C’è chi dice: ‘Netflix’. Tra i pregi e i difetti dell’innovazione seriale.

di Carolina Altilia

C’è chi dice ‘Netflix’.

E fa riferimento ad una società statunitense nata nel 1997 come servizio di noleggio DVD e videogiochi in Internet, che a partire dal 2008 offre anche un servizio di streaming online on demand, accessibile tramite un apposito abbonamento. Ma pare che in tanti ormai ne siano a conoscenza, dati i fervori dell’ultima settimana nel mondo del Web.

Sembra si stia parlando di una vera e propria rivoluzione: l’arrivo di Netflix in Italia ha generato grande scalpore tra accoglienza e critica, e in ogni caso ha attirato l’attenzione un po’ di tutti. Come anche la sua presentazione a Milano il 22 ottobre, con l’arrivo in pompa magna dei grandi protagonisti della piattaforma, tra cui anche l’attore italiano Pierfrancesco Favino.

(http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/25/netflix-cronaca-di-un-pomeriggio-con-le-star-tra-snobismo-da-pigneto-e-italiani-poco-coraggiosi/2159002/)

1 netflix

C’è chi dice ‘pochi contenuti’.

Netflix dispone di un catalogo molto ampio, quantomeno quello americano, mentre – bisogna riconoscerlo – quello italiano è un po’ meno ricco.

Per quanto riguarda le serie, ci sono tutte le serie originali di Netflix uscite finora (le più note Sense8 e Narcos), tagliando però fuori  House of Cards, “serieTV-pilot” con la quale la piattaforma ha inaugurato il suo inizio.  Il resto si aggira tra serie assenti e alcune incomplete (dei Griffin ci sono solo quattro stagioni, per fare un esempio), arricchendolo con le serie di MTV.

Sul lato film, invece, il catalogo risulta abbastanza ampio, anche se manca buona parte dei cinecomic moderni (X-MenSpider-ManSuperman, ecc) e dei film horror, mentre diverse saghe sono incomplete (Mission ImpossibleTransformers, ecc).

(http://it.blastingnews.com/tv-gossip/2015/10/catalogo-netflix-italia-ecco-alcune-serie-tv-documentari-e-anime-presenti-nel-sito-00620659.html)

Di certo sono lacune che in breve tempo inizieranno ad essere colmate, però c’è da dire anche che Netflix compra prodotti di altri quando gli altri li mettono in vendita, perché Netflix in effetti è una videoteca. Quindi se ci si aspetta di trovare serie televisive della CBS o della HBO, il danno non è di Netflix ma di quel tipo di mercato definito syndacation, vale a dire ‘la vendita dei diritti di trasmissione di programmi radio e televisivi a singole emittenti televisive locali, senza passare attraverso una rete di emittenti televisive nazionali’.

Per esempio, è stato confermato l’accordo con Mediaset, per cui sono disponibili le prime tre stagioni di Orange is the New Black.

(https://www.youtube.com/watch?v=vY0qzXi5oJg)

C’è chi dice ‘non è una novità e si paga pure!’.

Premium e Sky, ormai da anni nelle case degli italiani, così come anche Infinity e Amazon sui moderni supporti, hanno molti più contenuti e servizi aggiuntivi. Certo, anche un costo maggiore.

E poi, perché preferire un servizio a pagamento quando ci si potrebbe accontentare dei torrent e dello streaming? Non vuole essere un discorso moralistico (perché, in fondo, chi è senza peccato scagli la prima pietra), ma il servizio forse merita di essere preso come una possibile “economica” alternativa a ciò che viene etichettato come “pirateria”.

“Economica” perché Netflix, anche se meno specifico nei contenuti, è decisamente più accessibile come prezzo. Premium, ad esempio, offre contenuti calcio con – addirittura! – interviste dagli spogliatoi. Roba che persino le donne si innamorano del calcio! Ma c’è da pagare un po’ di più ed è solo quel tipo di contenuto lì. Netflix, invece, offre contenuti vari a un prezzo davvero modesto.

C’è chi dice ‘funziona alla grande’.

Netflix possiede un particolare algoritmo che suggerisce ai nuovi utenti i film da vedere, sulla base del gradimento tramite i contenuti già visti. Nulla di nuovo, se pensiamo che il marketing pubblicitario in Internet funziona più o meno con lo stesso sistema (se cerco un volo Bologna-Amsterdam, poi alla colonna a destra di Facebook mi appare un mondo di suggerimenti: voli, alberghi, noleggio auto..).

In verità, una funzione un po’ più interessante sembra essere quella della cosiddetta “memoria storica”: ovvero, Netflix memorizza i dati dei contenuti già visti e li mette a disposizione su tutti i device che lo supportano. Questo significa che se si lascia un film o un episodio a metà sul computer, se ne può riprendere visione da un altro supporto dallo stesso punto in cui si aveva lasciato. Si, comodo! Piuttosto che dover ricercare il link, ricaricare, aspettare. Oppure non poter fare nulla e aspettare di tornare a casa per concludere la visione. O  continuarla..

(http://www.lastampa.it/2015/10/22/tecnologia/tutto-quello-che-c-da-sapere-su-netflix-K1UuC3Ml51q7hYQErMNKRO/pagina.html)

C’è chi dice ‘“We binge watch and we don’t feel the least bit bad about it”’.

L’utente medio di Netflix guarda circa 10 show alla settimana, a cui si aggiungono 4 lungometraggi. (http://www.webnews.it/2015/10/29/netflix-consumi-utente-medio/) Di tutti gli utenti, il 25% riconosce di fare il binge-watching, pratica intorno alla quale si sviluppa la piattaforma: ovvero la visione compulsiva, una “maratona” vera e propria di tutti gli episodi di una serie televisiva.

2 maratona

Di certo, questo dimostra come la fruizione televisiva stia cambiando: gli utenti vogliono creare il proprio palinsesto, vogliono accedervi nel momento preferito e non sono più disposti ad attendere le canoniche tempistiche della TV classica, ad esempio aspettando sette giorni tra un episodio e l’altro della propria serie preferita. Il fatto che l’utente medio approfitti di dieci show, considerato come il primetime delle emittenti classiche raramente superi le cinque proposte settimanali, è più che indicativo del cambiamento in atto.

(http://www.wired.it/play/televisione/2015/10/22/sopravvivere-arrivo-netflix-italia/)

C’è chi dice ‘la serialità sta cambiando’.

Alcuni, come si è già detto, lamentano che il palinsesto di Netflix sia alquanto scarso. Direi innanzitutto che il palinsesto è proprio assente, perché in effetti Netflix si presenta come un catalogo. C’è differenza! Il gioco che è qui sotteso non è più di get ma di pull.

‘Non guardi cosa c’è alla televisione, sai già cosa vuoi vedere e soprattutto sai che puoi vederne a iosa, senza sottostare agli orari tipici di un palinsesto televisivo’.

E quando si parla di House of cards, si fa riferimento ad una serie televisiva da cui il cambiamento generato non sta tanto nella serie, che di per sé è poco originale, ma nella distruzione della serialità come la conosciamo. Infatti Netflix ha reso immediatamente e interamente disponibile tutti i primi tredici episodi della prima stagione. Quindi, si potrebbe dire, niente più preoccupazioni di rating e share. (https://www.youtube.com/watch?v=NKUZ1_kPA7A)

Anche l’idea stessa di spettatore prende una prospettiva completamente differente, non tanto nella pratica (tv e divano accoppiata perfetta!), quanto nella sostanza, proprio nel paradigma emittente/ricevente. Così come cambia il profilo marketing, perché pare che Netflix vada ad incorporare in sé tre figure: produttore (sempre più spesso), distributore e venditore al pubblico finale.

Un’ultima osservazione.

Tra le varie copertine che Netflix ha utilizzato, c’è un’immagine in particolare che ha catturato la mia attenzione.

3 netflix tv

Non voglio fare un’analisi di semiotica dell’immagine, anche perché non credo di esserne così capace. Tuttavia, mi è venuto spontaneo notare che la scritta bianca Netflix su sfondo rosso si trova incorniciata in un televisore anni ’50. Be, di sicuro è un contrasto parecchio forte. Stiamo parlando di una piattaforma on demand che, ora come ora, sta ancora in un limbo tra gloria e dissacrazione; un programma che, come si è già detto, contribuisce anch’esso a cambiare le regole della visione seriale e della sua temporalità, non fosse altro per il fatto che è possibile anche usarlo da smartphone (per esempio). Eppure, lo hanno incorniciato in un televisore vecchio stampo, di quelli a tubi catodici e telecomando a manovelle integrato nell’apparecchio.

Un’immagine molto carina, in ogni caso.

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