Gomorra: il libro. Cosa c’era prima della serie e del film

di Valentina Parrilli

Gomorra è stato – lo si è visto durante tutto questo report – un fenomeno che ha lasciato parlare di sé, nel bene e nel male, sotto tanti e diversi punti di vista. Gomorra, serie e film, hanno avuto una genesi e un successo diverso, com’è giusto che sia dato il diverso media utilizzato, ma sono rimaste opere coerenti con l’originario intento di denuncia e testimonianza di Roberto Saviano. Un atto, quello della parola, che va avanti dal 2006 ormai, e non ha smesso ma anzi ha acquistato sempre più forza, raffinandosi nei diversi passaggi di linguaggio.

Gomorra è una serie di successo che si avvia alla sua seconda stagione, un prodotto d’eccellenza come non se ne vedevano da tempo in Italia, soprattutto sul fronte della serialità televisiva. Gomorra è stato un film di Matteo Garrone, il quale preferisce parlare di reportage dei territori di guerra, perché quello che viene mostrato, per quanto sia ricostruito per la natura stessa del mezzo usato, rimane una testimonianza veritiera.
Ma Gomorra è anche una delle cinque città bibliche che vengono distrutte a causa della corruzione dei suoi abitanti, ed è un termine usato come sinonimo di corruzione e decadimento morale e umano. Questa spiegazione, oltre alla forte assonanza con la parola “camorra” hanno portato Saviano a scegliere questo titolo. Un riferimento biblico piuttosto che la scelta del termine che si dovrebbe ritenere più “proprio” per il semplice motivo che sì, è la camorra che viene denunciata, ma in realtà il termine camorra non esiste: è una parola usata dai giornalisti, chi di questa attività vive dice di appartenere al Sistema.

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Quello di Saviano non è un romanzo ma un’inchiesta giornalistica da questo travestita: se fosse stato un semplice romanzo, tutto quello che ci viene presentato non avrebbe avuto il peso del vero, e se si fosse limitato all’inchiesta giornalistica classica non avrebbe avuto la fluidità e il successo che poi ha ottenuto. Quella di Gomorra-libro è una forma spuria, che serve all’autore – che è anche testimone ed eroe – a creare il patto che sempre deve istaurarsi con il lettore. Il libro non è semplicemente alla base del film e della serie che poi ne sono seguiti, ne è l’origine, sicuramente, ma il passaggio mediale non ha determinato un mero adattamento dell’opera letteraria ma ha generato nuove creature autonome.

Nella serie viene ripreso tanto del materiale che non era stato possibile mettere nel film: tante piccole parti dei diversi casi mostrati da Saviano vengono utilizzati per creare i personaggi che troviamo poi nella serie, non una costruzione uno a uno ma personaggi come summa delle diverse personalità dalle quali il Sistema è formato. La divisone in blocchi autonomi non viene rispettata nell’appuntamento episodico: il libro di Saviano, così come l’opera di Garrone, potrebbero essere assemblati in ordine diverso e la forza di queste singole parti non cambierebbe, nella serie invece si è scelto di raccontare una saga familiare; seguendo l’ascesa e la caduta dei diversi personaggi principali si crea quella fidelizzazione dello spettatore che serve a determinare il successo d’ascolti che serve, ma quando si tratta di Gomorra il passo compiuto è ulteriore: porta lo spettatore ad entrare in quel mondo, che viene percepito come estraneo se non si è un insider come il narratore del libro, ma che poco alla volta viene sentito come qualcosa di vicino, di “normale”; d’altro canto anche lo spettatore conterraneo è spinto a una riflessione, perché quello che gli viene mostrato attraverso il filtro della serie si dimostra diverso da come lo si immaginava pur avendolo davanti agli occhi da tutta la vita.

Tanto viene ripreso del libro di Saviano tranne una cosa: nella serie è totalmente assente una qualche presenza positiva. Nel libro ci si immedesima con Saviano testimone, l’eroe che poi è diventato suo malgrado il Saviano uomo, con lui viviamo, assistiamo, osserviamo tutto del Sistema; nella serie questo non accade. La narrazione in blocchi, la transizione nelle diverse reggenze è una tecnica narrativa per non creare empatia con  nessun personaggio, ma non è semplicemente questo: i diversi protagonisti, per quando possano risultare simpatici o esercitare il fascino che il male inevitabilmente possiede sono dimostrati per come sono realmente, in tutte le loro contraddizioni. Nella serie manca l’epicità e l’eroismo che solitamente si ritrova nei gangster movie, nei quali il crimine è mostrato come un momento del non criminale, in Gomorra il momento criminale è qualcosa di assolutamente normale, perché è così che accade per davvero. La violenza di Gomorra non sta tanto nella rappresentazione stessa della violenza, ma  nel modo e nelle cose descritte, nel conoscere la verità che c’è dietro quelle rappresentazioni e, soprattutto, nella diffusione mondiale che questa violenza e questo Sistema hanno.

Come lo stesso Saviano sottolinea: “di Gomorra, libro, film, si è conservato lo sguardo sui fatti: uno sguardo oggettivo e non giudicante, né moralistico né mitizzante. Non volevamo raccontare la camorra al mondo, ma il mondo attraverso la camorra.”

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