Tremate! Tremate! Le strategie di marketing son tornate!

di Jlenia Lasaracina

L’equazione è semplice: per fare film servono soldini e per racimolarli, c’è bisogno, tra le altre soluzioni, di investimenti pubblicitari.

Noi, che abbiamo appena sudato per passare l’esame di Economia dei Media, qualcosina la sappiamo. La pubblicità può manifestarsi nel prodotto culturale stesso che finanzia. Il concetto di product placement, come strategia di pubblicità indiretta, dovrebbe suonare abbastanza familiare e se non lo è, pregate Iddio di non incontrare mai nella vostra vita un capo così:

Sei licenziato! (e mi fai anche un po’ schifo, brutto punkabbestia del DAMS!)

C’è da dire, però, che anche i nostri cari amici di Economia e Marketing la sanno lunga e che i risultati delle loro ricerche potrebbero influenzare o meno lo scenario del cinema horror contemporaneo, a noi tanto caro.

La domanda di fondo è: quanto può giovare all’immagine di una azienda la pratica del product placement inserita in un contesto, non proprio gioioso, allegro e vitale, come quello di un film di paura?

Beh, non vorrai mica fare la figura dell’assassino sfigato, compra la motoseghina buona!

A dare una risposta ci pensa Lea Dunn, ricercatrice della University of British Columbia’s Sauder School of Business che focalizza il suo lavoro su come la paura possa influenzare il comportamento del consumatore-tipo e su come essa sia più efficiente di altre esperienze emotive nel creare attaccamento affettivo nei confronti di un brand, smentendo le ricerche passate per cui emozione negativa = brand negativo.

Le risposte giungono dopo vari test (come la somministrazione di clip tratte da Friends o da The Ring agli esaminati): la reazione emotiva delle persone che provano paura è la condivisione, nel caso in cui la sensazione sia provata con qualcun altro, oppure è la ricerca, se si è soli, di un qualsiasi elemento che possa rappresentare tratti di affidabilità e stabilità, cioè che abbia la funzione di normalizzare la propria situazione emotiva.

Le probabilità che l’elemento in questione rimanga impresso nella mente dello spettatore in modo positivo, salgono.

Della serie: “Mi sto cagando sotto ma mi è venuta una voglia matta di passato di verdurine della Fin*us.”

Che la ricerca abbia la capacità effettiva di sortire gli effetti desiderati e di spingere buona fetta degli investimenti pubblicitari nel cinema horror, così come suggerito da Lea Dunn nelle sue conclusioni, non è prevedibile: d’altronde la prevedibilità in termini di ricavi, non è contemplata nel pazzo mondo della pubblicità. Staremo a vedere.

Se per il product placement vi sono molti dubbi, un altro tipo di strategia promozionale del prodotto culturale in sé, film o serie Tv che sia, funziona alla grande, almeno in termini di viralità.

Il video, ideato per la promozione del film Devil’s Due, non è che l’ultima trovata pubblicitaria di promozione virale che sfrutta la paura (degli altri) per ottenere le risate (le nostre) e la condivisione (per loro).

La formula del “ti faccio venire un infarto per farmi pubblicità” pare sia fortunata e sembra che possa dar sfogo a un tipo di creatività maggiormente apprezzata dallo spettatore, tra paura e scherzetti.

Dello stesso autore:

Orgoglio Italiano. Il signor Riz Ortolani

Good Sushi vs Bad Sushi – Un post non vegetariano

Mockumentary – Biographic

Shock Made in Italy

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One thought on “Tremate! Tremate! Le strategie di marketing son tornate!

  1. Il declino…altro che junkspace, ok a livello di marketing ma come fenomeno mi sembra solo preoccupante. L’emotional selling ha bisogno di essere considerato criticamente.

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