The Babadook: un piccolo grande horror

di Francesco Bellitti

Ci sono film che vanno proprio scovati. Film che non sono usciti nel tuo paese e chissà se mai ci arriveranno. La terribile legge della distribuzione può mietere delle vittime: prima di tutto, i professionisti che hanno lavorato con passione a ciò che all’inizio era solo un progetto e che poi sono riusciti a realizzarlo, magari compiendo spese che per altri sono ridicole ma che per piccole realtà sono un investimento importante. Il fatto che il loro lavoro venga distribuito in più paesi possibili rappresenta un guadagno sempre maggiore.

Seconde vittime siamo invece noi spettatori dell’era di Internet, la quale ci permette di conoscere film che una volta non avremmo altrimenti mai sentito nominare. O, almeno, saremmo delle vittime della tirannica legge della distribuzione se essa ci precludesse la visione di un film di ottima fattura e che incontrerebbe i nostri gusti. The Babadook, specialmente per gli amanti del genere horror, è uno di questi.

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The Babadook è un film horror prodotto in Australia nel 2014 ed è l’esordio cinematografico della regista Jennifer Kent. Ha visto per la prima volta il buio della sala in una cornice molto importante: il 17 gennaio 2014 è stato infatti proiettato al Sundance Film Festival, la più grande rassegna del cinema indipendente americano. È infatti negli USA che ha iniziato a ricevere i primi consensi, passando per altri festival tra Stati Uniti e anche qualche paese europeo. Solo il 22 maggio il film è uscito nelle sale del suo paese di produzione per poi arrivare ad avere una distribuzione di livello mondiale.

The Babadook è stato proiettato in pubblico il 24 novembre alla trentaduesima edizione del Torino Film Festival, dove era in concorso. Anche fuori patria e dagli States, il film è stato, nel complesso, accolto positivamente dalla critica e dal pubblico che ne hanno esaltato la capacità di riuscire ad impressionare senza il solito aiutino degli sbalzi sonori o dello splatter. Una disamina che non mi può che trovare d’accordo. Il film ha infine debuttato nelle sale italiane il 15 luglio scorso.

Ma di cosa parla The Babadook? Il film racconta la storia di Amelia, madre single di Samuel, sette anni. Il marito di lei è infatti morto in un incidente stradale mentre la accompagnava in ospedale per partorire. Il lutto quindi è difficile da superare, specialmente nel periodo del compleanno del figlio, inevitabilmente associato all’anniversario della scomparsa del marito. In più Samuel è un bambino problematico: emarginato, iperattivo e con l’idea fissa del mostro dentro l’armadio, da cui trova la scusa per progettare armi pericolosissime per difendersi. Questa ossessione del bambino si amplificherà quando Amelia gli leggerà un libro misteriosamente comparso nella loro libreria, intitolato per l’appunto The Babadook e narrante la storia di questo mostro che striscia nelle camere dei bambini e li uccide. Alle prese con le paranoie del figlio, Amelia cercherà di porvi fine liberandosi del libro e facendolo curare. Ma gli strani fatti che seguiranno inizieranno a convincerla che il Babadook non sia una favolesca invenzione per spaventare i bambini, ma una presenza che realmente si aggira nella sua casa e che, senza aggiungere altro, si nasconde nei meandri della mente.

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Cosa rende quindi The Babadook un bell’horror? Come anticipato prima, disdegna ogni espediente (ahinoi) contemporaneo come lo schizzo da dolby surround o l’exploitation e guarda più alla classicità. La tensione infatti è costruita interamente attraverso un sapiente montaggio, un uso essenziale ma efficace del sonoro e una messa in scena magistrale. Si possono contare due o tre sequenze davvero formidabili per il loro essere davvero impressionanti ed agghiaccianti, una su tutte, quella in cui le figure del libro, fatto a pezzi da Amelia e poi ritrovato completamente riassemblato, si animano mostrando atti talmente tremebondi e sconcertanti da risultare in contrasto con la natura infantile delle immagini, quasi come i disegni puerili ma sanguinari di Profondo Rosso. La voce del mostro poi fa venire i brividi ogni volta che ripete il canonico verso “Ba-ba-dook-dook-dook!”. Il film è dotato inoltre di una complessità narrativa davvero encomiabile: la trama infatti, pur non partendo da una premessa innovativa, dimostra, nel suo sviluppo, coerenza e attenzione alla psicologia dei personaggi. Tutto questo fino ad arrivare ad una risoluzione (senza fare spoiler) stavolta originale ma sempre in linea con quello che il film vuole raccontare.

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The Babadook è quindi un film che si rifà molto al passato del genere horror: ne è dimostrazione la miriade di riferimenti o citazioni presenti in esso e che formano un ventaglio che va dall’espressionismo tedesco a Shining, da Mario Bava al J-Horror. E se ne potrebbero trovare tanti altri. Due note di merito: all’attrice protagonista Essie Davis per l’interpretazione magistrale di una madre sull’orlo della disperazione e della follia e alla regista Jennifer Kent, nella speranza di risentire parlare di lei presto e di vedere i suoi prossimi film anche nei nostri cinema. The Babadook è un’opera prima davvero ottima: ne consiglio, se non si fosse ancora capito, caldamente la visione.

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