La rinascita della serie antologica nella nuova età dell’oro della televisione

di Francesca Mottola

Con l’arrivo della seconda stagione della serie-evento prodotta dai fratelli Coen Fargo, il piccolo schermo conferma la propria (ritrovata) passione per la serialità antologica. Il formato, che ha vissuto una prima stagione fortunata durante la prima Golden Age televisiva degli anni Cinquanta e Sessanta, è tornato di recente in auge, in seguito all’egemonia decennale della lunga serialità.

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La serie antologica, caratterizzata dalla presenza di differenti storie e personaggi a livello sia episodico che stagionale e il cui filo rosso è costituito generalmente dalla tematica o dal genere, si è radicato nella cultura popolare attraverso generi quali l’horror, il mystery e la science fiction. La produzione durante il periodo della Golden Age è vasta e si espande dai programmi radiofonici degli anni Trenta fino ai titoli televisivi divenuti ormai dei classici del piccoli schermo: da Alfred Hitchcock Presents fino a The Twilight Zone. Caduta in disuso a causa dell’enorme sforzo produttivo che richiedeva, la formula antologica è ritornata di recente sui piccoli schermi in forma rivista e rinnovata, imponendosi in ambito seriale come vero e proprio trend: l’ultima frontiera della serialità televisiva, che si conferma nel pieno di una nuova età dell’oro.

Le motivazioni dietro il successo della forma antologica sono piuttosto intuitive: innanzitutto la struttura standalone, ossia autoconclusiva, permette una gestione dei tempi narrativi estremamente semplificata rispetto alla lunga serialità: in un numero relativamente ridotto di episodi (non a caso la serie antologica e la miniserie spesso coincidono) l’arco narrativo nasce, si evolve e si conclude. Una seconda motivazione rimanda invece al cast, e alla possibilità che la serie antologica offre agli attori di non rimanere troppo a lungo vincolati ad uno stesso personaggio.

La visione è facilitata dal fatto che lo spettatore non necessita di una conoscenza completa della serie per seguirne una stagione (o un in alcuni casi un singolo episodio), tuttavia l’alta qualità degli show e il loro essere a tutti gli effetti dei brand fanno sì il più delle volte che il processo di fidelizzazione si avvii rapidamente e si crei in breve tempo un considerevole bacino di fan. Adatta al binge watching, che sempre di più si sta affermando come modalità di visione privilegiata in ambito seriale, e compatibile con il crescente ritmo di consumo dei prodotti televisivi, la forma antologica si sta dimostrando un formato capace di consentire grande libertà creativa; il CEO dell’emittente FX John Landgraf ha sostenuto a questo proposito:

“Ciò che rende eccitante la forma antologica per me è che propone delle storie potenzialmente grandiose che durano tra le sei e le tredici ore e che sono qualcosa che finora non è mai stato raccontato.”

 Tra i primi a supportare il ritorno della serialità antologica vi sono le emittenti via cavo, ed in particolare la già citata FX, che nel 2011 ha trasmesso la prima stagione di American Horror Story, Murder House, vero e proprio apripista nell’innovazione del vecchio formato antologico. Durante un panel al Paley Center for Media di New York il co-creatore dello show Ryan Murphy ha dichiarato che la continua necessità di reinventarsi imposta dalla struttura antologica aiuta a mantenere le serie, ad oggi giunta alla sua quinta stagione, fresca e vitale.

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Il formato privilegiato dalla nuova serialità antologica è senza dubbio quello stagionale, spesso impreziosito da cast di grande appeal e di richiamo cinematografico. È il caso appunto della già citata American Horror Story, i cui membri del cast spesso ritornano come personaggi differenti di stagione in stagione; Jessica Lange, ad esempio, ha partecipato alle prime quattro stagioni diventando un volto chiave nel riconoscimento dello show da parte dello spettatore. Ciò che rende coesa la serie è una cifra stilistica e un’estetica visiva che ben si delineano sin dal primo episodio, e che diventando veri e propri punti di riferimento nell’orizzonte delle aspettative del pubblico. Lo stesso si potrà probabilmente dire per American Crime Story, nuova serie antologica prodotta dagli stessi creatori di AHS che verrà trasmessa a partire da gennaio 2016 ancora una volta su FX.

 

La serie ideata da Nic Pizzolatto True Detective rappresenta un altro caso emblematico di serialità antologica di tipo stagionale e come American Horror Story fa della coerenza visiva e della coesione stilistica (oltre che tematica) il comun denominatore tra le sue due stagioni. La struttura antologica della serie ha contribuito ad attrarre star provenienti dal mondo del cinema come Woody Harrelson, Matthew McConaughey, all’apice della sua carriera dopo l’Oscar come miglior attore protagonista per il film diretto da Jean Marc Vallée Dallas Buyers Club, Colin Farrell e Rachel McAdams. Senza dubbio ciò ha attribuito allo show notevole credibilità e appeal, trasformandolo nel fenomeno mediale che ben conosciamo.

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Infine, tra i più recenti titoli che hanno partecipato alla rinascita della forma antologica va citato Fargo, la cui struttura è assimilabile a quella di True Detective: ogni stagione prevede un nuovo cast oltre che una nuova trama, che rimanda però attraverso alcuni elementi a quella della stagione precedenti; ancora una volta a fare da reale filo rosso sono le atmosfere e i temi trattati. Come gli altri titoli finora citati, Fargo è un prodotto seriale high-concept, abbastanza esteso da affrontare una narrazione ampia e complessa ma al contempo abbastanza breve da rendere incisivo ogni episodio ed amplificare nello spettatore la sensazione di imprevedibilità degli eventi che consegue dalla struttura autoconclusiva di ogni stagione.

Diverso e certamente più raro è invece il caso di serie antologiche a livello episodico. L’esempio che meglio si presta è senza dubbio Black Mirror, miniserie televisiva britannica ideata e prodotta per Endemol da Charlie Brooker a partire dal 2011. Lo show è composto da due stagioni di tre episodi ciascuno, oltre ad uno speciale natalizio andato in onda nel dicembre 2014. Attualmente è in fase di realizzazione una terza stagione di dodici episodi, di cui Netflix ha comprato i diritti. La durata delle singole puntate, che oscilla tra i quaranta e i sessanta minuti, rende ancora più labile il confine tra prodotto seriale e quello cinematografico. Gli episodi, caratterizzati ciascuno da un cast e una trama (autoconclusiva) differenti, sono legati dal tema trattato, ossia la tecnologia declinata nei suoi aspetti più radicali e devastanti per la società. Ulteriore esempio di (mini)serie antologica stagionale è poi Inside No. 9, anch’essa britannica e trasmessa a partire dal febbraio 2014 su BBC Two. Composta da sei episodi, la serie racconta di episodio in episodio storie differenti interpretate da differenti attori, tutte però accomunate da un deciso taglio da dark comedy e dall’essere ambientate dietro porte marchiate con il numero nove.

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Il panorama televisivo sta cambiando in maniera rapida e profonda, a causa in particolare della sempre maggiore influenza delle emittenti via cavo e all’ascesa di nuove piattaforme over-the-top,  prima tra tutte l’astro nascente Netflix. Cambiano le modalità di distribuzione e si testano nuove forme seriali: in questo senso la serie antologica costituisce un’interessante (e riuscita) sperimentazione, che a partire da un modello preesistente da vita ad una televisione di qualità e rende concreta la possibilità per i creatori di premere una sorta di pulsante di ripristino stagione dopo stagione (o addirittura episodio dopo episodio) spingendo gli high-concept che stanno alla base dei prodotti seriali oltre i loro stessi confini, liberandoli dai vincoli (soprattutto temporali) che si sono dimostrati i punti deboli della lunga serialità.

È ormai un fatto assodato: la televisione sta vivendo una nuova Golden Age, in cui la vera frontiera creativa sta nella forma, che passo dopo passo si avvicina sempre più a quella cinematografica. Ecco perché, forse, l’espressione “piccolo schermo” potrebbe diventare presto obsoleta.

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