1951: L’asso nella manica. Un film che anticipa i tempi.

di Francesca Girolami

Kentucky, 30 gennaio 1925. Floyd Collins, un esploratore statunitense scese nella grotta Sand. La lampada gli cadde, un masso si staccò e gli colpì la gamba, e lui rimase intrappolato in un cunicolo a diciotto metri di profondità. Il giorno dopo, nella grotta scese William Burke Miller, un giornalista del Louisville Courier-Journal, che venne calato nella grotta e riuscì a raggiungere Collins.

Gli articoli che scrisse fecero notizia in tutto il mondo. Migliaia di curiosi presero d’assalto la grotta: ci fu un ingorgo di dodici chilometri perché ventimila persone cercavano di raggiungere il luogo dell’incidente e le bancarelle di cibo e souvenir fecero grandi affari. Ma il passaggio che portava da Collins crollò: fu necessario scavare un altro pozzo e quando i soccorsi lo raggiunsero, il 17 febbraio, l’esploratore era morto.

Venticinque anni dopo, il regista e sceneggiatore Hollywoodiano, Billy Wilder, si ispirò al modello di Miller per il suo film Ace in the Hole, questo il titolo originale.

Leo Minosa (Richard Benedict ), è rimasto incastrato nelle cave di una montagna del New Mexico. Una trave gli si è posta sul busto, ma non gli impedisce di vivere e di respirare. Tatum, interpretato da Kirk Douglas, è un noto reporter di New York, durante un suo viaggio scopre l’accaduto. Subito si dimostra privo di scrupoli e vede in tale notizia un’occasione per ritrovare il suo vecchio prestigio: lo soccorre, lo fotografa e gli da speranza. Ha tirato fuori l’asso dalla manica.

Dal giorno seguente inizia un grande luna park, giornalisti radiofonici e televisivi seguiti da turisti, accorrono da tutte le parti del mondo; le bande suonano canzoni dedicate a Leo, sono erette giostre e punti di ristoro, e un treno, il “Minosa Special” porta i curiosi nel luogo.

Il film, è ambientato negli anni Cinquanta: periodo in cui la radio e la televisione sfruttano le disgrazie altrui per farne oggetto di scoop. Dalla finzione cinematografica, Wilder, ritrae la situazione americana di quel periodo: si dimostra precursore dei tempi di almeno vent’anni, e offre un amara riflessione sul potere dei mass media.

Trailer:

Quello che ci dimostra Wilder è, come il successo sia il tallone di Achille di una società lussuosa come quella americana. Il film, rispecchia una cruda realtà, troppo forte per quei tempi, ecco il vero motivo dell’insuccesso. La pellicola fu ritirata da la Paramount, e rimessa in circolazione con un altro titolo: The Big Carnival.

Nonostante ciò, in America fu comunque un notevole “flop” dal punto di vista degli incassi. Il pubblico non era pronto a celare la maschera e a sentirsi nei panni del cattivo per la sua curiosità malata per colmare il vuoto della noia e della banalità del quotidiano. Come scriveva allora il Hollywood Reporter: “Il film parte dal presupposto che gli americani sono un branco di imbecilli, facili da abbindolare. Sono vittime di un’isteria collettiva allo stato puro, e i loro sentimenti si accontentano di surrogati a buon mercato”.

Curioso, invece, il fatto che in Europa, ebbe un enorme successo: alla Biennale di Venezia fu premiato con il Leone d’oro, in Germania ottenne un Oscar, mentre in Malesia fu vietato con la motivazione che il film ritraeva un aspetto della vita americana che poteva essere frainteso.

Dunque, l’analisi più limpida e disillusa di un sistema che, negli anni Cinquanta come oggi, porta la televisione, la radio e i giornali a un bombardamento di notizie, scoop e indiscrezioni, con l’intento di fare audience. Le notizie volano come coriandoli. Si sa tutto di tutti. E comunque, il giorno dopo che è finito il carnevale non interessa più niente a nessuno.

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One thought on “1951: L’asso nella manica. Un film che anticipa i tempi.

  1. Grande film, come praticamente tutti quelli di Wilder, e fai bene a ricordarlo; ma c’è qualcosa che non torna nei premi, non vinse il Leone d’Oro, ma un altro premio secondario a Venezia, e non mi risulta abbi avuto premi in Gerrmania – e cetrtamente non l’Oscar, che come tutti sappiamo danno a Hollywood (e che comunque non vinse, anche se fu nominato per la sceneggiatura): Occhio alle fonti!

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