La maratona, l’ultimo passo.

Riguardo l’evoluzione che sta avendo la serialità nel corso degli ultimi tempi, un ultimo tassello fondamentale è rappresentato da un aspetto che, se per certi versi può apparire marginale rispetto alle altre fasi della produzione per altri invece, è centrale e riguarda la modalità di distribuzione, e quindi di fruizione, del prodotto audiovisivo seriale.

Gli ultimi tempi della produzione seriale sono incentrati soprattutto sui bisogni dell’utente finale; ogni prodotto quindi, a discapito di quanto avveniva in precedenza, è fabbricato e confezionato proprio per il soddisfacimento dei bisogni dell’utente, in sostanza unico vero creatore dei prodotti. È sempre per il soddisfacimento finale dei bisogni dell’utente che la distribuzione ha preso una strada diversa rispetto alla tradizione. Vi è una quantità sempre maggiore di spettatori che della serialità non ne può fare a meno, nonostante studi recenti collegano la depressione alla gran quantità di serie seguite.

Il fenomeno del binge-watching (o binge-viewing) si riferisce ad una vera e propria maratona seriale. Le origini di questo fenomeno però non sono poi così recenti, anzi: nascono proprio con l’inizio della produzione seriale, propriamente con quella del feuilleton.

La nascita di questo fenomeno ha origini antiche: il 1836, infatti, vede nascere l’ennesimo quotidiano francese, La Presse, un giornale che non differiva molto dagli altri competitors dell’epoca, ma che riuscì in pochissimo tempo ad affermarsi sul panorama editoriale grazie ad un’idea geniale dal punto di vista del marketing (e dal punto di vista narrativo, ovviamente), ovvero con la nascita dei romanzi d’appendice. L’idea di Émile De Girardin era quella di prendere un romanzo classicamente concepito e frammentarlo in capitoli da pubblicare periodicamente sulle pagine del quotidiano.

La scelta di distribuzione di Netflix è quindi una pratica antica rimodernizzata, basata propriamente sulla scelta di privilegiare lo spettatore piuttosto che obbligarlo alla costrizione di un palinsesto. È quindi la complementarità tra aspetti produttivi-distributivi e pratiche di consumo che fanno di Netflix un architetto di user experiences piuttosto che un broadcaster.

La user experiences di Netflix però è concepita per un consumo continuativo e lineare di tipo cinematografico, esplicitata dall’upload di stagioni intere (come per House of Cards e per Orange is the New Black) che assumono la forma di lungometraggi o romanzi, come lo dimostra ad esempio la scelta di intitolare “capitoli” i singoli episodi.

La trasmissione su piattaforme OTT (over-the-top, ovvero la trasmissione di contenuti audiovisivi attraverso la banda larga) di Netflix, sgancia completamente la serialità dal medium televisivo e dal palinsesto e cancella definitivamente le tradizionali finestre distributive, passando il controllo di fruizione solo ed esclusivamente all’utente che organizza il proprio palinsesto in base a tempi e modalità personalizzate. È chiaro che l’accento si sta spostando dai media digitali come means of production ai media digitali come means of consumption, dalla produzione al consumo quindi!

La scelta di Netflix di optare per questo tipo di distribuzione è una chiara novità e una svolta epocale per la fruizione seriale. Questo è un fenomeno piuttosto nuovo e recente, adattato alla serialità audiovisiva, che ci pone nella condizione di usufruirne sempre di più, data l’immediata e totale disponibilità del prodotto.

House of Cards è una serie di indubbio trionfo e i motivi di questo successo sono tanti, primo tra tutti il suo personaggio principale, Frank Underwood, un cattivo vero, interpretato magistralmente da Kevin Spacey.

Guardando “in casa nostra”, è vero che in Italia non siamo per niente preparati ad una produzione di questo tipo, abituati come siamo ai vari Don Matteo e a tutta quella visione di santi e di papi. A dire il vero, in Italia, non siamo neppure abituati ad un media del calibro di Netflix e alla portata della sua distribuzione.

Una distruzione come il cambio di rotta di House of Cards ci pone nella condizione di usufruire del prodotto immediatamente, ma la situazione italiana non è né abituata ad un media che si discosta in modo così netto dal medium televisivo, né ad una immediata reperibilità del prodotto, né ad un cattivo come Frank Underwood: questo lo dimostra il fatto che l’unica produzione nostrana con dei veri cattivi, Gomorra, viene trasmessa sul palinsesto televisivo con un’introduzione che smorza la godibilità spiegandoci il perché del comportamento empio dei cattivi e, come si fa con i bambini della scuola dell’infanzia, ci ammonisce che queste cose non bisogna farle.

 

 

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