Violenza e media, quarta declinazione. L’estetizzazione della violenza nel cinema orientale e il caso Hero

di Muzhi Wu

Si è già discusso delle diverse modalità di rappresentazione della violenza sul grande schermo e il cinema orientale gioca un ruolo importante in questo panorama. Infatti, oltre alle classiche scene sanguinose e splatter, i film di genere wuxia (http://www.heroic-cinema.com/eric/xia.html)  offrono un’alternativa poetica di esprimere la violenza. Hero è un film diretto da Zhang Yimou, (https://www.youtube.com/watch?v=R2vwIz94oYY) ed è stato nominato all’Oscar come miglior film straniero.  Il film è ambientato nella Cina del III sec a.C., in un’epoca segnata da continue e feroci lotte fra sette stati che si contendono la supremazia. In questo contesto, un uomo per vendicarsi diventa un assassino e fa dell’uccisione del re di Qin la sua missione di vita.

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La violenza è evidentemente uno dei temi predominanti del film ma l’estetica della sua forma supera il proprio contenuto brutale e diventa la protagonista. Ogni scena è studiata nei minimi particolari e sembra un quadro. Nonostante la semplicità della storia, la fotografia trasporta lo spettatore in un mondo incantato. Paesaggi, colori e luce fanno sembrare ogni lotta una coreografia avvincente ed elegante. I movimenti sono sinuosi e fluidi, talmente belli che ci si dimentica della violenza delle scene. Nel primo duello, quello fra Senza nome e Cielo, i due guerrieri danzano fluttuando come se la forza di gravità non avesse effetto. In genere le lotte sono accompagnate da musica eccitante e incalzante, qui invece  la musica del guqin (strumento a corde  cinese), è lenta e riduce l’aggressività della scena.  La musica insieme ai versi dei due combattenti ricrea l’atmosfera dello spettacolo dell’opera cinese aggiungendo un ulteriore senso di irrealtà. L’esercito qin giunge in territorio zhao e attacca una città scagliando una tempesta di frecce e causando un massacro. L’obiettivo non è solo conquistare un popolo ma anche distruggerne la cultura: fra i loro bersagli c’è in infatti una scuola. Vediamo dunque contrapposti da una parte il potente e imponente esercito, dall’altra i calligrafi che imperturbabili continuano i loro esercizi di scrittura. Nonostante questo avvenimento dovrebbe provocare tristezza, le inquadrature sono così ammalianti che lo spettatore abbandona i giudizi di valore etico. La strage viene formalizzata in una rappresentazione tramite l’uso delle inquadrature, in particolar modo con le panoramica sulle centinaia di migliaia di soldati e lo scaglio delle frecce.

Lo spettatore abbandona le idee morali e i giudizi di valore sociale, in favore di “puri” giudizi estetici: così si trasforma la violenza.

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La struttura di Hero è simile al film Pulp Fiction di Quentin Tarantino. Narrato da diverse prospettive, il film mostra le diverse angolazioni della stessa storia e le sensazioni diverse dei personaggi nello stesso racconto. Quentin Tarantino divide le sezioni con  titoli e capoversi, invece Zhang Yimou utilizza colori diversi.  Questa differenza di stile potrebbe essere dettata dalle tendenze dei film occidentali e orientali. In genere, infatti, nei primi la sceneggiatura è in primo piano, mentre nei secondi la fotografia aiuta a completare la storia. In Pulp Fiction i capitoli diventano simboli e rendeno l’esperienza dello spettatore simile a quella di un lettore. Nel film di Zhang Yimou, i colori non servono solo a descrivere le situazioni e i sentimenti ma sono loro stessi i protagonisti e contribuiscono allo sviluppo della narrazione. Il colore diventa un simbolo visivo delle varie successioni. Per esempio il nero evoca dignità e crudeltà; il rosso amore, odio, gelosia, possessività; il blu nobiltà e tranquillità, il bianco purezza, realtà e unità. Quando è l’assassino che racconta al sovrano Qin gli eventi in maniera falsata, il colore che domina è il rosso, quando il re spiega le sue deduzioni, predomina il blu e quando finalmente si scopre la realtà, è il bianco che prevale.

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L’estetizzazione estrema della violenza porta a una trasformazione della stessa, i suoi effetti negativi vengono ridotti ed è accettata nel mondo dell’intrattenimento. Quando ciò accade, nello spettatore viene meno la paura e l’avversione alla violenza.

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