Wes Anderson è ovunque

di Claudio Balboni

Nella schiera di registi americani che si sono affermati tra gli anni ’90 e i 2000, si leggono nomi come Alexander Payne, David O. Russel, Spike Jonze, Paul Thomas Anderson. Tutti questi artisti hanno saputo dare ai loro film quel tocco personale in grado di distinguerli dalla maggioranza dei prodotti hollywoodiani, basati invece su una messa in scena classica e una rigida struttura in tre atti. Tra questi autori contemporanei però quello che può dirsi veramente incofondibile è Wes Anderson.

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Che piacciano o meno, i suoi film, vagamente nostalgici e agrodolci, sono disseminati da una serie di elementi, di motivi e di immagini che permettono loro di essere riconosciuti praticamente da una singola inquadratura. Lo stile registico di Anderson è stato profondamente indagato in un lungo video-saggio di Matt Zoller Seitz nel quale il critico americano indaga il suo cinema e lo decostruisce individuandone le principali influenze: da Orson Welles ai peanuts, da Scorsese a Salinger. Ma quello di Seitz non è l’unico lavoro dedicato al cinema di Anderson rintracciabile in rete, anzi, Wes Anderson è ovunque. Esistono decine di montaggi dei suoi film: dedicati ai motivi ricorrenti – quaderni, spari, i momenti in piscina, eccetera; o dedicati alla comparazione tra la sua opera e quella di grandi maestri (come con Fellini).

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Ma la cosa più particolare (e più divertente) è la quantità di parodie che lo stile del regista texano attira su di sé. La cosa non deve stupire: uno stile facile da riconoscere è uno stile facile scimmiottare. E in alcuni casi quest’operazione è riuscita dannatamente bene.  Gli autori del Saturday Night Live, per esempio, storica trasmissione comica americana, si sono divertiti a immaginare un horror dove tutti gli elementi tipici dei film di Anderson vengono inseriti in un contesto per loro totalmente inappropriato. C’è quindi l’attore feticcio e co-sceneggiatore Owen Wilson (anche se, vabbe’, interpretato da Edward Norton), ci sono le classiche inquadrature perfettamente simmetriche, le didascalie, i colori accesi, ma non è proprio la stessa cosa…

Un’operazione simile viene messa in atto dal talk show americano Conan, dove viene presentato una sorta di trailer del settimo episodio della saga di Star Wars che sembra girato e scritto in una maniera giusto un podiversa dai primi film.

Nel campo musicale infine, il gruppo indipendente I Cani ha rilasciato nel 2012 un singolo intitolato proprio Wes Anderson. Il video è pieno di riferimenti ai film del regista statunitense e racconta, in forma di mockumentary, la finta Sindrome di Wes Anderson, dalla quale sono affetti i pazienti che hanno visto troppi film … indovinate di chi!

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