Steve McCurry, ovvero il Fotografo dell’Anima

di Valeria De Bacco

Forlì è una città piccola, che impallidisce al confronto con le più suggestive sorelle italiane, eppure, in questi giorni sta ospitando una grande mostra, Icons and Women, per cui vale la pena prendere il treno e perdersi nel vortice di occhi immortalati dalla macchina di Steve McCurry, una delle voci più importanti della fotografia contemporanea, ospitata fino a gennaio presso i Musei di San Domenico.

Entrando nella prima sala si percepisce subito che qualcosa di nuovo sta accadendo, qualcosa in grado di lasciare il mondo fuori da quelle stanze e i pregiudizi ad un’altra occasione. Sì, perché sta cominciando il viaggio in compagnia dell’ospite d’onore. Prima ancora dell’intensità delle sue fotografie, colpisce l’allestimento ideato da Peter Bottazzi, in grado non solo di coinvolgere anima e corpo in un percorso che sembra quasi iniziatico tanto diventa magico, ma di assegnare ad ogni opera il ruolo di protagonista indiscussa. Le immagini coloratissime di McCurry emergono dal fondale nero con la potenza dei fuochi d’artificio nella notte. E, anche per chi non lo conoscesse, è subito amore.
Colpisce la scelta espositiva delle foto che, a seconda della storia che raccontano, sono esposte su di un fondale nero fluttuante, su vertiginose scale su cui si susseguono verticalmente, oppure in una nicchia vorticosa nella quale sembrano avvolgersi all’infinito. Le luci contribuiscono a rendere questo piacevole effetto di stordimento, retroilluminando le opere che acquistano ancora maggior forza nel conquistare lo spazio e conferendo a tutto l’ambiente un’atmosfera soffusa di sogno.

00735_08, 0735_08; Actor Robert De Niro in his screening room in Tribeca, Tribeca, New York, NYC, 2010, USA,

00735_08, 0735_08; Actor Robert De Niro in his screening room in Tribeca, Tribeca, New York, NYC, 2010, USA,

La scelta delle fotografie proposte in mostra, che in totale sono più di 180, è frutto della collaborazione tra Biba Giacchetti e l’artista, che ha scelto di offrire al pubblico alcuni tra i suoi scatti più importanti, tutti con la loro storia speciale e quel senso di malinconico affetto che si portano dentro. E c’è da dire che di scatti importanti McCurry ha cosparso la sua carriera da quando, quel lontano giugno 1985, la rivista National Geographic Magazine pubblica in copertina la foto scattata l’anno precedente in un campo profughi nel Peshawar. Anche la mostra pone al centro del percorso quel celebre scatto: Ragazza Afgana diviene il punto da cui partire e quello a cui arrivare, fisicamente e concettualmente.

Sharbat Gula, Afghan Girl, at Nasir Bagh refugee camp near Peshawar, Pakistan, 1984. National Geographic. "The green-eyed Afghan girl became a symbol in the late twentieth century of strength in the face of hardship.  Her tattered robe and dirt-smudged face have summoned compassion from around the world;  and her beauty has been unforgettable.  The clear, strong green of her eyes encouraged a bridge between her world and the West.  And likely more than any other image, hers has served as an international emblem for the difficult era and a troubled nation." - Phaidon 55 NYC5958, MCS1985002 K035 Afghan Girl: Found National Geographic, April 2002

Sharbat Gula, Afghan Girl, at Nasir Bagh refugee camp near Peshawar, Pakistan, 1984.
National Geographic, April 2002

Il percorso espositivo infatti propone una serie di scatti che pongono al centro dell’obiettivo il soggetto femminile. Donne, bambine e ragazze sono mostrate in tutta la loro fierezza, timidezza e sensualità, in una bellezza che attraversa il mondo intero e seduce con la propria diversità. Ogni protagonista, con i suoi colori che sempre spiccano nelle foto di McCurry, sembra divenire rappresentante assoluta di femminilità, una femminilità che affascina proprio nel contrasto messo in luce dalla foto successiva. E così, capita che dopo aver osservato l’eleganza e la compostezza di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace, si resti spiazzati dal numero di tatuaggi e dai vestiti anni Ottanta, ormai fuori moda, della ragazza americana ritratta ed esposta frontalmente nella cappella creata dai teli.
Le donne tuttavia non sono il solo tema proposto. Nei suoi viaggi, che si potrebbero chiamare missioni, McCurry ha immortalato conflitti in ogni parte del mondo dalla Guerra del Golfo alla Cambogia, da Beirut all’Afghanistan, dalle Filippine alla caduta delle Twin Towers. E sempre ne ha testimoniato gli orrori e la miseria, ma ancora di più l’umanità, celata dietro ai quei volti dagli occhi di giada e alle vesti dai mille colori.

McCurry - September 11
Il video-racconto, musicato dalle note del più bel Ludovico Einaudi di Divenire, nel quale l’artista si racconta e svela qualche segreto della propria poetica, oltre al filmato realizzato da National Geographic sulla storia di Sharbat Gula, fotografata bambina e poi ritrovata 17 anni dopo timida donna, conferiscono al percorso quel plus che non ti aspetti e che però cambia ogni cosa.

Steve McCurry nasce a Philadelphia, in Pennsylvania, dove scopre il mondo del cinema e della fotografia, da cui partirà per colmare quel desiderio di ricerca e scoperta del mondo, quella tensione che nei suoi scatti diventa poesia. Parlare di morte e raccontare le guerre, la distruzione e la povertà, quella fame vera che si legge negli occhi, non è mai facile, e mostrarne gli effetti lo è ancora di meno. Eppure McCurry ci riesce, con le sue fotografie che sembrano rubate al set di un film straniero e invece sono trovate, per caso, lungo le strade della realtà. Sarà, forse, per quella sua voglia, quella sua capacità straordinaria, di vedere dentro, ancor prima che fuori.

«Se aspetti, la gente si dimentica della tua macchina fotografica e l’anima affiora, diventa visibile»
Steve McCurry

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...