Violenza e media, nove declinazioni per una grammatica dell’estremo 

La violenza è l’uomo che ricrea sé stesso.

Era il 1961 e così scriveva lo psichiatra e filosofo francese Frantz Fanon nella sua più fortunata opera I dannati della terra, manifesto della lotta anticoloniale per l’emancipazione del Terzo Mondo. A distanza di oltre mezzo secolo queste parole, che intendono affermare la sciolta brutalità dell’uomo contro l’uomo, si confermano un ottimo punto di partenza per articolare una riflessione sul tema della violenza e della sua rappresentazione, particolarmente significativo nello scenario contemporaneo alla luce del progressivo aumento della pervasività dei media.

La spettacolarizzazione della violenza nell’attuale panorama mediatico sembra aumentare in maniera direttamente proporzionale alla richiesta spettatoriale. Si incrociano infatti due tendenze protagoniste: da una parte si assiste ad una crescente proliferazione di immagini brutali e cruente all’insegna di un estremismo estetico sconosciuto fino a poco tempo fa; dall’altra, parallelamente, la domanda del pubblico si fa sempre più insistente, costringendo l’offerta ad alzare il tiro della sua proposta. Di fronte ad un’audience sempre più vorace e insaziabile, il buffet si arricchisce di piatti dai sapori che si fanno via via più arditi: dai recenti attacchi terroristici oggetto di interminabili dirette televisive e diffusione virale sulle reti social fino alle derive macabre e spettacolari proposte dall’universo finzionale del grande e del piccolo schermo, senza dimenticare le espansioni in ambito multimediale (dai videogame ai videoclip), la fame di contenuti forti appare sempre più difficilmente placabile.

Sembra a questo punto inevitabile riscontrare nel pubblico l’affermarsi di un vero e proprio feticismo visuale relativo all’esibizione della violenza, una sorta di voyeurismo macabro e morboso che lo spinge ad una ricerca sistematica di materiali visivi sempre più scioccanti ed espliciti. Ciò comporta un continuo e inevitabile innalzamento della soglia di sopportazione dell’occhio spettatoriale, con la conseguenza che gli schermi riducono i filtri tradizionalmente esercitati sulla visione.

È la nascita di una nuova estetica dell’estremo, che diventa polo di attrazione per un pubblico che la legittima a suon di applausi finendo, suo malgrado, per normalizzarla. In una società in cui la spettacolarizzazione della violenza non si sottrae a logiche di sfruttamento economico, diventa imprescindibile interrogarsi su quali siano i limiti – ammesso che ancora ve ne siano – del mostrabile e del guardabile. Si tratta di una questione fondamentale per meglio comprendere la natura stessa dell’uomo contemporaneo e il suo rapporto con le nozioni di visione, spettacolo e, non da ultimo, di etica.

Il dossier, frutto di diversi contributi, si compone di nove articoli che corrispondono ad altrettanti punti di vista, nel tentativo di stimolare il dialogo fra le molteplici prospettive. Il filo rosso che ha costituito il collante di questo progetto è stato il rapporto che la violenza intrattiene con i media, anche attraverso l’analisi di quelle che da molti vengono considerate le derive più inquietanti. L’approccio ha inteso essere quanto più aperto a sconfinamenti multidisciplinari, nella consapevolezza che l’assetto creatosi dopo la rivoluzione digitale impone un ampliamento della ricerca verso orizzonti tematici inesplorati fino a qualche anno fa: declinazioni che, ad ampio respiro, toccano spunti ricavabili dal dominio della sociologia, della politica e della psicologia.

L’idea della declinazione costituisce altresì il trait d’union più manifesto tra i pezzi in cui si articolerà la cover story che qui vi si introduce: incubo per intere generazioni di studenti, diventa in queste pagine uno strumento conoscitivo ed ermeneutico che permette di avvicinarsi con maggiore agilità ad un mondo in cui tutti siamo immersi, pur non essendo sempre capaci di distinguerne le fattezze, i contorni e le forme. La fictionalizzazione della violenza forma una grammatica a sé stante, con il suo lessico e le sue regole sintattiche: ecco che questo breve sommario-vademecum, a mo’ di abbecedario, intende venire incontro ad un lettore che sulle prime potrà comprensibilmente sentirsi smarrito.

Wordle Violenza e Media

Il primo articolo renderà conto dei cambiamenti avvenuti con la globalizzazione massiccia, per cui ogni evento della nostra vita può essere oggetto di condivisione in tempo reale, violenza inclusa. Dalle stragi terroristiche al più banale fatto di cronaca, tutto viene velocemente fagocitato dai social media: la pluralità di fonti, l’enorme potenza del mezzo di comunicazione informatico nonché l’assenza di filtri nello stesso generano una rappresentazione della violenza capillare e cruda, di fronte alla quale ciascuno è chiamato a confrontarsi. Ampio spazio sarà poi dedicato alla televisione italiana con il caso Vermicino, che spalancò le porte alla cosiddetta “tv del dolore”. La diretta non stop che ipnotizzò la nazione per giorni interi sarà l’occasione per una serie di riflessioni sulle moderne dinamiche di spettacolarizzazione e drammatizzazione della sofferenza.

Anche la tradizionale vocazione voyeuristica propria del mezzo cinematografico, che da sempre si è confrontata con questi processi, giunge oggi alle sue estreme conseguenze. La terza declinazione della violenza prende in esame le diverse forme con cui essa viene rappresentata sul grande schermo e le motivazioni del suo successo commerciale, soffermandosi poi su quella categoria di prodotti che, come Lo Sciacallo di Dan Gilroy, risultano capaci di proporre una riflessione metatestuale su questi argomenti.

La tendenza cinematografica all’estetizzazione della violenza sarà invece oggetto del quarto articolo, con particolare attenzione alla sua rilettura poetica nel cinema orientale. Hero di Zhang Yimou costituisce in questo senso un esempio significativo: l’opera colpisce infatti, più che per la brutalità del suo contenuto, per l’arguta ricerca sulla fotografia e sul colore. Seguirà poi una riflessione su come la violenza, veicolata da un nobile fine come in Taxi Driver o mostrata artisticamente come nella pellicola di Yimou, si sia imposta come leitmotiv per molteplici registi fino a divenire, come nel caso di Serbian Film, pura dimostrazione della perversione umana.

«Se guardi nell’abisso anche l’abisso guarda in te» scriveva Nietzsche. La sesta declinazione della violenza sarà una soggettiva di Rick Grimes e compagni: The Walking Dead scandagliato nei vari (e veri) aspetti della sua brutalità, fisica e psicologica, fino ad una normalizzazione in cui il confine tra uomo e zombie si assottiglia inesorabilmente. Qual è, quindi, il ruolo dei media in materia di normalizzazione dell’estremo? Attraverso un’analisi della serie televisiva britannica Black Mirror e in particolare dell’episodio White Christmas, la settima declinazione porterà l’attenzione su una serie di macabre derive, in cui il feticismo visivo e la violenza trovano, all’interno di media futuristici, un trampolino di lancio verso nuovi e inquietanti scenari.

Riconducendo lo sguardo alla contemporaneità, gli articoli finali affrontano la popolare tendenza dell’estremo in riferimento a forme mediatiche multimediali, che negli ultimi decenni hanno conosciuto una larga diffusione. L’ottava declinazione analizza il processo di gamification del brutale: a partire da quei videogame che riproducono una realtà alternativa, in cui l’obiettivo finale è uccidere, si vedrà come la violenza trovi un proprio posto nel quotidiano, influenzando i comportamenti del singolo. Non poteva, infine, mancare uno sguardo all’universo del video musicale, che negli ultimi anni di certo non si è sottratto alla moda dell’estremo, in grado di influenzare il gusto del pubblico e l’evoluzione dei diversi linguaggi audiovisivi.

La pluralità di questi apporti, tuttavia, non intende segnare un punto d’arrivo, impossibile da raggiungere nell’ottica di un così complesso fenomeno, bensì costituire un semplice contributo in una discussione destinata a rimanere ancora aperta nel prossimo futuro.

la Redazione

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...