Lena Dunham e la rivincita dell'”uno di noi”

di Stefano Monti

“Non sono quel tipo di ragazza”.

Si presenta così Lena Dunham: con la simpatia di una compagna di bevute, ma contraddistinta dall’ironia raffinata di una persona intelligente, priva di pregiudizi e ricca di stimoli. Personaggio centrale del jet-set internazionale, autrice riconosciuta e premiata dalle più rispettabili istituzioni artistiche, Lena Dunham è indiscutibilmente uno dei più grandi fenomeni mediatici del momento, ricercata da tutti e ammirata da un’intera schiera generazionale, dai tanti che in lei ritrovano un vero e proprio role-model a cui fare cieco e innamorato riferimento.

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Riuscire a spiegare in breve che cosa rappresenta la figura di Lena Dunham nel panorama mediatico odierno non è operazione agevole. La pagina americana di Wikipedia ne dà una definizione particolarmente interessante: “Lena Dunham […] is an American actress, author, screenwriter, producer, and director. She wrote and directed the independent film Tiny Furniture (2010), and is the creator, writer and star of the HBO series Girls. She has received eight nominations for Emmy Awards as a writer, director, actress and producer and won two Golden Globe Awards for Girls. In 2013 Dunham became the first woman to win a Directors Guild of America Award for Outstanding Directing – Comedy Series.”

A leggerne la descrizione riportata, più che un’attrice, sceneggiatrice, produttrice o regista, Lena Dunham sembra quasi una divinità: citando in poche righe i suoi lavori di maggior successo e i riconoscimenti ottenuti, fin dalla prima frase qualunque lettore curioso è irrimediabilmente spinto a percepirne l’aura mistica e contemplativa, un senso di sublime che trasforma la semplice ragazza robusta e sorridente in una figura di riferimento imprescindibile per qualsiasi discorso sulla cultura contemporanea.

Classe 1986, figlia del pittore Carroll Dunham e della fotografa Laurie Simmons, la piccola Lena cresce fin da bambina in una casa ricca di stimoli. Dopo essersi diplomata a Brooklyn, New York, si iscrive piena di sogni all’Oberlin College, in Ohio dove inizia ad allenare il suo talento e a sviluppare la passione per il cinema e le arti audiovisive: insieme ai compagni di corso realizza i primi cortometraggi (video-sketch e brevi scenette comiche) e web series (la più famosa: Delusional Downtown Divas, https://www.youtube.com/playlist?list=PLED897F885A28CA1F). Il primo lungometraggio Tiny Furniture, ricco di riferimenti autobiografici e interpretato da lei stessa, dalla sorella e dalla madre, riscuote un discreto successo al South by Southwest Festival e viene in seguito proiettato a diverse manifestazioni, fino a finire nelle mani giuste: è grazie a quest’inaspettata diffusione che arriva il punto di svolta, quando l’emittente via cavo HBO le propone la realizzazione di un intero show. Tutto cambia in un istante: l’ancora giovane Lena incontra Judd Apatow, produttore cinematografico e sovrano della commedia statunitense – che si rivelerà una figura fondamentale per gli sviluppi successivi della sua carriera – e dà il via alla produzione della comedy-series Girls. Il successo della serie la consacra definitivamente al panorama internazionale: grazie al linguaggio fresco e giovane con cui riesce ad esprimere i sentimenti di un’intera generazione di ragazzi a cavallo della vita adulta, Girls diventa in breve un prodotto cult, in grado di mettere d’accordo la passione del pubblico al gusto della critica, tanto da vincere nel 2013 il Golden Globe come ‘Best Television Series – Musical or Comedy’.

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Tuttavia, limitare la riflessione sul successo di Lena Dunham ai soli risultati conseguiti nell’industria televisiva sarebbe riduttivo e insufficiente. Nel corso degli ultimi anni la sua figura nella scena culturale e mediatica è diventata via via sempre più centrale: è stata ospite speciale del Saturday Night Live, special guest star nel telefilm Scandal di Shonda Rhimes, è apparsa nel videoclip del singolo Bad Blood (https://www.youtube.com/watch?v=QcIy9NiNbmo) di Taylor Swift (di cui è inseparabile amica); ha persino rilasciato una pubblicazione sul New Yorker, lo storico periodico statunitense, dal titolo Dog or Jewish Boyfriend? A Quiz. Cara ad alcune fra le figure più influenti del panorama artistico, fra cui niente di meno che la direttrice di Vogue Anna Wintour (che nel 2014 le ha dedicato la copertina http://www.vogue.com/slideshow/755001/lena-dunham-february-2014-photos/#6 del numero di gennaio della rivista), ha infine pubblicato un libro a metà fra un’autobiografia e un manuale educativo: Not That Kind Of Girl: a young woman tells you what she’s “learned” (http://lenadunham.com) in cui, con un’alta dose di presunta onestà intellettuale, mette a nudo sé stessa e si pone come umile maestra di vita per le ragazze più insicure.

Lena Dunham è davvero un modello. Per di più, un modello da tre milioni di follower.

Dopo aver conquistato un pubblico di nicchia ma molto fedele, il suo personaggio si è costruito e posto all’attenzione in quanto self-made woman campionessa delle battaglie per la parità dei diritti civili (qui il discusso video (https://www.youtube.com/watch?v=d3jzyKF6M7g, registrato in occasione della campagna elettorale del Presidente Obama) e per le rivendicazioni femministe. Goffa e divertente, è impossibile non innamorarsi di lei. Ma la sua principale qualità non è tanto la vena artistico-creativa, che nell’ottica di un giudizio più generale non deve comunque essere sottovalutata: al contrario, arma vincente per conquistare le masse (soprattutto di giovani) è la straordinaria capacità di utilizzare il linguaggio comunicativo nel modo più efficace, in grado di radicarsi nella testa e nella sensibilità dei suoi ascoltatori; “the fact that she’s able to do it in the moment, as it’s happening, is her unique talent”, sostiene il suo compagno on-set Adam Driver (Vogue, gennaio 2014). Di grande supporto sono quindi lo slang riconoscibile e circoscritto, i riferimenti alla cultura pop e l’ostentazione di una supposta genuinità che la rendono ancora più affine a una plausibile compagna di Università (d’altronde, è proprio questa straordinaria vicinanza allo spettatore a costituire la forza di un personaggio come Hannah Horvat in Girls).              

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La verità è che Lena Dunham è, a tutti gli effetti, un progetto vincente: ha saputo raccontare le paranoie di un’intera generazione, diventando per questo un modello di donna e di gioventù confusa ma intraprendente – e si è rivelata anche il modello perfetto di un’industria che ha costruito un impero economico intorno al suo personaggio-macchietta, ponendo il suo volto al centro di un sistema mediale rivolto soprattutto al profitto. “Dunham herself is a model of industry” (Vogue, gennaio 2014), un instancabile work-in-progress con l’ eccezionale capacità di rinnovarsi: a dispetto della crescente perdita d’interesse nei confronti di Girls e delle polemiche nate intorno all’abitudine – alla lunga, stancante – di parlare sempre e comunque di sé stessa, Lena Dunham ha da pochi mesi lanciato la newsletter Lenny (http://www.lennyletter.com), è in procinto di aprire un online store di ‘prodotti femministi’ (http://lennyletter.kungfustore.com/all-products.html) e ha già annunciato la produzione di un nuovo show per HBO (Vanity Fair, 18/11/15 http://www.vanityfair.it/show/tv/15/11/18/lena-dunham-girls-max-serie-comedy-hbo-femminismo).
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Nel film The Dreamers di Bernardo Bertolucci, quando il giovane Matthew (Michael Pitt) entra a far parte del gioco perverso dei fratelli Isabelle e Theo (Eva Green e Louis Garrell) viene consacrato come membro integrante del trio dall’inequivocabile grido di “We accept you, one of us!” (“Ti accettiamo, uno di noi!”). Lena Dunham è esattamente questo: il pubblico “la accetta, una dei suoi” e lei stessa accetta il suo pubblico, lo idolatra, ne canta le gesta e vuole a tutti i costi essere “una dei suoi”. D’altronde, prima di essere mediatica, Lena Dunham è una ragazza di 29 anni, con le stesse ansie e le stesse preoccupazioni che l’hanno resa universalmente nota, che ha inseguito a testa alta le proprie passioni riuscendo a trasformarle in una filosofia di vita.

Lena Dunham è, in fondo, proprio quel tipo di ragazza: una di noi.

 

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