Impara l’arte e mettila da parte: Hitchcock/Truffaut racconta il regista dei registi

di Valeria De Bacco

Per tutti gli addetti al mestiere e i cultori della materia, ma anche per tutti gli appassionati della Settima Arte, Il cinema secondo Hitchcock costituisce indiscutibilmente uno dei punti di riferimento dell’universo cinematografico, bussola indispensabile per orientarsi nella moltitudine di significati e significanti espressi dal linguaggio audiovisivo. Frutto dell’incontro tra due grandi del cinema, il libro, scritto da François Truffaut alla fine degli anni Sessanta, sotto la guida sapiente di Kent Jones è oggi diventato un film documentario altrettanto imperdibile. Presentato al Festival di Cannes 2015, è uscito nelle sale cinematografiche indossando l’abito delle feste, dal 4 al 6 di aprile.

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Il film ripercorre le pagine del volume nel tentativo non solo di consegnare al pubblico la bellezza e l’importanza del dialogo che ha immortalato nelle proprie parole l’essenza stessa dell’arte cinematografica, ma anche i volti e la passione di quegli uomini che dietro la macchina da presa hanno trovato la piena realizzazione del proprio genio. Nessuno oserebbe dubitare dell’importanza di colui che non a caso è stato chiamato “maestro del brivido”, così come della portata rivoluzionaria delle opere che hanno gravitato intorno a Truffaut e ai giovani dei Cahiers du cinéma, ma imparare a conoscere l’uomo prima del mito rimane sempre una delle più grandi gioie che si possano concedere ad un fruitore. Ed è proprio questo il pregio maggiore di questo documentario, che non annoia, nonostante la scelta di un tema che potremmo definire, per usare un eufemismo, inflazionato.

Al di là dell’impatto emotivo che è in grado di suscitare nello spettatore, l’opera è interessante per altrettanti fattori, che si sono dimostrati in grado di coinvolgere le più svariate tipologie di pubblico, da quelle capaci di recitare a memoria la cosiddetta “Bibbia del cinema”, a quelle formate da più inesperti curiosi. Infatti, nomi di richiamo quali quelli di Martin Scorsese, Wes Anderson, David Fincher e Kiyoshi Kurosawa, per citarne alcuni, risuonano tra le personalità di spicco chiamate a commentare il rapporto tra i due protagonisti, nonché il debito profondo che lega la loro personale ricerca all’opera di Hitchcock. Sembra di assistere ad un anacronistico making of dell’opera omnia hitchcockiana, dove le sperimentazioni ante litteram di questo regista dei registi si dimostrano ancora oggi lo stimolo da cui partire per analizzare la produzione del cinema contemporaneo.

Il dialogo proposto da Truffaut nelle sue pagine prende qui vita sotto forma di immagini e suono. Una delle scelte proposte da Jones è infatti quella di inserire nella propria narrazione estratti documentari dell’incontro avvenuto in America tra i due registi, completandolo con alcune registrazioni vocali a commento dei passi più significativi e con alcuni brani tratti dalla corrispondenza intercorsa tra i due a partire da quel momento. Hitchcock appare così uomo di grande intelligenza, sensibilità ed ironia, regista tanto determinato sul set, quanto fragile in seno alla critica. Truffaut, segnato da un ambiente familiare difficile nel quale impera la figura di un padre tirannico e crudele, trova in Hitchcock, come nei colleghi francesi della Nouvelle Vague, uno dei porti sicuri cui approdare per costruire la propria identità di regista ed essere umano.

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Hitchcock/Truffaut è il risultato di una ricerca condotta dal suo autore con consapevolezza, rispetto ed amore verso un passato che tuttora si svela prezioso elisir di eterna giovinezza. Il lavoro di Jones è sapientemente calibrato nel ritmare l’alternanza tra storia e presente e nel rendere omaggio al maestro, centrando il bersaglio senza stucchevoli e superflue moine. Tuttavia, quest’importante lavoro offre lo spazio per sollevare un’altrettanto fondamentale questione, quella delle regole del gioco, non registico questa volta, ma commerciale. Il cinema, alle prese con un’ostinata concorrenza fatta di serie tv strepitose, pirateria e piattaforme alla Netlix, punta ora sempre di più sulla creazione di film evento, che restano in sala due o tre giorni, giusto il tempo per fare sold out e soddisfare le attese di quei pochi eletti abbastanza svelti da aver prenotato. Il prezzo del biglietto può costare anche il doppio rispetto al suo costo tradizionale, sempre che si viva vicino ad una delle ridenti sale che proiettano il film, ma soprattutto innesca una strana e paradossale dinamica, per cui il cinema, l’arte che per prima ha saputo parlare alle masse, diventa ora appannaggio di pochi.

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