La pazza gioia: il nuovo film di Paolo Virzì

di Martina Masetti

La pazza gioia
è il titolo della nuova opera cinematografica firmata da Virzì, le cui riprese ufficiali sono partite ieri e si completeranno in circa otto settimane. La location prescelta è il lungomare del Romito, il tratto di strada reso celebre da Dino Risi che lo scelse per l’ultima scena de Il Sorpasso.

La sceneggiatura del film è stata scritta a quattro mani dallo stesso Virzì insieme a Francesca Archibugi, regista che nel 1993 produsse Il grande cocomero, protagonista Sergio Castellitto, ispirato al lavoro del neuropsichiatra infantile Marco Lombardo Radice. Entrambi i registi  hanno a cuore l’argomento, specie Virzì, che proprio nel novembre 2014 ha voluto presentare al Festival di Torino il film di Erika Rossi e Giuseppe Tedeschi  Il viaggio di Marco Cavallo, cronaca di una battaglia itinerante per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, nel nome di Basaglia, psichiatra e neurologo italiano, fondatore della concezione moderna della salute mentale,  riformatore della disciplina psichiatrica in Italia e ispiratore della  Legge Basaglia.

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Tornando al nuovo film di Virzì, così si esprime il regista sulle persone affette da schizofrenia: «Ho sempre avuto a cuore un fatto. Che la natura umana è fragile, che la differenza tra sano e insano è labile». E ancora: «Credo che sia troppo comodo ritenerci sani e isolare una persona, affibbiandole le etichette di folle e socialmente pericoloso. Una cosa barbara, inconcepibile, perciò vale la pena di essere raccontata. Colpisce come dopo tutti gli sforzi il percorso sia ancora drammaticamente incompiuto».

La storia inizia, infatti, nella clinica Villa Biondi, trasformata in un centro di terapia neuropsichiatrica per donne sottoposte al trattamento sanitario obbligatorio. Ma c’è anche chi deve scontare una pena, avendo avuto riconosciuta l’infermità mentale.
All’interno di questa clinica si incontrano due donne dai caratteri opposti: Beatrice (interpretata da Valeria Bruni Tedeschi) una sedicente milionaria, distinta, elegante, moglie di un avvocato famoso, paragonabile alla moglie infelice de Il capitale umano, ma affetta da sindrome bipolare e Donatella (interpretata da Micaela Ramazzotti), una giovane donna con la pelle piena di tatuaggi che porta con sé un segreto. Un tragico evento l’ha portata in quella clinica: il tentato suicidio seguito al tentativo di uccidere il figlioletto di appena un anno. Il piccolo, una volta ristabilito, è stato affidato a un’altra famiglia, con tragiche ripercussione sulla vita della donna, avviata così sul piano inclinato dell’autodistruzione.

E’ una sorta di road-movie avventuroso alla Thelma & Louise, che prende le mosse dall’amicizia inattesa tra le due pazienti così diverse per estrazione sociale e per carattere, dove Beatrice cercherà la complicità di Donatella che alla fine gliela concederà.  Un’uscita di routine, in furgone, si trasformerà in una corsa verso il mare, poi in una fuga vera e propria: tra avvistamenti al centro commerciale, incontri con gli ex mariti e altri parenti, la corsa coincide con la speranza, per Donatella,  di ritrovare quel figlio scampato alla morte, ormai  cresciuto e mai più incontrato.

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Come lo stesso Virzì ha sottolineato in una sua intervista, a lui piace mescolare il racconto della vita con elementi di dolore, poesia e ironia e lo fa anche questa volta: ne La pazza gioia si vive una situazione drammatica che Virzì cerca di stemperare attraverso un racconto dai toni talvolta anche leggeri, narrando le incredibili peripezie a cui le due donne andranno incontro fuggendo dalla clinica, come afferma il regista, “in questo manicomio a cielo aperto che è oggi l’Italia”.

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