Profondo Rosso: il capolavoro di Argento compie 40 anni

di Francesco Belliti

Era il 1975, quando, per la prima volta in una sala cinematografica, risuonò una musica disturbante seguita da un’inquietante nenia infantile. La musica era quella dei Goblin, un gruppo rock progressive italiano che, grazie a questa partecipazione, conquistò presto la fama. A seguire, scene di morte di una violenza inaudita per quei tempi e, a fare da contorno, una tensione degna del miglior Hitchcock. Quarant’anni dopo non perdiamo l’occasione per omaggiare uno dei migliori thriller della storia del cinema e uno dei veri maestri del brivido, Profondo Rosso e Dario Argento.

Profondo Rosso ha rappresentato la consacrazione definitiva di Argento, il quale aveva mostrato già il suo talento in quella che oggi è conosciuta come “la trilogia degli animali”, composta da L’uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio. Questi tre film, pur mostrando già delle innovazioni a livello visivo e di contenuti, rimanevano comunque fedeli alla logica del genere, ossia quel famoso “giallo all’italiana” inaugurato già negli anni ’60 da autori come Mario Bava. Profondo Rosso non può non essere definito un capolavoro, perché è stato il film che più di tutti ha messo un punto alla storia del genere e ne ha aperto un’altra. Ciò che colpisce ancora oggi, infatti, non è solo la crudezza degli omicidi ma anche la visionarietà delle immagini che sono rimaste nella memoria di generazioni di spettatori. È stato, Profondo Rosso, un film nato dalla mente di un genio che ha avuto il coraggio di compiere delle scelte rischiose (una su tutte dare la possibilità, a chi vedeva il film, di capire sin dall’inizio l’identità dell’assassino), di sperimentare sempre nuove soluzioni di regia e di non rinunciare mai alle proprie idee. Si perché questo film rappresentò un punto di svolta anche nella carriera di Dario Argento: fu il passo decisivo verso l’horror, che si concretizzò solo due anni dopo con Suspiria, un’altra pietra miliare del nostro cinema di genere.

Profondo Rosso contiene in sé l’essenza del cinema argentiano, quella degli inizi e dei suoi sviluppi futuri. È la storia di un uomo comune che si ritrova suo malgrado coinvolto in una spirale di omicidi orchestrata da una mente malata. Consapevole di essere l’unica persona in grado di poter ostacolare questo folle omicida, Mark, questo è il nome del protagonista, inizierà in completa autonomia le sue indagini fino a ricordare quel dettaglio che sin dall’inizio gli avrebbe permesso di identificare il colpevole. Questa storia però non naviga in un mare fatto di acqua salata: il mondo in cui Mark è costretto a muoversi a tratti acquista toni surreali ed è permeato della stessa follia del misterioso omicida. Ogni volta che il coltello sta per essere affondato nella carne, la normalità si sospende e lascia il posto ad inquietanti voci infantili, a bambolotti di porcellana che sembrano avere vita propria ed a favole che non fanno dormire.

Il cinema di Dario Argento è proprio questo: punta tutto su paure ataviche e recondite, su incubi che tormentano chiunque. Niente può terrorizzare di più di una voce gracchiante che promette di ucciderti, di un corridoio completamente buio da attraversare, di un rumore di passi che diventa sempre più forte. Ed è così che, festeggiando questo anniversario, non rendiamo omaggio solo ad un film che ha spaventato e fatto nascere generazioni di cinefili, ma anche ad uno dei nostri registi più apprezzati sia in patria che all’estero, nonostante negli ultimi anni la sua carriera stia subendo una preoccupante parabola discendente. È difficile infatti pensare che il Dario Argento di Profondo Rosso sia lo stesso che nell’ultimo periodo ha diretto film mediocri, se non proprio brutti, come Il cartaio, La terza madre, Giallo e l’ultimo Dracula 3D. Si può certo dire che l’età inizia ad essere avanzata, che i mezzi a disposizione non sono più gli stessi e che sia difficile anche solo avvicinarsi ai successi del passato. Ma per coloro che hanno amato (e che ancora amano) il lavoro del signor Argento è ancora più difficile rassegnarsi alla fine di uno dei più grandi talenti che il nostro cinema abbia prodotto: la speranza che il maestro riesca a riacquistare quel consenso di pubblico e di critica che da tempo gli manca rimane viva. Non resta quindi che aspettare il suo prossimo film, che si intitolerà The Sandman e vedrà la partecipazione di una vera e propria leggenda della musica rock, Iggy Pop.

Nel frattempo, oltre magari a riscoprire l’intera filmografia di Argento e a leggere la sua recente autobiografia, dal titolo Paura, non dobbiamo perdere l’occasione per rivedere (o far vedere a chi è in debito) Profondo Rosso, una pietra miliare del cinema mai invecchiata che si avvale inoltre di un cast ben assortito: dal David Hemmings di Blow up alla musa Daria Nicolodi, da attori di mestiere come Gabriele Lavia, Glauco Mauri, Eros Pagni e Giuliana Calandra a vecchie glorie del cinema italiano come Clara Calamai. Tutto questo nella speranza che, tra altri quarant’anni, le note dei Goblin echeggino ancora forti e potenti nelle menti dei futuri spettatori.

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