Star Wars: Il Risveglio dalla Forza

di Francesco Belliti

Parlare di Star Wars: The Force Awakens dopo più di un mese dalla sua attesissima uscita può sembrare strano. In realtà approfittare dello scemarsi dell’hype, creatosi attorno a questo nuovo capitolo della saga più famosa della storia del cinema, rappresenta l’occasione adatta per poter finalmente analizzare un film che prevedibilmente ha risvegliato (e scatenato), oltre alla Forza e al Lato Oscuro, anche la critica e il pubblico, i fans e gli haters. Tentiamo dunque di fare un piccolo salto indietro nel tempo e di riprendere dal momento più importante, dall’inizio, o meglio…

“Poco più di un mese fa, in un multiplex non tanto lontano…”

Quando parte la musica di John Williams, quella notte del 16 dicembre 2015, qualcosa di molto forte si scatena dentro di noi: una sensazione viscerale, familiare, ma allo stesso tempo nuova, come se fosse stata obliata, congelata per tanto tempo. Eppure sono ormai due mesi che la sentiamo in televisione, alla radio, su internet, specialmente in pubblicità di telefonia mobile, di automobili, di pile che durano una vita, ecc… Ma quel momento nella sala buia è unico, irripetibile (con tanto di “Hai letto la scritta di introduzione?”, “Macché!”). Poi inizia il film e allora si apre il dibattito, acceso quanto, se non di più, quello attuale sulle unioni civili. “Il droide a palla risulta tanto simpatico e carino, però quella spada laser con l’elsa…se la potevano risparmiare questa americanata”, “Rey è davvero un gran personaggio, finalmente una donna protagonista, dura e autonoma”, “Accidenti, quanto è vecchia Carrie Fisher! Pare mia nonna! Non potevano renderla un po’ più giovane?”, “L’occhio della madre, gli stivali dei soldati, la carrozzella col bambino!”.

Ma, alla fine, è così importante sapere se l’episodio VII sia o meno un bel film? Dobbiamo per forza giudicarlo da piccoli dettagli di design (e di marketing), dalla correttezza tecnica di un piano sequenza o dalla plausibilità dell’intreccio narrativo? Dopo quarant’anni, due trilogie di incalcolabile successo e uno status da fenomeno di massa, risulta pleonastico e anche offensivo per i fans più accaniti. Non ci sono Ewoks o Jar Jar Binks che tengano, Star Wars è intoccabile. The Force Awakens ne è l’ennesima dimostrazione, con il suo ricorrere a quella brutta bestia (non Chewbacca, lui è sempre bellissimo!) chiamata nostalgia. Non solo perché, come trama, si presenta come sequel-reboot della prima trilogia, con tanto di nuovo trio di buoni riadattato, ma anche per quello spirito epico che ha fatto innamorare milioni e milioni di spettatori. Quando “quell’ammasso di ferraglia” si rivela essere il Millennium Falcon, un sorriso taglia completamente in due il nostro viso. Han Solo, capelli bianchi e rughe evidenti, è sempre l’adorabile canaglia di quarant’anni fa, spaccone e bugiardo, ma con un bagaglio di esperienza e di sofferenze molto più ampio: l’ibernazione nella grafite, adesso, gli appare un piccolo incidente di percorso.

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Star Wars: The Force Awakens va dunque preso per quello che è: il primo capitolo di una nuova trilogia, nata dal matrimonio combinato e di convenienza tra la Lucasfilm Ltd. e la Disney allo scopo di sfornare una nuova generazione di piccoli adepti (o padawan, se il termine è preferibile). J.J. Abrams si è dimostrato un ottimo officiante della cerimonia, restando sul pezzo ma concedendosi ogni tanto qualche virtuosismo che scuotesse gli invitati dal torpore del “già visto e sentito”. Non mancano infatti immagini inedite e d’impatto, come la mano insanguinata che scivola sul casco dello stormtrooper Finn o il terrore delle nuove vittime della (nuova) Morte Nera. Solo che prima o poi, inevitabilmente, si deve arrivare alla parte della messa che conosciamo a memoria: capiamo dopo poco cosa succede, chi è figlio di chi, chi è un Jedi, chi muore e chi sopravvive sennò la trilogia non va avanti. Possiamo anche sbracciarci con forza per evidenziare le incongruenze ed i buchi narrativi, chiedendoci come è possibile che il nuovo eroe impari le vie della Forza in mezz’ora di pellicola quando i suoi predecessori ci hanno messo quasi tre film. Kylo Ren può apparirci debole come villain, ma tutto rientra nella wildeiana frase “Nel bene e nel male, purché se ne parli”. Infatti se ne è parlato, se ne parla e se ne parlerà ancora per un po’.

D’altronde siamo nell’epoca dei social network, delle memes e della serialità televisiva “a tema nerd”: Star Wars ha finalmente il terreno per ampliarsi a livelli mastodontici. Senza che però manchi la giusta e sottile ironia a fare da contraltare alla divertita sudditanza: possiamo dunque leggere le satiriche vignette di un nerd dichiarato come Leo Ortolani (https://leortola.wordpress.com/2015/12/25/star-wars-vii-mi-risveglio-a-forza/), così come vedere un neonato piangente che si calma appena gli fanno ascoltare la Imperial March (https://www.youtube.com/watch?v=PTAJWrTf_Hw). Inoltre, che si sia fans, haters o neutrali, possiamo trovare un po’ di comprensione nella serie The Big Bang Theory che, nell’undicesima puntata della sua nona serie, ci ha regalato quell’ennesimo acuto chiamato The Opening Night Excitation. I nostri Leonard, Raj e Wolowitz vanno alla prima del nuovo Star Wars, senza le rispettive consorti e soprattutto senza Sheldon, impegnato in qualcosa di altrettanto nuovo e piacevole. A fare da deus ex machina, oltre al defunto maestro-professor Arthur “Proton” Jeffries, ci sarà lo “startrekkiano” Will Weaton che si imbucherà al cinema per rassicurare i ragazzi sul fatto che il film, bello o brutto che sia, non cambierà di niente la loro vita. Pericolo scongiurato, anche perché chi ama Star Wars come i nostri eroi non potrà che rimanere soddisfatto.

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Com’è dunque il risveglio dalla Forza? Può essere visto come un insieme complesso di sensazioni, che vanno dalla felicità al disappunto, dall’entusiasmo per una nuova trilogia allo stare sul perenne “chi va là?”. In realtà basterebbe rimanere equilibrati, dire obbiettivamente cosa ci è piaciuto e cosa no, magari senza cercare di strangolare nessuno col pensiero. Potremmo fare così, ma mi rendo conto che il mio è solo un mondo ideale quanto quello di Star Wars. Che la Forza sia con noi dunque, anche se, a conti fatti, essa non ci lascia proprio mai.

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