Dal pc alla Tv: The Pills e le produzioni grassroots

di Federica Giacomini

Se c’è un avvenimento che non può essere ignorato quando si parla di nuova serialità televisiva è, ancora una volta, il Web. Che lo vogliamo o meno – e spesso lo vogliamo- Internet centra sempre. Oggigiorno è quasi impossibile ignorare l’importanza assunta dagli utenti. Dall’influenza esercitata sulle modalità di produzione di una serie (vedi House of Cards) ai recenti prodotti comparsi in tv, la rete ci ha reso protagonisti degli eccitanti cambiamenti avvenuti nel mondo dell’audiovisivo. Certo, il fatto che poi questa possibilità dia spazio anche a soggetti evidentemente disturbati (tipo Lory del Santo), non è così entusiasmante, soprattutto se non si dispone di una bottiglia di Sambuca. Ma cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno. Negli ultimi anni sono comparse sugli schermi dei nostri pc, produzioni che spesso non hanno nulla da invidiare alle fiction strappalacrime propinateci dalla televisione generalista.

Come sappiamo, infatti, i budgets che sono alla base di molte web series sono ridottissimi. Non permettono ad esempio di realizzare riprese in esterni, avere attori professionisti e via dicendo. Tuttavia a tali carenze viene in soccorso una buona dose di ironia che permette di non disprezzare la visione. Anzi, non di rado, questa amatorialità, se supportata da un grado minimo di competenze, può strapparci più di un sorriso – o un piccolo brivido, a seconda dei casi. Geekerz, Runaway e Lost in Google ne sono ottimi esempi e nemmeno tanto dilettanteschi. Ciò che salta all’occhio per qualsiasi consumatore di web series (e parlo di creazioni nostrane) è il riferimento e l’uso di stereotipi presenti nel cinema e in televisione. Penso a quei luoghi comuni come il crescendo drammatico che accompagna molte puntate dei The Pills e di Jackal, o il «getta la pistola!» gridato da Luigi a Luca in “Requiem for an Iphone”.

E siamo già al succo di tutta la questione. L’episodio appena citato è infatti andato in onda il 7 maggio su Italia 1. Come è noto, la serie The Pills, nel 2014, è stata acquisita da Taodue, una società appartenente al gruppo Mediaset, che ha così permesso ai tre ragazzi di Roma di approdare sul piccolo schermo. Al di là della qualità dei loro lavori – più o meno riconosciuta – l’evento è in sé molto significativo per il nostro discorso poiché costituisce una prova tangibile della forza acquisita dal fenomeno virale. È bene sottolineare che di casi simili ce ne sono stati altri – Willwosh e Frank Matano, ad esempio, sono riusciti ad arrivare al cinema grazie alla popolarità raggiunta sul Web. The Pills, però, ci interessa perché semplicemente possiamo parlare di vero e proprio genere episodico preso e riproposto in tv così com’era, o almeno senza apporre grosse modifiche.

Il fenomeno risulta ancor più interessante se teniamo conto che gran parte dei contenuti esprime chiaramente tutta la passione che il collettivo romano nutre per gli autori del grande schermo. I video realizzati sono spesso metacinematografici – si parla di Interstellar seduti ad un tavolo – e parodistici – Matteo travestito dall’Uomo Misterioso di Lost Highway – e questo, lasciatemelo dire, per un’amante del cinema è una vera goduria. Oltretutto si tratta di un elemento che delinea perfettamente la forte connessione ormai venutasi a creare tra i vari media. I registi più apprezzati parlano con noi, il web, e il web dopo aver dimostrato la sua ammirazione per loro finisce in tv.

Zio Gianni è la più recente produzione seriale firmata The Pills ad affacciarsi in televisione, su Rai Due, per l’esattezza. La storia è quella di un cinquantenne che ha da poco perso il lavoro e, di sfiga in sfiga, è stato pure cacciato di casa dalla moglie, finendo a vivere in una casa di studenti, «tipo il film di Pieraccioni, però più bello». Gli episodi durano all’incirca nove minuti e fatta eccezione per alcune cosette (sigla irritante), la serie è piuttosto piacevole. Ad interpretare il protagonista c’è poi un attore che conosciamo bene, Paolo Calabresi, (Biascica!)

È stato dunque compiuto un salto. Forse in basso, vista la scarsa qualità che generalmente regna sugli schermi dei nostri televisori ma comunque una trasformazione di cui tener conto e perché no, magari  anche da festeggiare.

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