Parola d’ordine: Steve Jobs. L’iGenio, materia a prova di Oscar

di Angelo Tallarico

Dall’alba dei tempi, da quando l’uomo ha preso coscienza di se stesso e dell’esistenza degli altri esseri viventi, il corso della storia universale è stato scandito dall’autorevolezza di personalità importanti e vincenti, troppo influenti per poter essere condannate all’oblio. Ai giorni nostri, la “necessità” di narrare le gesta degli eroi che popolano la scena internazionale si incontra con le tecniche e le scoperte dell’uomo moderno: le storie, i miti e le leggende dei “grandi” prendono così forma all’interno dell’universo cinematografico, dando vita, a volte, a prodotti dal risultato inaspettato, lavori magistrali degni di rimanere impressi nella memoria popolare alla stregua dei personaggi da essi ritratti.

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Proprio come insegna il grande maestro Orson Welles, una pellicola cinematografica può tanto rendere omaggio alla fama di un personaggio quanto divenire essa stessa elemento dal valore inestimabile, capace di passare alla storia per la propria magnificenza. Questo, apparentemente, l’obiettivo a cui hanno puntato i premi oscar Danny Boyle e Aaron Sorkin per il loro nuovo titolo, che tra i nomi del cast vanta ben due nominations in seno all’Academy. Basato sul best-seller biografico che racconta la vita fuori dagli schemi di Steve Jobs, firmato dalla penna di Walter Isaacson, l’omonimo lungometraggio viene proposto al pubblico a due anni di distanza dall’uscita del deludente Jobs di Joshua Stern. A differenza di quest’ultimo, accusato di aver ritratto un profilo molto superficiale del genio di Cupertino e di aver sacrificato parti molto importanti, se non fondamentali, della sua esistenza, l’opera che vede Michael Fassbender nei panni del protagonista è partita con delle grandi ambizioni e con un fragoroso clamore da parte della critica. La biografia targata Stern peccava nel rappresentare dettagli poco importanti, oltre che fuorvianti, rispetto alla reale descrizione del personaggio, nonché nel narrare gli eventi in modo piatto e incompleto a livello contenutistico.

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Dalla loro, il premio Oscar già regista di Trainspotting e The Millionaire, Danny Boyle, e lo sceneggiatore Aaron Sorkin hanno cercato di sopperire alle “mancanze” del precedente lavoro attraverso un nuovo biopic, che per alcuni va già collocato al fianco dei grandi capolavori del passato più o meno recente. A condire la già ricca portata, un montaggio magistrale e la scelta di nomi eccelsi come Kate Winslet – candidata all’Oscar come attrice non protagonista – e Seth Rogen hanno contribuito ad alimentare quelle che si sono poi rivelate delle aspettative ben corrisposte a livello di critica.

Insomma, Steve Jobs si dimostra, ancora una volta, materiale a prova di Oscar!

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