Speciale Cinevasioni: il carcere apre le porte alla settima arte. Il racconto dei racconti apre la manifestazione, alla presenza del regista che instaura un interessante dialogo col suo pubblico

di Grazia Di Cesare e Denise Penna

Il racconto dei racconti di Matteo Garrone ha aperto la sessione pomeridiana della prima giornata di Cinevasioni Film Festival, un festival dal respiro molto profondo, che porta in carcere il sapere e in esso vede una nuova fonte per creare cultura. Il film è uscito nelle sale esattamente un anno fa, eppure continua ancora a stupire ed incantare il suo pubblico.

Per i detenuti del carcere di Dozza, il film di Matteo Garrone è stato per l’appunto una nuova scoperta, una perla da gustare nel particolare contesto di questo festival. I loro sguardi, mentre pian piano si riempiva la sala proiezioni, erano profondi ma curiosi, a tratti disorientati anche se luminosi; sguardi di chi, per varie ragioni, ha sofferto e continua a soffrire all’interno di una prigione. Il rituale della visione, come per chi ha già visto il film tempo addietro, è stato variegato e coinvolgente: commenti, risate e lunghi silenzi contemplativi hanno accompagnato il susseguirsi delle splendide immagini. Una platea attenta e interessata, formata dagli abitanti del carcere, dall’età e dalla provenienza più disparate (tra i quali i membri della giuria che decreteranno il vincitore della kermesse), ma anche da studenti liceali ed universitari e dagli addetti ai lavori, ha assistito alla proiezione.

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I detenuti, che da ottobre ad aprile hanno seguito un corso di cinema in programma tra le attività ricreative, non si sono lasciati scappare l’occasione di dialogare con Garrone, presente per costruire un dibattito alla fine del film. Il regista, che grazie ai suoi noti trascorsi cinematografici ben conosce la realtà del carcere, ha partecipato con entusiasmo: “Mi sento, in realtà, un po’ a casa. Sono già stato in varie carceri, a Sulmona e Volterra per esempio, e ho notato soprattutto quanto le considerazioni sui miei film fossero molto intelligenti ed argute. Mi piace parlare con i detenuti. Chissà quanti film potrebbero svilupparsi dalle loro storie”.

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Il racconto dei racconti, spiega Garrone, non solo rappresenta una pietra miliare della letteratura italiana, ma è anche uno spunto ideale per raccontare storie di persone che combattono per i propri obiettivi nonostante le difficoltà: storie di donne – come il regista ci tiene a precisare – determinate a cambiare la loro condizione di disagio. Tuttavia, il Destino, si sa, è sempre dietro l’angolo. Eppure la morale che emerge da questa favola dark “non è una cosa che amo dare arbitrariamente” spiega il regista “preferisco che chi guarda il film la ricavi da solo”. Nonostante i numerosi temi trattati è infatti la bellezza dei paesaggi italiani a prevalere su tutto, forse anche sulle validissime performance del cast in salsa internazionale (Salma Hayek, Vincent Cassel, John C. Reilly, Stacy Martin e i nostri Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini, tra gli altri): ai castelli di Abruzzo, Puglia, Sicilia e Campania si susseguono infatti gli splendidi scorci toscani e laziali.

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Naturalmente, molte delle domande si sono concentrate sul repentino cambio di registro di Garrone, che dopo Gomorra e Reality è passato al fantasy. “Sicuramente la dimensione illusoria accomuna i due film” risponde il regista “in Gomorra vige la dimensione illusoria e cinematografica della scalata criminale, per la quale il prezzo da pagare arriverà e sarà alto, ne Il racconto dei racconti, invece, permane la dimensione illusoria della fiaba, seppur con messaggi molto attuali”. Calzante, in proposito, l’intervento di due detenuti: “Noi veniamo da Scampia e sappiamo bene che il punto è l’ossessione di raggiungere obiettivi e piaceri, per i quali poi si soffre e si paga”.

In chiusura, una succosa anticipazione da parte dello stesso cineasta: un progetto in corso su Pinocchio. E noi non vediamo l’ora di saperne di più!

Trailer del film https://www.youtube.com/watch?v=L8e8S-4E7lY

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