Venice Tweet Meet: incontro sul restauro cinematografico

di Riccardo Frati

La pellicola non è morta, nonostante il 2014 abbia rappresentato l’anno della più grande rivoluzione nella storia del cinema, ovvero, il definitivo passaggio dalla pellicola al digitale. È ciò che è emerso dalla conversazione con Stefano Francia di Celle, curatore della sezione Venezia Classici, e Davide Pozzi, direttore del laboratorio L’Immagine Ritrovata di Bologna, in occasione della 71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Se le fasi produttiva e distributiva si sono completamente digitalizzate e la qualità delle scansioni in 4k permettono di non far percepire alcuna differenza tra il restauro digitale e la matrice in cellulosa, ad oggi la pellicola costituisce ancora la miglior via per preservare un film.

Allo stesso tempo, i film classici restaurati stanno vivendo una nuova primavera nei circuiti delle sale cinematografiche, come hanno dimostrato Vogliamo vivere di Lubitsch e, più recentemente, Tempi moderni di Chaplin, grazie anche all’interesse dei grandi festival per il patrimonio cinematografico. Inoltre l’avvento della televisione digitale ed il moltiplicarsi dei canali tematici, sempre assetati di contenuti, permettono ai film del passato ulteriori passaggi televisivi e in certi casi favoriscono l’avvio di restauri cinematografici.

Il cinema perde la pellicola ma non il vizio di mostrarsi. Un nuovo sguardo al passato dal quale c’è ancora molto da imparare.

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