Nightcrawler – cinico e impunito

di Gabriele Pasca

Un esordio da Oscar per il regista di Nightcrawler, Dan Gilroy che a 55 anni passa dalla sceneggiatura alla regia, e guarda caso, riceve una nomination agli Oscar proprio come miglior sceneggiatura originale.

Traduzioni italiane a parte, che tendono a far perdere un po’ quel senso di associazione sotteso nel film, Lo sciacallo rimane comunque una piccola perla cinematografica della modernità e di tutto quel cinismo legato al mondo dell’informazione mediatica, americana in primis.

SPOILER

La vicenda è ambientata in una notturna, fredda e umida Los Angeles, dove le luci al neon e le insegne luminose fanno da protagonista, e abitata solamente da criminali e polizia.

Il tono del thriller è incalzante, e, sebbene le azioni che il protagonista compie non siano legalmente condannabili, è proprio il ritmo che trasmette un’ansia degna dei migliori thriller. Il ritmo è quello tipico di una caccia all’uomo, con la differenza che a venire rincorsa qui è la notizia, l’immagine, al limite della moralità, e talvolta facendo saltare l’etica e le regole, trasformando il vero, in falso.

La storia di base è semplice, quasi già sentita, ma i riferimenti al freddo mondo dei media, la vacua interiorità del protagonista e la sua complessa interpretazione fanno del film un prodotto tutt’altro che ordinario.

Il protagonista, Lou Bloom, (un dimagrito Jake Gyllenhaal) è un personaggio complesso, all’American Psycho, nevrotico, teso, sfrontato, un moderno esempio di divoratore di conoscenza, senza un’educazione classica, che si informa su internet di tutto quello di cui ha bisogno, e che assorbe continuamente e velocemente tutto quello che vede.

Appena lo incontriamo fa il ladro di materiali edili senza scrupolo, ed è in cerca di lavoro. Nessuno assume però un fucking thief. La sua è una pressante ricerca di un lavoro, che lo porterà a fare il reporter di notizie sensazionalistiche di cronaca nera per un network locale con i mezzi che riesce a procurarsi, e lo conduce in questa cruda scalata al potere.
Lou Bloom è un imprenditore, osserva con gli occhi spalancati, recepisce ogni cosa e parla imbevuto delle filosofie dei santoni del successo, e con un’eloquenza degna dei dialoghi, mette il fine davanti ai mezzi per raggiungere il suo scopo, facendosi portatore di una lucida follia.

Lo sciacallo (o il lombrico, nightcrawler, se preferite) si trova presto nella posizione di non poter essere più soltanto un mero osservatore dei fatti che registra, ma oltrepassa quella linea per cui diventa parte in causa dei fatti, arrivando ad interferire con l’arresto di due assassini. A farne le spese chiaramente sono le vittime, gettate in pasto al pubblico solo per il gusto della notizia. In questa sfera rientrerà anche il suo assistente/vicepresidente con il quale Lou intrattiene un rapporto esclusivamente professionale, dettato dai pressanti dialoghi imprenditoriali tra i due, ma che emotivamente lasciano trapelare tutta la vacuità del rapporto. Lou manderà il suo collega indiano a fare le riprese all’assassino presunto morto che finirà per ucciderlo, mentre lui sarà li a filmare il tutto. Non sappiamo se realmente Lou sapesse che l’assassino era ancora in vita o meno, ma tutto ciò alimenta il suo senso di straniamento per cui le sue azioni non sono appunto condannabili legalmente, nonostante sia moralmente imputabili.

 

Inutile sottolineare il parallelismo con l’ambiente televisivo, cinico e senza scrupoli, di cui Lou Bloom si fa portatore e ne incarna perfettamente le caratteristiche essenziali. L’ambiente televisivo nel complesso, ci viene presentato come un micro-mondo dannato, in cui la realtà dei fatti, quella ripresa dai reporter, viene semplicemente impacchettata e confezionata nel modo più attraente possibile, per essere consegnata agli americani durante la loro colazione, con l’edizione del mattino. Più sangue c’è, più fa notizia. E sebbene tale concetto sia moralmente devastante, è quello che gli americani vogliono, soddisfacendo il loro bisogno voyeuristico di curiosità e protezione.

A sostegno di questo, il finale vede la polizia nutrire dei sospetti circa il coinvolgimento del protagonista nell’omicidio, ma che restano tali. Lou Bloom sarà impunito, e il network continuerà a soddisfare la sete di notizie (alterate e costruite) di cui gli spettatori hanno bisogno.

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