Speciale Cinevasioni: il carcere apre le porte alla settima arte. Il gioco più bello del mondo fa il suo ingresso in concorso con Zanetti Story: Javier, il capitano silenzioso, affascina anche la platea dei “non addetti ai lavori”.

di Luisa Djabali

La mattinata di Cinevasioni si apre nel segno del pallone. Simone Scafidi e Carlo A. Sigon presentano il loro Zanetti Story (qui ill trailer https://youtu.be/hihT-hlpudc ), dedicato a una delle figure più amate e rispettate  del calcio internazionale, Javier Zanetti. A fare da contraltare alle testimonianze di chi lo ha conosciuto e ai filmati di repertorio, ci sono i racconti di Albino Guaròn, misterioso scrittore argentino non vedente, che decide di scrivere un libro sul celebre compatriota.

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Il personaggio di Guaròn nasce dalla fantasia di Scafidi e Sigon, che, tramite questo espediente, hanno nascosto dietro un volto la loro voce narrante: «Uno scrittore cieco che racconta la storia di un protagonista muto ci sembrava un modo originale per illustrare la storia di un personaggio spettacolare dal punto di vista umano e sportivo, ma potenzialmente poco attraente sul piano narrativo, proprio per questa sua personalità così riservata» spiegano i registi. Un docu-film che strizza l’occhio al mockumentary e si distingue dai tanti prodotti, che negli ultimi anni hanno ripercorso in maniera meno audace le carriere degli eroi dello sport mondiale. Il merito dei registi e dello sceneggiatore Rudi Ghedini sembra essere stato proprio quello di restituire la vera essenza della personalità di un campione, da sempre avverso all’autocelebrazione, ponendolo a lato della narrazione, mai al centro. Una scelta stilistica coraggiosa, che non toglie niente al profilo umano di Zanetti, ma anzi vi aggiunge spessore, permettendo così, anche ai “non addetti ai lavori” del calcio, di apprezzare la storia dell’uomo, al di là del puro aspetto sportivo. «Ci è sembrato che sentire la sua vita raccontata dalle parole degli altri potesse essere più interessante nel caso di una figura riservata e modesta come quella di Zanetti» chiarisce dopo la proiezione Scafidi.

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Il film, a partire dagli iniziali ostacoli dovuti ad un fisico apparentemente troppo gracile per il calcio, quello vero, fino alla partenza da Buenos Aires nel 1995, narra l’ingresso silenzioso di Zanetti in uno dei più prestigiosi club calcistici d’Europa, quando per casualità o assoluta volontà dei piani alti, questo non c’è stato dato di capire, approda all’Internazionale Milano. Attraverso anni di sofferenze, scanditi da un incredibile successione di aspettative disattese, emerge un’inossidabile fedeltà alla maglia, sempre più rara da trovare nel calcio moderno. Una volontà ferrea e incrollabile, una storia di lunghe sconfitte, ma anche di agognate vittorie, che dopo anni d’attese arrivano numerose e pesanti, sotto la guida del tecnico portoghese José Mourinho. Il padre Rodolfo, la moglie Paula, i colleghi Lionel Messi, Roberto Baggio, Ivan Cordoba, Esteban Cambiasso, il già citato José Mourinho, il presidente-tifoso Massimo Moratti, ma anche giornalisti come Sandro Mazzola, Gad Lerner, Michele Serra, Beppe Severgnini e personaggi dello spettacolo del calibro di Fiorello: questi e tanti altri, sono i compagni di percorso che descrivono El tractor, il soprannome affibbiato a Zanetti per la sua perseveranza nel dribblare con caparbia impetuosità gli avversari in campo. Non manca un’ampia parentesi sull’impegno umanitario portato avanti da Zanetti, assieme all’inseparabile moglie Paula, attraverso la Fundación P.U.P.I, organizzazione no profit creata a favore dei bambini più disagiati delle periferie argentine. Da contraltare a questo tripudio di volti, ci sono le immagini virate a seppia, che attraverso il racconto di Guaròn, restituiscono la figura di un uomo d’altri tempi, sovrapposta a quelle di un’Argentina martoriata dalle drammatiche crisi politiche e finanziarie.

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Capitano silenzioso ma carismatico, «un uomo pulito in tutti i sensi», così lo descrive l’ex compagno di squadra, Roberto Baggio. Un individuo lineare, nel pensiero e nella vita, ma che dentro di sé nasconde «un fuoco addomesticato», per usare le parole del giornalista Beppe Severgnini. La battuta pronunciata all’inizio del film da Guaròn, «La normalità è affascinante perché è più complessa. Cosa ci vuole a scrivere un libro su Che Guevara o Maradona?», sembra essere la poetica che ha guidato gli autori e al tempo stesso la chiave di lettura per lo spettatore. In conferenza stampa, i registi hanno spiegato come la lavorazione sia stata particolarmente travagliata: «Abbiamo iniziato con le nostre ricerche nel marzo 2010, ma il film è uscito nel febbraio 2015, quindi ben cinque anni dopo! Ma grazie a Zanetti che è una persona molto umile e sa dare valore alle cose, siamo riusciti a prendere contatti con tutte le persone a cui volevamo chiedere di partecipare, attraverso le loro testimonianze, al nostro film».

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Poco prima della proiezione, Angelita Fiore, direttrice scientifica del Festival, racconta ai registi di come in questi giorni, fra i corridoi della Casa Circodariale Dozza, abbia echeggiato un unico quesito: «Ma Zanetti c’è?». Si spengono le luci in sala e sul maxischermo appare un videomessaggio registrato da Javier Zanetti per il pubblico di Cinevasioni: «Ciao ragazzi, mi dispiace di non essere lì con voi, sono felice e orgoglioso che il mio film vi tenga compagnia in questa bellissima mattinata, spero vi piaccia, un abbraccio a tutti». Pieno stile Zanetti: semplice, concreto, riservato. Un gregario di lusso, sempre disponibile verso gli altri.

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