In memoria di Pasolini…e un accenno a Salò

di Carolina Altilia

Questo è l’anno di Pasolini, il quarantesimo dalla sua tragica morte. Nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975, lo ‘scrittore militante’ fu aggredito da un giovane, presumibilmente più di uno, che lo picchiò fino a togliergli la vita. Da allora, è parso che tutta l’attenzione non sia stata più rivolta al Pasolini autore, ma all’assassinio di Pasolini, all’ingiustizia del gesto e della sua impunità. Inchieste, articoli, film, documentari; tutto per indagare su quella misteriosa morte, su quell’aggressione che, si è arrivati a pensare, fosse stata caldeggiata da qualcuno più in alto. Ma ci pensa l’ambito culturale a riesumare le sue ceneri.

E così, Bologna si appresta a rendere omaggio alla figura di Pier Paolo Pasolini con un progetto speciale dedicato alla sua opera di poeta, narratore, saggista, cineasta e drammaturgo. Un tributo, da parte della città in cui Pasolini è nato e dove è avvenuta la sua formazione intellettuale, con una rassegna lunga sei mesi intitolata  Moderno più di ogni moderno – Pasolini a Bologna, che si compone di un vasto, composito e ricco programma di mostre, proiezioni, incontri, conferenze, spettacoli di teatro, musica e danza, performance, letture pubbliche e altri interventi artistici. (http://agenda.comune.bologna.it/cultura/piu-moderno-di-ogni-moderno)

Ma ricorre anche un altro quarantennale: quello della realizzazione dell’ultimo discusso film di Pasolini, Salò o le 120 giornate Sodoma. Un film alquanto particolare, innanzitutto perché può essere definito un po’ come “l’estrema unzione” del regista: Pasolini aveva finito le riprese del film il giorno prima di morire. Inoltre perché è un film, che lungi dal voler essere pornografico, presenta scene piuttosto nude (letteralmente) e crude.

Metafora della violenza del potere, è la trasposizione su pellicola del romanzo del marchese De Sade, riattualizzato seguendo la geografia dantesca dell’Inferno: Antinferno, Girone delle Manie, Girone della Merda e Girone del Sangue sono i quattro capitoli che scandiscono la narrazione. Salò o le 120 giornate di Sodoma è il calderone infernale con cui lo scrittore, in un periodo di forte isolamento e ostilità crescente, lanciò una provocazione e denunciò lo sfacelo culturale e antropologico dell’Italia.

“ll mio film è un film contro qualsiasi forma di potere e precisamente contro quella che io chiamo l’anarchia del potere, ed è questa la ragione per cui ho scelto Salò e la Repubblica fascista di quel periodo, perché mai come in quel momento il potere è stato anarchico, arbitrario e gratuito, potendo fare qualsiasi cosa” dice Pasolini nella sua ultima intervista. (https://www.youtube.com/watch?v=w9Ef1y_OY-U)

1944-45 nell’Italia Settentrionale durante l’occupazione nazifascista. Le quattro autorità repubblichine – il Duca, il Vescovo, il Presidente di Corte d’Appello e il Presidente della Banca Centrale – riunite a Salò e accompagnate da tre ex prostitute e una pianista, incaricano le SS e la milizia di rapire un gruppo di ragazzi e ragazze. In una villa nei pressi di Marzabotto, presidiata da un manipolo di soldati, impongono, per centoventi giornate, le leggi crudeli di un regolamento che sottomette i ragazzi a ogni genere di violenza sessuale e psicologica. E di orrore in orrore, di efferatezza in efferatezza, si susseguono così quei tre gironi infernali, fatti di stupri, umiliazioni e sevizie.

L’allegoria del totalitarismo e della cieca violenza è il sesso, “metafora di ciò che il potere fa del corpo umano”. Istinti sfrenati, ferinità e aberrazioni presentate nella loro crudezza, senza giri di parole, usati da Pasolini come un’arma per colpire le coscienze.

E riuscì a farlo, tant’è che il produttore Alberto Grimaldi subì processi per oscenità e corruzione di minori e una lunga persecuzione giudiziaria vide nel 1976 il sequestro della pellicola, che scomparve dagli schermi prima di essere rimessa in circolazione nel 1978.

A distanza di quarant’anni, il film è stato restaurato a cura della Cineteca di Bologna e della Cineteca Nazionale e presentato nella versione integrale. Le proiezioni sono avvenute già nella giornata di ieri, ma verranno replicate, al Cinema Lumiere, anche oggi e la prossima settimana, precisamente il 9 e il 10 novembre. (http://www.cinetecadibologna.it/) (http://www.fondazionecsc.it/ct_home.jsp?ID_LINK=7&)

Un’occasione, dunque, per chi non sia ancora andato, per riscoprire l’ultimo capolavoro di Pasolini, regista, scrittore ed intellettuale di cui, a distanza di ormai quarant’anni, sentiamo ancora di più la mancanza.

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