FESTIVI & SERIALI presenta: Black Mirror – tutta la serie

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Domenica 28 febbraio 2016

Presentazione: ore 14

Inizio proiezione: ore 14:30

Durata: 2 stagioni – 6 episodi + 1 Christmas Special  – 361′

Anno: 2011

Nazionalità: UK

Entrata libera con obbligo di tessera AICS

 

Dopo l’articolo pubblicato solo due giorni fa e firmato da Giovanni Timpano, ci troviamo (felicemente, perché non smetteremmo mai) costretti a parlare nuovamente della serie antologica britannica Black Mirror. Stavolta, però, per pubblicizzare il quarto appuntamento del progetto Festivi & Seriali, rassegna di binge watching di serie tv organizzata da Serial K – Le Serie TV in Radio. La serie distopica di grande successo creata da Charlie Brooker verrà infatti proiettata integralmente questa domenica, 28 febbraio, presso il LOFT Kinodromo di Via San Rocco, 16.

“Black Mirror” costituisce, senza dubbio, una delle serie più innovative del decennio e, sicuramente, anche una delle più inquietanti e disturbanti. È una serie inglese, antologica e nerissima.

I sei episodi da cinquanta minuti che compongono le prime due stagioni sono completamente autonomi tra loro: cast diversi, location diverse, generi diversi. L’unico elemento che accomuna tutte le puntate (alle quali si deve aggiungere un Christmas Special della durata di un’ora e mezzo circa), è quello tematico: la serie costituisce un’ampia, e spesso apocalittica, riflessione sull’influenza e sull’importanza della tecnologia nella vita di tutti noi. Detta così, sembrerebbe una robetta di fantascienza buona solo per i nerd più oltranzisti; in realtà, la fantascienza c’entra solo fino ad un certo punto, dal momento che ogni puntata, oltre a trattare un diverso argomento (elezioni, dinamiche di coppia, elaborazione del lutto), affronta anche un diverso genere, spaziando con grande scioltezza dall’action puro al dramma famigliare più cupo, dalla commedia surreale alla satira politica. Molto difficile, quindi, tentare di catalogare una serie così eclettica e sarebbe oltremodo riduttivo, per non dire inutile, cercare di relegarla all’interno di una sola specifica categoria.

Per capire come una serie come “Black Mirror” non sia il frutto del caso o di una semplice “fortunata intuizione”, bensì costituisca un prodotto abilmente pianificato, estremamente consapevole e magistralmente realizzato, al punto da riuscire a diventare uno dei punti di riferimento non solo della televisione britannica, ma di chiunque voglia anche solo provare a comprendere il mondo che lo circonda e misurarsi con la complessità del contemporaneo, è necessario spendere due parole sul suo autore ed ideatore, Charlie Brooker. Classe 1971, è un personaggio alquanto bizzarro ed estroverso che, nel corso della sua brillante carriera, ha fatto incursioni in ogni ambito dei media, con risultati sempre destabilizzanti e assai spesso sorprendenti. Brooker è stato fumettista, sceneggiatore, conduttore e produttore televisivo; ha lavorato per la radio, la televisione, la carta stampata e internet. Il suo stile è caratterizzato da un sense of humor caustico e crudele, che spesso si accompagna ad una visione profondamente negativa e pessimista della società e dell’umanità in generale. Immaginate la surreale irriverenza dei Monty Python, ma miscelata al vetriolo e virata decisamente verso il nero. Brooker è stato l’autore, nonché il presentatore, di noti programmi andati in onda sulla TV britannica (10 O’Clock Live; Screenwipe; Newswipe) e, soprattutto, si è inventato quella genialata che fu “Dead Set”, miniserie horror ambientata nella casa del Grande Fratello, candidata ai BAFTA come “Best Drama Serial”.

Il suo grande eclettismo gli ha consentito di misurarsi con ogni tipo di produzione, programma, genere e media, suscitando spesso feroci polemiche, ma ottenendo, al contempo, anche grandi apprezzamenti sia dal pubblico che dalla critica. Stiamo parlando di un signore che nel 2009 è stato capace di vincere il premio “Columnist of the Year” ai British Press Awards e, l’anno successivo il “Best Entertainment Programme” della Royal Television Society. Come se non bastasse, si è portato a casa ben tre British Comedy Awards (nel 2009, 2011 e 2012) e, come detto, una candidatura ai BAFTA. Oltre al premio “Emmy” proprio per “Black Mirror”. Prima di diventare un seguitissimo opinionista del “Guardian”, si è fatto le ossa come fumettista per “Oink!” ed ha persino ha scritto su importanti riviste di videogiochi; per dare un’idea del personaggio, sappiate che si era inventato una rubrica per insultare chiunque avesse avuto il coraggio di scrivergli, con tanto di premio per la lettera più bella; realizzò una vignetta (“Lara Croft’s Cruelty Zoo”) a parodia del famoso gioco “Tomb Raider”, con immagini ritoccate di bambini imbrattati di sangue che si divertivano a fracassare a martellate il cranio di una scimmia, a sparare ad un pellicano e a fare a pezzi un orango, con una motosega; il tutto, per mettere alla berlina un gioco la cui protagonista, sovente, si trovava ad uccidere degli animali; la vignetta fece talmente scalpore che provocò addirittura il ritiro della rivista da parte di molti esercenti. Il 24 ottobre 2004, in occasione delle presidenziali USA, Brooker scrisse un causticissimo articolo sul candidato George W. Bush, che si concludeva con: “John Wilkkes Both, Lee Harvey Oswald, John Hinckley jr… dove siete ora che abbiamo più bisogno di voi?”.

Questa lunga premessa era fondamentale per far capire come “Black Mirror” non sia un semplice divertissement per gli amanti del genere fantascientifico, bensì costituisca un’opera assai complessa, profondamente consapevole e, a tratti, persino profetica. La serie, che è andata in onda per la prima volta il 4 dicembre 2011 su uno dei più importanti canali inglesi, Channel 4, è una profonda e amara riflessione sull’importanza, l’influenza ed il condizionamento esercitato dalla tecnologia sulla vita di noi tutti. In comune con la migliore fantascienza, “Black Mirror” ha il fatto di non preoccuparsi tanto di offrire plausibili risposte, quanto di formulare inquietanti domande. Brooker immagina scenari inesistenti, ma altamente possibili, dentro ai quali si diverte a costruire storie innescate dal classico schema “what if…” per poi osservare i suoi personaggi reagire (o subire) il contesto in cui sono di volta in volta immersi. Cosa succederebbe se avessimo la possibilità di rivedere il nostro passato come un film? Cosa succederebbe se il pupazzo di un comico si candidasse alle elezioni? E se potessimo far rivivere i morti tramite alias tecnologici? E se un politico venisse ricattato e sfidato pubblicamente attraverso i social media? Tutte queste domande, e molte altre ancora, costituiscono la premessa da cui muove Brooker. Tutta l’umanità viene posta nella condizione di cavia per i suoi crudeli esperimenti antropologici, sociali, etici e persino filosofici: quanto siamo effettivamente liberi? Quanto il nostro sapere ci ha reso migliori? Le macchine sono una protesi che ampia il nostro raggio d’azione ed estende i nostri limiti, oppure sono catene che subdolamente ci hanno reso degli schiavi inconsapevoli? Ma questo non vale solo per l’umanità rappresentata sullo schermo; vale anche e soprattutto per noi spettatori che, dall’altra parte di quello schermo, osserviamo esterrefatti il destino che ci attende.

 

Fonte: http://www.kinodromo.org/festivi-e-seriali-rassegne-di-voracita-televisiva-black-mirror/#prettyPhoto

 

PRESENTATO DA: Serial K – Le Serie Tv in Radio / Kinodromo

IN COLLABORAZIONE CON: Radiocittadelcapo.it / Seriangolo.it

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