Il tatuaggio che mi racconta

di Maria Olga Tartaglia

Basta con farfalline nei posti più disparati e tatuaggi maori insignificanti. Se il tatuaggio viene  proclamato ai giorni nostri come la nuova forma d’arte accessibile a tutti, allora bisogna che quel disegno rappresenti qualcos’altro oltre il semplice disegnino e racconti qualcosa, magari qualcosa proprio di te .

Ci pensano Jade Tomlinson e Kev James il duo di Expanded Eye, due artisti e scultori londinesi che hanno deciso di creare una sorta di sinergia tra due mondi fino adesso considerati distanti tra di loro,  l’arte e il tatuaggio. Stanchi dei continui scarabocchi ripetuti e copiati indistintamente sulla pelle, Jade e Kev mettono a disposizione dei propri clienti le loro competenze artistiche fondate sulla pittura metafisica  e cubista, creando dei veri e propri capolavori unici nel proprio genere.
Non lavorano su commissione e non accettano richieste, l’unica cosa che chiedono ai propri clienti è di raccontare la propria storia, il proprio percorso di vita, al fine di rielaborarlo e reinterpretarlo in un lavoro ispirato che si basa più sulle sensazioni che non sui dettagli estetici.

Come il caso di Juliane una ragazza tedesca nata e vissuta in un paesino vicino al mare. Ha chiesto al duo un tatuaggio che rappresentasse la separazione dai genitori, troppo legati al proprio ambiente marittimo per seguirla. Ecco venire fuori dall’ago  un disegno denso di significati, con le sembianze della madre, donna forte dallo spirito gitano, e il padre, lupo di mare che non può vivere senza la sua imbarcazione.

L’obbiettivo del duo è  quello di portare l’arte al di fuori di quegli spazi circoscritti come le gallerie e i musei, e fare in modo che la collettività attraverso il tatuaggio possa conoscere la bellezza e la profondità dell’arte. Il loro scopo è suscitare una reazione. Il loro nome artistico rispecchia la loro filosofia Expanded Eye ( vedere oltre). I tatuaggi come simboli misteriosi che nascondono significati profondi e narrazioni complesse. Che raccontino le tue esperienze, che raccontino te .

A sentire questi due è difficile non pensare al romanzo di Nicolai Lilin Educazione Siberiana. La storia del piccolo Kolima, ragazzino appartenente alla comunità criminale russa che vive nella Transnistria, una regione della ex repubblica socialista sovietica moldava. E della sua iniziazione  come tatuatore alla complessa simbologia dei tatuaggi siberiani. Tatuaggi misteriosi sulla pelle dei criminali che veicolano le loro storie, come  una sorta di  carta d’ identità.

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Il libro recita: i tatuaggi esistono per dire cose che non possono essere dette dalle parole. E chissà perchè penso proprio che Kev e Jade possano essere d’accordo con Nicolai riguardo a questa frase. Mi viene solo in mente una domanda, quanto costerà questo tatuaggio artistico? Secondo me un pò tanto…

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