Modern Family – L’esilarante commedia delle storie di tutti i giorni

di Stefano Monti

In onda dal 23 settembre 2009 sul network statunitense ABC e disponibile in Italia sul canale pubblico MTV (fatta esclusione la prima stagione, comprata inizialmente da Cielo), Modern Family, l’esilarante serie televisiva prodotta da Steven Levitan e Christopher Lloyd, vincitrice nel 2012 del Golden Globe per la ‘Miglior Serie Comedy o Musical’ e più volte nominata dall’American Film Institute tra i dieci migliori programmi dell’anno, ha da poco festeggiato il suo settimo compleanno, forte più che mai di ascolti e popolarità, tornando per l’occasione sugli schermi con una nuova, irresistibile stagione.

IMMAGINE 1 - LOGO

Nonostante l’acclamato successo di pubblico e i numerosi apprezzamenti arrivati dalla critica internazionale, la serie, ormai vero e proprio fenomeno virale, nel corso degli anni è stata oggetto anche di giudizi negativi e in molti hanno biasimato l’enorme trionfo mediatico a cui sembra essere stata eternamente condannata (qui http://www.salon.com/2012/10/03/is_modern_family_really_that_good/ un articolo di Willa Paskin, per la rivista Salon). Ma nel vortice di commenti più o meno entusiasti, ciò che non è mai venuto meno al cuore pulsante della serie è una solidità interna in grado di reggere, con il passare del tempo, l’inevitabile affievolirsi della fiamma comica e narrativa, tratto caratterizzante del linguaggio della serie – per molti versi avvicinabile ad una vera e propria sitcom.

La trama, talmente semplice e ridotta all’osso da diventare quasi una successione basilare di eventi comuni, non si propone di stupire il suo pubblico, ma si presenta al contrario come un semplice e chiaro racconto del quotidiano. Protagonisti sono i membri di un grande gruppo familiare, suddiviso a sua volta in tre nuclei distinti: al vertice della piramide c’è il pater familiae Jay Pritchett (Ed O’Neill), anziano imprenditore divorziato e risposato a una donna colombiana molto più giovane, la bellissima Gloria (Sofía Vergara), giunta come un uragano con il figlio Manny (Rico Rodriguez), un anomalo bambino dal cuore romantico e d’altri tempi; la figlia maggiore dell’austero patriarca è Claire (Julie Bowen), casalinga nevrotica dai trascorsi movimentati, alla continua ricerca di sé stessa in un villino familiare di periferia insieme al marito Phil Dunphy (Ty Burrell), compagno dolce e infantile, e i tre figli Hailey (Sarah Hyland), Alex (Ariel Winter) e Luke (Nolan Gould); dall’altro lato, il figlio più piccolo, Mitchell (Jesse Tyler Ferguson), legato al compagno Cameron (Eric Stonestreet) con il quale ha adottato la piccola Lily (Aubrey Anderson-Emmons), bambina di origini vietnamite impertinente e già un po’ diva.

TRAILER PRIMA STAGIONE

È proprio il quotidiano la chiave di lettura fondamentale per capire l’ironia di ‘Modern Family’: le situazioni rappresentate non hanno l’obiettivo di risultare credibili, perché l’elemento portante dell’intera struttura della serie è la capacità di calare emotivamente lo spettatore nei panni di quei personaggi incredibili e assurdi, complessi nel loro dispiegarsi, tutti precisamente imperfetti, ognuno a rappresentare uno stereotipo umano ben preciso; stereotipo che non si rivela la mera conseguenza della superficialità degli autori, ma che al contrario viene sfruttato come espediente per liberare una straordinaria potenzialità comunicativa. Centrale nella costruzione delle assurde vicende dei suoi protagonisti è proprio il ruolo del cliché: i luoghi comuni prepotentemente messi in scena, da molti indicati come il principale tallone d’Achille del prodotto, sono in realtà importantissimi per avvicinarsi con grande sensibilità alle più attuali tematiche sociali, riuscendo – senza prendersi troppo sul serio – a fare breccia nel cuore del pubblico. Lo spettatore, accettando il compromesso del gioco parodistico, accetta quindi con onestà e semplicità di concentrarsi proprio su quegli argomenti, partecipando di conseguenza a discussioni di fondamentale importanza nel dialogo sociale e politico contemporaneo.

Con spirito divertente e divertito e scegliendo un originale stile di regia documentaristico, le vite di questi personaggi sconclusionati – ma inseparabili dal fortissimo legame con la realtà – vengono raccontate con la semplicità artigianale di quello che, in molte occasioni, si finge quasi un prodotto amatoriale. Ma dietro alla pretesa di superficialità, sono molti i dettagli che contribuiscono ad arricchire la ricercatezza della serie: i raffinati rimandi alla cultura pop, le citazioni parodistiche di alcune delle sequenze più celebri della storia del cinema, le riprese agitate e spesso con camera a mano, la stessa alternanza fra vita vissuta e le vere e proprie interviste ai protagonisti (con il conseguente racconto da una prospettiva da dietro le quinte) sembrano categoricamente parodiare tutte quelle trasmissioni rese celebri dalla reality tv di E! Entertainment. Insomma, al posto delle sorelle Kardashian, plastiche e inavvicinabili, ecco offerta allo spettatore la famiglia Pritchett, in tutte le sue particolari e buffe contraddizioni.

IMMAGINE 2 - CAST

 ‘Modern Family’ è a tutti gli effetti non tanto un percorso educativo, quanto più un progetto esemplificativo. Lo stesso titolo è emblematico: questa è la famiglia moderna. Umanamente, socialmente e attivamente moderna; e se non moderna, quantomeno nuova. Nel suo continuo intrecciarsi con gli episodi più importanti della lotta per i diritti civili e contemporaneamente ironizzando sulla reazione a questi nuovi ma fondamentali avvenimenti, il mondo di ‘Modern Family’ è un mondo in cui viene meno il tradizionale passaggio dell’accettazione del diverso: tutti sono uguali e non c’è nemmeno il bisogno di specificarlo.

D’altronde l’intento comunicativo è evidente fin dal design del logo, dove il vecchio e il nuovo si confrontano già nella scelta dei font utilizzati: se da una parte ‘Family’ è scritto in Didot Roman, quindi in un font propriamente detto ‘Serif’, un ‘graziato’ che diventa sinonimo di tradizione, ad anticiparlo viene posta la parola ‘Modern’, scritta invece in Helvetica, un font ‘sans-serif’, quindi in gergo grafico più propriamente detto ‘senza grazie’, diretto e asciutto, più lineare, più moderno.

Dipinto insieme a ‘Glee’ (con cui condivide anche l’anno di uscita) come un manifesto programmatico e politico del grande progetto di ‘Obamanize Yourself’, in piena coerenza con le radici della campagna elettorale del Presidente Obama nel 2009, rispetto alla serie di Ryan Murphy, ‘Modern Family’ ha saputo resistere al proverbiale e incontrastabile trascorrere del tempo. Grazie alle solide fondamenta su cui si è costruito, quest’esilarante ‘mockumentary’ si dimostra ogni anno in grado di ripresentarsi in modo sempre nettamente riconoscibile al suo pubblico, ormai irrimediabilmente affezionato, come un galeone che, in un mare in tempesta, prosegue a vele spiegate il suo viaggio – volendo cedere, come nello stile della serie, a un cliché espressivo – verso “un mondo più libero”.

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