Guido Catalano, rockstar della poesia

di Valeria De Bacco

Leggere le poesie di Guido Catalano significa regalarsi attimi di anticonvenzionale bellezza, di sorrisi e riflessioni ritmate da parole che non ti aspetti, ma ascoltare Guido Catalano che legge le sue stesse poesie, ecco, quello è ciò che si definisce un momento di puro godimento. Poeta, scrittore e attore, l’artista torinese si dimostra più eclettico che mai, conquistando il pubblico di tutta Italia nel suo viaggio itinerante che ogni anno regala al bel paese serate di festosa allegria. Ospite della scena culturale di Bologna da lunga data, venerdì 1 aprile sarà a Parma, più vivo che mai!

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«Sono nato alle 8:50 del mattino del 6 febbraio del 1971. A diciassette anni ho deciso che volevo diventare una rock star. Poi ho capito che forse non ce la facevo e ho ripiegato su poeta professionista vivente, che c’erano più posti liberi». Così si racconta Guido Catalano, in una dichiarazione d’intenti che è tutto un programma e promette davvero di farcene leggere delle belle. E in effetti, finora non ha deluso i lettori, dando vita a ben sei libri di poesie – soltanto gli ultimi due hanno venduto la bellezza di ventimila copie – e collaborando costantemente con Smemoranda, il Fatto Quotidiano e Radio2. Quest’anno ha stupito i fan con l’uscita del suo primo romanzo: D’amore si muore, ma io no conquista i lettori con il suo stile scanzonato, ironico e al tempo stesso profondo. Inconfondibile, appunto.

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In questi giorni, Catalano è immerso in un tour che porta in giro per l’Italia la sua ultima creatura d’inchiostro. Ascoltarlo è un piacere per gli occhi, la mente ed il cuore. A vederlo lo diresti timido e riservato, un uomo sulle sue con poca voglia di parlare di sé. E invece col pubblico scherza, minacciandolo a suon di spoiler e coinvolgendolo con aneddoti, battute e gag buffe, in perfetto stile poeta anticonformista. Catalano presenta il romanzo leggendo i punti salienti della storia che, neanche a dirlo, parla di amore e di sesso, riuscendo laddove sembrava impossibile trovare le giuste parole, perché l’amore che nasce è spesso difficile da raccontare e impossibile da capire.

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Catalano è stato accusato di rappresentare la deriva della poesia italiana, nonché di rendere un pessimo servizio alla nazione. Lui che vende libri di poesia in un Paese che ha smesso di leggere, figuriamoci di comprare. Lui che declama i suoi versi come fosse un attore navigato di cabaret, invece che “l’ultimo dei poeti”. La risposta ha la grazia del genio e l’insolenza dell’arte: “criminale poetico seriale” è lo slogan stampato sulla sua maglietta da quel momento. Ribattano ora i prodi scrivani, penne di una letteratura che parla per versi, ma manca di appeal. Catalano gioca con le parole e gli schemi, come un giocoliere sul filo, salta dal serio al faceto con la destrezza di un paroliere esperto. Non risparmia nessun argomento, ma, in fondo, resta sempre cantore d’amore, in quel suo stile personalissimo che lo ha reso famoso.

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È del giugno dell’anno scorso la sua partecipazione al video del gruppo musicale valdostano L’Orage, che tra le montagne innevate hanno iniziato a contaminare la musica tradizionale con le influenze del rock e dei cantautori francesi. Il videoclip, omaggio a George Brassens, musa del gruppo, è folle ed imprevedibile. L’onirismo dei versi si adatta alle note della canzone, eleggendo Catalano il candidato perfetto. Da poeta ad analista, pipa in bocca e penna in mano, il passo è stato breve. Anche il carattere del personaggio sembra inneggiare l’originale scrittore, mostrando un dottore più pazzo dei pazzi, che mescola i pezzi creando le storie.

Insomma, multiforme, allegro, folle e giocoso, Catalano è la conferma che l’arte riesce sempre a trovare le giuste parole, a trovarne quantomeno di nuove, pur parlando ancora una volta d’amore.

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