Speciale Cinevasioni: il carcere apre le porte alla settima arte. Back to reality: la seconda giornata di festival si apre nel segno del documentario e dell’opera di Gianfranco Rosi Fuocammare

di Luisa Djabali

La seconda giornata di Cinevasioni è stata condotta all’insegna del documentario, con la proiezione dell’opera di Francesco Rosi, Fuocoammare, che ha da poco conquistato la Berlinale aggiudicandosi l’Orso d’oro. La sessione pomeridiana ha inoltre sancito l’ingresso in concorso delle opere di due giovani registi: Irene Dionisio, che ha presentato Sponde. Nel sicuro sole del nord e Stafano Etter con The lives of Mecca.

«C’è una grande differenza tra la creazione di un film e quella di un documentario. Nel documentario è Dio il regista, quello che ha creato il materiale base. Nel film di finzione è il regista che è un dio, deve creare la vita» raccontava Alfred Hitchcock a uno degli autori più amati del cinema francese, François Truffaut, in una ormai leggendaria intervista trascritta nel volume Il cinema secondo Hitchcock, e trasposta recentemente sugli schermi cinematografici grazie a Hitchcock/Truffaut (https://fuoricorsoblog.wordpress.com/2016/04/12/impara-larte-e-mettila-da-parte-hitchcocktruffaut-racconta-il-regista-dei-registi/). A citare il maestro del brivido è un esperto del settore, Lorenzo Hendel, pluripremiato documentarista, che dal 2008 è responsabile del programma televisivo DOC 3. Suo l’onore di introdurre questa seconda giornata di Cinevasioni Film Festival, che vede l’esordio in concorso di tre documentari.

fuocoammare201_zpssm6sxjg3

La sessione mattutina, infatti, si è aperta con Fuocoammare (qui il trailer https://youtu.be/uRPBH3LC4aU) di Gianfranco Rosi, vincitore dell’Orso d’oro all’ultimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino. «Questo film è un collage» dichiara Hendel introducendo la proiezione e lanciando al pubblico anche un piccolo, ma prezioso consiglio, per concedersi una visione più consapevole: «Cercate di immaginare l’estraneità della macchina da presa nell’atto di riprendere il reale, durante il film provate a fare questo esercizio: pensare a come questa possa condizionare la scena e modificarla». Uno spunto di riflessione sul particolare statuto del documentario, caratterizzato sì dal rapporto ontologico con la realtà filmata, ma al tempo stesso bisognoso, come la fiction, di costruzione registica. Il documentarista deve in qualche modo diventare parte della storia che sta per girare, a maggior ragione perché egli stesso ancora non la conosce. Gianfranco Rosi per la preparazione di Fuocammare ha trascorso a Lampedusa più di un anno e anche nella cruciale fase del montaggio ha preferito restare sul territorio per non intaccare il flusso di scambio instaurato con quei luoghi e i suoi abitanti. «É sempre difficile staccarmi dai personaggi e dai luoghi delle riprese, ma questa volta lo è ancora di più. Più che in altri miei progetti, ho sentito però la necessità di restituire al più presto questa esperienza per metterla in dialogo con il presente e le sue domande» raccontava il regista prima della sua vittoria a Berlino.

fuocoammare203_zpsfi303z21

In Fuocoammare la vera protagonista è Lampedusa, divisa fra la perpetua tragedia dello sbarco dei migranti e la routine quotidiana di chi su quella terra vive da sempre. Attraverso la storia del giovane Samuele, della sua famiglia e di altri abitanti dell’isola, si entra in contatto con un luogo dove il confine fra terra e acqua, talvolta, pare dissolversi. Da sempre il mare è vita e lavoro per gli abitanti dell’isola, ma può divenire anche minaccioso e fatale, come nel caso delle migliaia di migranti che da più di vent’anni lo percorrono nella speranza di un futuro migliore. Nel film assistiamo all’alternanza delle drammatiche immagini dei soccorsi in mare, affidate all’opera dei militari e marinai italiani, i cui volti rimangono nell’anonimato, celati dalle mascherine bianche con cui si proteggono, con il pacato scorrere della vita dei lampedusani. Figura ponte fra i due microcosmi che abitano l’isola è quella del Dottor Bartolo, responsabile del presidio sanitario locale, che si divide fra la regolare attività ambulatoriale sul territorio e il duro, ma necessario, lavoro da compiere sui corpi provati o senza vita dei migranti, che a quel mare hanno cercato con tutte le forze di resistere. La fotografia, curata dallo stesso Rosi, ci consegna una Lampedusa invernale e cupa, epurata da ogni possibile stereotipizzazione.

fuocoammare202_zpsohkwosdv

Annunci

One thought on “Speciale Cinevasioni: il carcere apre le porte alla settima arte. Back to reality: la seconda giornata di festival si apre nel segno del documentario e dell’opera di Gianfranco Rosi Fuocammare

  1. Pingback: Speciale Cinevasioni: il carcere apre le porte alla settima arte. E al documentario, con le opere di due registi emergenti: “Sponde” di Irene Dionisio The Lives of Mecca di Stefano Etter | Fuori Corso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...