pasoliniana memoria che da sempre ha contraddistinto il percorso artistico del cineasta, dai primi documentari ai suoi tre lungometraggi.

1995, Cesare e Vittorio vivono in un quartiere degradato di Ostia, sono amici da sempre e insieme vivono ogni giorno al limite, tra cocaina, locali, rapine e scazzottate, finché un giorno Vittorio decide di mollare tutto e di vivere onestamente, senza più droga, né furti. Cesare invece finirà letteralmente fagocitato dal malessere che cerca in tutti i modi di scacciare, in un letale climax di eccessi che ti portano ad essere cattivo; quegli eccessi che non sono la risposta e che inevitabilmente fanno dimenticare quale fosse la domanda. I due ragazzi – interpretati dai superbi Luca Marinelli e Alessandro Borghi – percorrono due esistenze inizialmente in simbiosi, poi in parallelo, una sorta di sliding doors in cui se sei abbastanza forte riesci a lottare per vivere e liberarti dalle tue debolezze, mentre se per caso ti arrendi sei costretto a soccombere sotto il loro stesso peso.

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Quello di Caligari è dunque un messaggio di sofferta speranza, una scelta narrativa improntata sul distacco dalla fatalità e sulla convinzione che il destino è solo quello che l’individuo si costruisce e che può cambiare se lo si crede possibile, cedendo all’amore e invocando le proprie forze nel tentativo di riuscirvi, non senza difficoltà.

E’ molto triste sapere che alcune sfide vinte, come questa, non vedranno mai il loro fautore raccoglierne le glorie.

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=IdpqEuIw8kA

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